Unieco, Casoli attacca: «Ridicoli questi dirigenti che parlano di sorprese»
Il nuovo cda, la stampa e Legacoop: il presidente dice la sua sul crac Unieco con un video messaggio inviato alla Gazzetta
REGGIO EMILIA Mauro Casoli ha rotto il silenzio. A due settimane dalla nostra prima richiesta di una intervista, ieri ha fatto recapitare da un «suo amico» un video messaggio di 22 minuti. Lo potete guardare integralmente sul sito della Gazzetta. Video giunto a sorpresa, girato in uno studio da Casoli, su sua iniziativa, nel quale parla del crac di Unieco, cooperativa delle costruzioni schiacciata da 660 milioni di debiti, ora in liquidazione coatta.
«Ho pensato di utilizzare questo format per me inusuale di comunicazione in quanto, avendo ricevuto da diversi giornalisti sollecitazione a esprimere le mie opinioni, ho preferito utilizzare una forma neutra e mettere tutti nelle stesse condizioni di giudicare quanto sto dicendo», dice quando parte la registrazione. Parole misurate, sguardi in camera e fuori camera, tagli in montaggio e una lunga serie di dichiarazioni.
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NO COMMENT. Casoli afferma di essersi astenuto dai commenti dopo l’annuncio ufficiale dello stop di Unieco perché «credevo e credo prima di tutto che vada salvaguardato l’interesse di chi è danneggiato in questa vicenda. I lavoratori, i soci prestatori e i creditori che vanno rispettati e tutelati prima di tutti gli altri visto che saranno quelli che pagano il conto di questa partita. Non mi si dica che hanno diritto di sapere, loro sanno già molte cose ma hanno soprattutto il diritto di essere difesi. E a mio avviso per tutelarli occorreva non favorire polemiche nella fase del decreto di liquidazione coatta amministrativa, decreto di nomina del liquidatore e sua successiva accettazione. Perché credo che per i soci e per i creditori la liquidazione coatta sia la procedura migliore o la meno peggio e non era scontato un diritto acquisito. Inoltre oggi la stampa ha bisogno di semplificare e a volte ha bisogno di alimentare anche polemiche per andare incontro alla rabbia di chi è legittimamente arrabbiato per la situazione e per il danno che subisce».
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IL BUCO. «È compito del commissario ma la sostanza è che il buco non è di 660 milioni. Questi sono i debiti. Ma defalcato dei crediti diventa molto inferiore. Diciamo di 70-80 milioni mi pare che abbiano detto. Se i costi della procedura sono ragionevoli e non c’è uno smisurato sciacallaggio, se si riesce a garantire un’adeguata par condicio fra tutti i creditori, questa massa creditoria può consentire ragionevoli percentuali di rientro per parte dei creditori stessi».
L’ATTACCO AL CDA. Casoli si scaglia su talune dichiarazioni seguite al crac di Unieco, coop che ha lasciato nell’ottobre del 2015, sfiduciato dall’assemblea dei soci che hanno eletto un nuovo cda con presidente Cinzia Viani. «Cancro impensabile: io mi meraviglio rispetto a questo tipo di affermazione. Perché oltre la metà del vecchio cda che io presiedevo, è presente e rappresenta la metà del nuovo cda. Tutto il collegio sindacale è lo stesso, direttore tecnico e direttore partecipazioni della mia precedente gestione oggi sono i numeri uno e numeri due di questa azienda, quindi ho una conoscenza puntuale della situazione delle società e dei consorzi, e della gestione di commessa forse maggiore anche della mia, i revisori sono gli stessi».
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E ancora: «Io non credo si possa parlare di un deficit di conoscenza, soprattutto dai nuovi vertici. Qui se c’era il deficit io credo che fosse di competenza accompagnata da un surplus, come dire, di arroganza, di desiderio smisurato di confrontarsi con queste tematiche senza avere forse sufficienti mezzi per affrontarli. Io non gliene faccio logicamente una colpa. L’ambizione non è una colpa ma credo che servisse un po’ più di umiltà e capacità di ascolto. E a questo punto, credo che almeno il buon senso di tacere fosse più opportuno. E parlare di sorpresa da parte di questo gruppo dirigente lo trovo quantomeno ridicolo».
LEGACOOP E I DEBOLI. «Ho letto poi i commenti da parte degli esterni. Io nel merito non credo sia corretto che entri su qualcuno di questi. Ho trovato alcune considerazioni in parte sbagliate, in parte scontate, alcuni luoghi comuni, alcuni sicuramente frutto di una mancanza di conoscenza. E devo dire che anche dalle poche notizie che ho di stampa rispetto alla conferenza di Legacoop, l’ho trovata un pochino debole. Capisco che non era il momento ancora per affrontare in modo compiuto la materia, però sono emerse alcune valutazioni che mi sembravano più frutto della voglia di tirare via più che la voglia di approfondire. Ma credo che sia giusto in questa fase di forte emotività non volere andare troppo nel merito».
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FATTURE FALSE. Casoli è indagato con altre 43 persone per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti in quanto legale rappresentate di Unieco. «Io credo che Unieco questi reati non li abbia commessi e che il teorema accusatorio sia insostenibile. E quindi Unieco fa bene a respingere ogni accusa». «Quello che mi interessa ribadire è che la contabilità di Unieco, anche per ammissione della controparte, è corretta».
PRESTITO BLOCCATO. Tema che invece «mi sta più a cuore» dice Casoli nel video, è quello «del prestito dato in garanzia alle banche. Non è vero e l’appiglio è pretestuoso. Peraltro io questo tema l’avevo illustrato nel corso di due assemblee tenute nel 2014. L’accordo fatto nel 2013 recita: “La società si impegna a rimborsare prestiti a soci, in arco piano, cioè si ipotizzava entro fine 2016, per importo tale affinché l’ammontare complessivo del prestito residuo non sia inferiore al 60% dell’importo iniziale”. Quindi Unieco doveva trattenere fino a circa 11 milioni di non restituito ai soci. Quindi c’era un vincolo temporale per rendere parte del prestito. Nessun pegno a favore delle banche».
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IL NODO CCPL. «È vero, sono ancora presidente di Ccpl coop, con il quale si è completata la ristrutturazione e sono messe in sicurezza tutte le attività e i posti di lavoro. Il merito non è certo prevalentemente mio, ma eliminando problematiche interne, lavorando in modo coeso, e trovando apporti dal sistema, si è portato positivamente a termine il processo». E infine, nelle ultime battute della lunga video dichiarazione diffusa da Casoli: «Vorrei favorire l’avvio di una riflessione seria che aiuti a non sbagliare più, trascinati dall’emotività e facili populismi».
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