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I soci di Coopsette schierati con Camisasca 

I soci di Coopsette schierati con Camisasca 

I rappresentanti dei lavoratori e soci delle coop dissestate: «Lo ringraziamo per le sue parole»

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REGGIO EMILIA. Se le parole del vescovo Massimo Camisasca non sono piaciute, o sono piaciute in una sola interpretazione, a Legacoop, chi invece le ha gradite incondizionatamente sono i soci e i lavoratori di Coopsette.
Che hanno voluto ringraziare pubblicamente il vescovo per le parole rilasciate alla Gazzetta di Reggio.
Sono frasi di speranza e di coraggio quelle scritte dai firmatari della lettera. Persone che hanno perso o potrebbero perdere da un momento all’altro il lavoro. Condizione, questa, che dà ancora più valore a ciò che dicono.
«Non perderemo il nostro spirito progressista – scrivono – non perderemo il coraggio, nemmeno quello di indignarci e di chiedere a questa società di progredire nei veri valori democratici. Non fallisce il concetto di cooperazione, falliscono sistemi che non sono stati in grado di rivedere gli schemi ed i vecchi modi di pensare. Pertanto grazie a sua Eccellenza Vescovo Camisasca, e a coloro che sapranno impegnarsi per rendere l’articolo 4 della Costituzione Italiana una realtà del nostro Paese».
Sono le parole di incoraggiamento, di fiducia verso il futuro, quelle che hanno colpito di più i lavoratori e i soci delle cooperative in crisi. Forse perché sono quelle di cui ora hanno più bisogno. E perché difendono un sistema e un lavoro a cui hanno dedicato tutta la loro vita. «La Storia della cooperazione a Reggio – proseguono – non è solo fallimento, ma lavoro di persone oneste che hanno saputo creare impresa, hanno fatto della “produzione lavoro” un obiettivo creando presupposti per dare lavoro a centinaia di altri lavoratori, lasciando non solo storie di edilizia in crisi, errori imprenditoriali, ma anche valore aggiunto e ricchezza ai territori. Nessun lavoratore o socio cooperatore pensa che tutto sarà come prima, rabbia e dolore ormai sono di casa, ma la speranza di poter andare avanti, di avere un futuro come lavoratori e cittadini onesti che hanno creduto nel risparmio e non nella speculazione, la abbiamo».
Anche se la speranza c’è, e resta spesso l’unica cosa a cui aggrapparsi per le centinaia e centinaia di famiglie che hanno perso tutto, un fondo di malinconia e sconforto non può ovviamente non esserci: «Oggi siamo però affranti, perché diventa difficile crescere dei figli con spirito democratico e solidale quando alla fine perdere il lavoro è come avere una malattia... ti è toccato!».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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