Gazzetta di Reggio

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Addio a Luzia Klein tra inni alla felicità, poesie, foto e buffet 

di Ambra Prati
Addio a Luzia Klein tra inni alla felicità, poesie, foto e buffet 

Cerimonia fuori dagli schemi per la ciclista 53enne investita Rametti d’albero e rinfresco tra gli alberi per ricordarla

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BIBBIANO. Una cerimonia fuori dagli schemi, come la personalità della defunta, che ha visto partecipare molte autorità – c’era anche il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti –, anziani, amiche, pazienti che si rivolgevano a lei per cure omeopatiche, colleghi, giovani e giovanissimi, amici dei tre figli, ma anche studenti del “Russell” dove insegnava ed ex alunni steineriani. Ieri, in una chiesa di Barco non abbastanza grande per contenere tutta questa folla trasversale di cittadini, si sono tenuti i funerali di Luzia Klein, tedesca ma residente nella frazione in via Primo Maggio dal 1998. La 53enne è stata travolta e uccisa mentre andava in bicicletta dal conducente di un’auto pirata (poi costituitosi) sabato scorso in via Teggi a Codemondo.
L’omelia di Don Morlini. Ad officiare le esequie don Romano Vescovi, parroco di Bibbiano, e don Eugenio Morlini, per anni parroco a San Bartolomeo, chiesa che Luzia frequentava spesso. Proprio don Eugenio ha sottolineato: «Mi fa molto piacere incontrare tanti amici e amiche dello steineriano (un’associazione di Reggio Emilia, ndr)», scuola dove Luzia aveva iscritto e i figli svolgendo un ruolo attivo. «Con i malati terminali, ho scoperto che la morte arriva nel momento di maggior pienezza della vita. Ringraziamo Dio per Luzia, che ha affrontato la vita con forza, coraggio e serenità».
I ricordi degli amici. Per prime sono salite sul pulpito due coetanee, che hanno conosciuto la 53enne come medico omeopatico. «In ogni situazione Luzia trovava il lato positivo – ha detto Costanza Paterlini – non le importava l’apparenza, guardava alla sostanza. In casa sua non c’è il campanello: bastava varcare la soglia. In un mondo così frenetico, Luzia ti dedicava il suo tempo e sapeva ascoltare».
«Ricordo i rimedi, le passeggiate e le chiacchierate – ha detto Barbara Mazzoli – continuerai a vivere nella tua famiglia».Un amico ha raccontato che «Luzia aveva avviato un percorso spirituale. Nell’ultimo incontro a marzo, ognuno doveva recitare una poesia a memoria: lei pronunciò il “Padre Nostro” in aramaico». «Quando a fine anni ’90 istituimmo un gruppo di volontari nell’ospedale di Montecchio, lei si rese disponibile», ha spiegato una signora.
Una collega insegnante di tedesco ha letto una poesia di Hesse: «Luzia riuniva in sé due doti straordinarie: saggezza e cuore».
Infine Paul, un amico neozelandese con traduttore a fianco: «Luzia aveva uno stile molto positivo. Consiglio di celebrare la vita. Ai figli Sofia, Claudio e Milena: so che la mamma era il centro del vostro mondo, ma pensate che siete stati fortunati ad averla per tanti anni. Io la conoscevo solo da un anno e mi ha dato tanto».
Rami e buffet per ricordarla. La particolarità della cerimonia, organizzata dai figli, è stata evidente fin dall’ingresso in chiesa, dove accanto al libro di presenze è stato posizionato un cestino con rametti avvolti da nastri e la scritta «Porta con te un ricordo di Luzia», un cartoncino con una poesia di Goethe, un foglietto di enti benefici per eventuali donazioni. Durante il rito, la “felicità” è tornata spesso: è stata letta, prima in greco poi in italiano dal marito Sergio Sacchini, la “Lettera sulla felicità”. Quando il coro ha cantato “Canzone della speranza”, i presenti hanno battuto il tempo con le mani, prima dell’applauso finale.
Dopo amici e parenti si sono spostati tra gli alberi per un rinfresco. Tra le torte c’erano gli oggetti di Luzia: una sveglia rosa, un cestino a cuore, un gioco in pelle e la foto di lei, sorridente e con una tunica greca ai Giochi olimpici dello steineriano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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