Smog, in tre mesi più sforamenti del 2016
Reggio è la peggiore in regione con 45 giornate oltre il limite. Lo scorso anno erano state in tutto 42
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REGGIO EMILIA. In un solo trimestre, buona parte dell’Emilia – Romagna si è già giocata l’intero bonus annuale dei trentacinque sforamenti del limite di cinquanta microgrammi di pm10 per metro cubo d’aria.
Lo dimostrano i dati di Arpae, aggiornati a martedì, relativi alle centraline di riferimento presenti nelle diverse città capoluogo. In cima alla lista nera ci sono Reggio Emilia con 45 giornate oltre il limite, già oltre le 42 registrate in tutto il 2016, e Modena con 40 sforamenti, stesso dato dell’intero anno scorso.
Altre due città hanno raggiunto la soglia dei 35 sforamenti: Piacenza (45 nel 2016) e Parma (30 lo scorso anno). Molto vicina anche Rimini con 33 (51 gli sforamenti precedenti), seguita da Ravenna con 26 (come in tutto il 2016), Bologna con 24 (33 l’anno scorso), Ferrara con 23 contro i 36, Forlì con 17 contro i 23 e Cesena con 13, come in tutto il 2016.
Rispetto all’anno scorso, dunque, il 2017 si sta confermando un anno nero. Sul lungo periodo, in realtà, «in tutte le regioni della Pianura Padana il numero dei superamenti annuali è in calo da quando viene misurato», ricorda Giovanni Fini, dirigente del settore ambiente del comune di Bologna, dove ieri il tema è stato affrontato con una seduta di commissione.
I primi mesi del 2017 «hanno allarmato un po’ tutti quelli che si occupano di inquinamento», aggiunge Fini, ricordando in particolare le ben nove giornate consecutive di sforamento registrate a cavallo tra gennaio e febbraio di quest’anno.
È proprio questo uno dei segnali su cui più si sta concentrando oggi l’attenzione delle istituzioni locali dell’Emilia – Romagna, dalla Regione ai singoli Comuni. Con inverni sempre più secchi infatti, si fanno sentire di più i picchi di concentrazione delle polveri sottili e di conseguenza aumentano le giornate nere consecutive.
Queste particolari particelle infatti, dannose per la salute, sono prodotte da processi di combustione tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Lo dimostrano i dati di Arpae, aggiornati a martedì, relativi alle centraline di riferimento presenti nelle diverse città capoluogo. In cima alla lista nera ci sono Reggio Emilia con 45 giornate oltre il limite, già oltre le 42 registrate in tutto il 2016, e Modena con 40 sforamenti, stesso dato dell’intero anno scorso.
Altre due città hanno raggiunto la soglia dei 35 sforamenti: Piacenza (45 nel 2016) e Parma (30 lo scorso anno). Molto vicina anche Rimini con 33 (51 gli sforamenti precedenti), seguita da Ravenna con 26 (come in tutto il 2016), Bologna con 24 (33 l’anno scorso), Ferrara con 23 contro i 36, Forlì con 17 contro i 23 e Cesena con 13, come in tutto il 2016.
Rispetto all’anno scorso, dunque, il 2017 si sta confermando un anno nero. Sul lungo periodo, in realtà, «in tutte le regioni della Pianura Padana il numero dei superamenti annuali è in calo da quando viene misurato», ricorda Giovanni Fini, dirigente del settore ambiente del comune di Bologna, dove ieri il tema è stato affrontato con una seduta di commissione.
I primi mesi del 2017 «hanno allarmato un po’ tutti quelli che si occupano di inquinamento», aggiunge Fini, ricordando in particolare le ben nove giornate consecutive di sforamento registrate a cavallo tra gennaio e febbraio di quest’anno.
È proprio questo uno dei segnali su cui più si sta concentrando oggi l’attenzione delle istituzioni locali dell’Emilia – Romagna, dalla Regione ai singoli Comuni. Con inverni sempre più secchi infatti, si fanno sentire di più i picchi di concentrazione delle polveri sottili e di conseguenza aumentano le giornate nere consecutive.
Queste particolari particelle infatti, dannose per la salute, sono prodotte da processi di combustione tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche.
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