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Reggio Emilia, l’ex Foro Boario invaso da escrementi e degrado  

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, l’ex Foro Boario invaso da escrementi e degrado  

Nell’area di sosta sono ricomparse alcune roulotte di nomadi. E insieme a loro sono tornate la sporcizia e l’immondizia

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REGGIO EMILIA. Nella zona del parcheggio di interscambio denominato Foro Boario i camper possono sostare, scaricare, caricare acqua e pernottare rispettando le regole del parcheggio. O almeno così si legge sul sito del Comune di Reggio Emilia. Perché, se davvero si tenta di parcheggiare in quell’area, ci si ritroverà a fare slalom fra immondizia, rifiuti domestici, resti di cibo, falò, pannolini e ogni sorta di scarti possibili. Al punto che a farne un elenco completo ci si riempirebbero gli scaffali di un IperCoop.
Il degrado all’ex Foro Boario non è una novità. E, nonostante gli sforzi dell’amministrazione e dei campeggiatori, torna puntuale assieme alle roulotte di alcuni nomadi. Che decidono di sostare lì in barba a ogni regola depositando in terra tutto ciò che più li aggrada. Dopo un periodo relativamente tranquillo, da qualche giorno diversi automobilisti hanno segnalato alla Gazzetta di Reggio il ritorno di questo fenomeno. E così ieri mattina siamo andati a controllare di persona, trovando dinnanzi a noi un panorama a dir poco umiliante per la città. Nel parcheggio, semideserto intorno alle 11, spiccano attaccati a diversi alberi una mezza dozzina di grossi sacchi di plastica, di quelli per contenere i rifiuti domestici.
Attaccati alle piante con degli spessi strati di nastro adesivo, fungono da cassonetti improvvisati e sono stracolmi di scarti. Sacchetti di plastica un tempo pieni di patatine, bottiglie di vetro, lattine di birra e di altri liquidi imprecisati, cibo ammuffito, assorbenti sporchi in bella vista senza nemmeno avere la decenza di richiuderli. Residui accumulati evidentemente nel corso dei giorni che trasformano il Foro Boario in un campo a cielo aperto, dove l’olezzo di sporcizia in certi punti diventa intollerabile. Ce ne accorgiamo quando, al terzo filare di alberi, un odore acre di escrementi ci avvolge.
All’inizio pensiamo alle deiezioni di qualche cane ma presto veniamo smentiti. Gettati per terra, in mezzo agli stalli per le auto e lungo l’erba alta che circonda le piante giacciono una dozzina di pannolini il cui odore poco lascia all’immaginazione. Nauseati ci guardiamo attorno alla ricerca di altre prove del degrado lasciato nell’area di sosta ma abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.
A pochi centimetri da noi una grossa batteria per auto osserva sconsolata dei resti di cibo e delle uova, ancora all’interno della loro confezione, che cuociono sotto al sole.
Mentre il tronco di uno dei tanti alberi del Foro Boario è stranamente annerito. Incuriositi ci avviciniamo e ne scopriamo la causa. Qualcuno, probabilmente la notte precedente, ha acceso un piccolo falò rischiando di mandare tutto a fuoco, forse per bruciare del cartone o forse per cuocere qualcosa.
I camper attorno a noi sono quattro e non sappiamo se nella notte aumentino o in quanti di questi effettivamente ci siano dei nomadi. In uno però, sicuramente sì.
Evidentemente infastidito dal nostro curiosare, proprio quando ce ne stavamo per andare, da una roulotte esce un uomo. Agita il pugno in aria in segno di minaccia e in un italiano slavizzato ci intima di sparire. E, quando gli facciamo notare che siamo in un luogo pubblico e il degrado del parcheggio, ci spiega che «non sono affari tuoi. Qui facciamo quello che vogliamo».
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