Gazzetta di Reggio

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Il clero reggiano in Ghiara «Pochi preti ma compatti» 

di Luciano Salsi
Il clero reggiano in Ghiara «Pochi preti ma compatti» 

Il vescovo celebra la messa Crismale: «L’amore di Cristo non tollera divisioni» In duomo ricordata l’ultima cena con il rito della lavanda dei piedi a 12 bambini

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REGGIO EMILIA. Fede in Dio e amore per il popolo, fedeltà alla tradizione e costruzione del futuro, affermazione della verità e misericordia verso tutti, compresi quelli che non la riconoscono. Si è giocata nella conciliazione degli opposti l’omelia pronunciata ieri mattina nella Cattedrale da Massimo Camisasca in occasione della messa crismale, che ogni Giovedì santo vede riuniti intorno al vescovo i sacerdoti e i diaconi della diocesi per la rituale benedizione degli olii santi con cui si celebrano i sacramenti del battesimo, della cresima, dell’ordine e dell’unzione dei malati. Lo spettacolo del Duomo gremito di tonache e paramenti sacri ha riproposto l'immagine dell'unità della Chiesa. La perdurante crisi delle vocazioni continua ad assottigliare i ranghi di un clero sempre più attempato, che deve ricorrere a preti stranieri per colmare qualche vuoto. Tuttavia Camisasca ha sottolineato la compattezza dei suoi ranghi, che è tanto più necessaria in quanto i sacerdoti sono obbligati a collaborare nell’ambito delle unioni di più parrocchie: «L’amore di Cristo – ha detto – non tollera divisioni. Carità tra di noi vuol dire ricercare le strade per lavorare insieme, soprattutto là dove viviamo in un'unica unità pastorale».
Camisasca cura da molto tempo queste esperienze di fraterna e fattiva sinergia fra presbiteri. La sua cordiale e affettuosa esortazione a lavorare insieme ne trae forza. Il vescovo ha poi accennato alla visita, che sta terminando, a venti unità pastorali, un terzo di quelle costituite nel territorio diocesano, comprendente anche Sassuolo e altri lembi della provincia di Modena. «Nella visita pastorale – ha detto – ho notato spesso la ricerca, a volte pacata a volte affannosa, di punti di riferimento. Tutti avvertono gli enormi cambiamenti che stiamo vivendo. Quasi nessuno sa quale sarà il nostro futuro, ma tutti si aspettano dal vescovo un aiuto a vivere il presente. La nostra gente vuole che coniughiamo sempre verità e misericordia. Ho visto la grande passione di carità che anima le nostre comunità. Le iniziative di incontro, aiuto ai poveri e ai bisognosi sono moltissime. È urgente seguire in profondità l'invito di papa Francesco a uscire dalle mura in cui ci sembra di vivere ben protetti e sicuri, per andare verso un mondo che non conosce Cristo, ma anche verso un mondo di bisognosi che ci possono aiutare nel nostro cammino verso Cristo».
In serata il vescovo ha poi concelebrato la messa “in Coena Domini”, che ricorda l’ultima cena di Gesù con la lavanda dei piedi.
Ieri è toccato a dodici bambini impersonare gli apostoli di fronte ai quali Cristo fece questo gesto di premurosa e caritatevole sollecitudine, che, secondo Camisasca, dimostra all’uomo la sete e l'amore sconfinato dell’Onnipotente.
«Dio si inginocchia davanti a noi e tocca, pulisce e bacia quello sporco di cui persino noi ci vergogniamo. Questa inimmaginabile umiltà di Dio può ottenere la vittoria che nessun altro potere potrebbe ottenere: la nostra resa, il nostro abbandono, il sì libero del nostro cuore. Allora il nostro inginocchiarci davanti a lui non è più la sottomissione a qualcosa di più grande che ci incute paura, ma l'unica risposta possibile della creatura al gesto di amore folle e sconsiderato del suo Creatore».
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