«Ci è stato rubato il futuro ridateci i nostri risparmi»
di Enrico Lorenzo Tidona
Rabbia e rassegnazione ieri in Cgil tra 200 lavoratori e pensionati di Unieco
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REGGIO EMILIA. Arrabbiati ma mai furenti. Per molti versi già rassegnati. Il vero “fondo di salvaguardia” dei 70 milioni di prestito sociale svanito a Reggio Emilia dopo i quattro crac cooperativi nelle costruzioni sono loro, 4.800 uomini e donne che sopportano in silenzio davanti a un’unica evidenza: riavere i propri soldi sarà un’impresa.
Ieri 200 di questi si sono guardati negli occhi, da poco aggiunti alla lista dei beffati: sono soci lavoratori e risparmiatori di Unieco che si sono radunati in mattinata nella sede della Cgil di Reggio Emilia per fare il punto con sindacati e Federconsumatori. Tre piani di scale, due sale colme, il caldo e la prima trafila di carte con numeri di telefono scritti su un foglio bianco per contarsi ed essere informati sul da farsi. È il primo vero atto ufficiale della lunghissima ed estenuante rincorsa che dovranno compiere per tentare di agguantare chi 5mila, chi 30mila e chi - per somma di libretti e familiari coinvolti - anche 200mila euro. «Non sappiamo nemmeno più se dobbiamo andare a lavorare» dice con un sorriso amaro Monia Scaltriti, ex responsabile della comunicazione in Unieco, madre rimasta a casa senza un salario e sostenuta dal solo reddito del marito: 1.300 euro al mese. A differenza dei “colleghi” di Cmr, Orion e Coopsette, i lavoratori di Unieco non hanno nemmeno diritto alla cassa integrazione per effetto della riforma in vigore da quest’anno. Ma sperano comunque in un miracolo della politica, soprattutto a livello regionale che ne ha facoltà oltre che delega. «Lavoro in Unieco dal 2000: sono 17 anni - ci racconta l’ormai ex impiegata - Ora rischiamo di perdere il salario ma io ho anche tutto il prestito: più di trentamila euro. Da quanto dicono ci sono anche poche speranze di prendere qualcosa tra qualche anno. È dal 2013 che siamo coinvolti con procedure concorsuali ma speravamo di riuscire a trovare una soluzione, se non altro di salvare il posto di lavoro e il prestito in un’azienda rilanciata. Abbiamo sempre creduto nella cooperativa. Io nel 2013 avevo anche rivincolato per tre anni il prestito perché volevo dare ancora una mano a questa azienda e non volevo rimetterla in difficoltà». Speranza purtroppo svanita: Unieco è crollata sotto il peso di 660 milioni di euro di debiti: conta 12 milioni di prestito sociale svanito, che spetta a mille tra soci lavoratori e prestatori. Un passivo che verrà ricostruito nel dettaglio dal commissario liquidatore, Corrado Baldini, evocato più volte ieri mattina nelle due sale della Camera del Lavoro in via Roma, dove hanno fatto capolino anche il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, in rappresentanza dei sindaci della montagna reggiana, così come l’ex Pd ora capogruppo comunale di articolo 1-Mdp Lanfranco De Franco e quello di Sinistra Italiana, Lucia Lusenti, braccio destro di Giovani Trisolini, presidente di Federconsumatori che ieri ha tracciato la strada.
«Questa crisi non è stata una doccia fredda - racconta Cosetta Tagliavini mentre esce dalla sala, socia Unieco rimasta per un’ora e mezza con le orecchie tese insieme agli ex colleghi di lavoro - Però è stata uno scotto morale oltre che finanziario». Poi il motto d’orgoglio, come chiesto anche da Trisolini dal pulpito: «Dobbiamo farci sentire, c’è bisogno di tutti e della massima eco per poter tenere alta l’attenzione sul crac di Unieco, su questa vostra tragedia e su quelle che vi hanno preceduto di Orion, Cmr e Coopsette». «Si, bisogna far sentire la nostra voce - ripete sicura Tagliavini - Il futuro è incerto e speranze non ne ho molte: devo raschiare il fondo per trovarle».
Mentre dal pulpito sfilano Trisolini, i sindacati e un avvocato, l’attenzione è massima tra il pubblico. I giovani si contano sulle dita di una mano: la platea è zeppa di pensionati, i cosidetti soci sovventori. Questo appuntamento è soprattutto dedicato a loro e, in realtà, non è il primo. Tre giorni fa si sono trovati al Circolo Pigal dopo un tam tam di messaggi. Oltre cento soci Unieco, che si sono pagati la sala con una colletta, dando il via alla formazione del comitato dei soci, organo necessario per parlare d’ora in poi a una voce sola. «Soldi? Me ne devono parecchi. Mi vergogno quasi ad aver dato fiducia a quest’azienda. Lasciano gli operai senza soldi. Adesso come faccio io? Me lo dicano loro?» alza il tono - fino a quel momento sommesso - un anziano di 72 anni: «Ho lavorato per 40 anni in Unieco - racconta - ho perso tutto». «Stiamo cercando di compattarci per creare una forza unica e portare avanti le istanze in tutti i tavoli di discussione e avere quella forza ideale per discutere con il liquidatore, con il ministro del Lavoro, il sindacato». A parlare è Stefano Cavalchi, dipendente di Unieco, una delle anime della protesta dei soci, quasi silente ma determinata: «Parleremo con tutti quelli che possono risolverci il problema legato all’occupazione, elemento molto forte per tutti quelli che stanno ancora lavorando, e del prestito sociale per tutti i soci sovventori che hanno lasciato lì i soldi. Con la nuova normativa non abbiamo più diritto alla cassa integrazione. Speriamo di riuscire ad aprire dei tavoli per avere delle deroghe. Per ora possiamo solo sperare. In Unieco abbiamo messo tutto. Facciamo appello a tutte quelle persone che possono fare qualcosa e aiutare Reggio Emilia. Non ci siamo infatti solo noi, c’è anche Coopsette che in questi giorni sta avviando i licenziamenti dopo l’anno di cassa integrazione. È in atto una crisi di tutto il comparto edile reggiano. Purtroppo questo è diventato ormai un caso nazionale».
Ieri 200 di questi si sono guardati negli occhi, da poco aggiunti alla lista dei beffati: sono soci lavoratori e risparmiatori di Unieco che si sono radunati in mattinata nella sede della Cgil di Reggio Emilia per fare il punto con sindacati e Federconsumatori. Tre piani di scale, due sale colme, il caldo e la prima trafila di carte con numeri di telefono scritti su un foglio bianco per contarsi ed essere informati sul da farsi. È il primo vero atto ufficiale della lunghissima ed estenuante rincorsa che dovranno compiere per tentare di agguantare chi 5mila, chi 30mila e chi - per somma di libretti e familiari coinvolti - anche 200mila euro. «Non sappiamo nemmeno più se dobbiamo andare a lavorare» dice con un sorriso amaro Monia Scaltriti, ex responsabile della comunicazione in Unieco, madre rimasta a casa senza un salario e sostenuta dal solo reddito del marito: 1.300 euro al mese. A differenza dei “colleghi” di Cmr, Orion e Coopsette, i lavoratori di Unieco non hanno nemmeno diritto alla cassa integrazione per effetto della riforma in vigore da quest’anno. Ma sperano comunque in un miracolo della politica, soprattutto a livello regionale che ne ha facoltà oltre che delega. «Lavoro in Unieco dal 2000: sono 17 anni - ci racconta l’ormai ex impiegata - Ora rischiamo di perdere il salario ma io ho anche tutto il prestito: più di trentamila euro. Da quanto dicono ci sono anche poche speranze di prendere qualcosa tra qualche anno. È dal 2013 che siamo coinvolti con procedure concorsuali ma speravamo di riuscire a trovare una soluzione, se non altro di salvare il posto di lavoro e il prestito in un’azienda rilanciata. Abbiamo sempre creduto nella cooperativa. Io nel 2013 avevo anche rivincolato per tre anni il prestito perché volevo dare ancora una mano a questa azienda e non volevo rimetterla in difficoltà». Speranza purtroppo svanita: Unieco è crollata sotto il peso di 660 milioni di euro di debiti: conta 12 milioni di prestito sociale svanito, che spetta a mille tra soci lavoratori e prestatori. Un passivo che verrà ricostruito nel dettaglio dal commissario liquidatore, Corrado Baldini, evocato più volte ieri mattina nelle due sale della Camera del Lavoro in via Roma, dove hanno fatto capolino anche il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, in rappresentanza dei sindaci della montagna reggiana, così come l’ex Pd ora capogruppo comunale di articolo 1-Mdp Lanfranco De Franco e quello di Sinistra Italiana, Lucia Lusenti, braccio destro di Giovani Trisolini, presidente di Federconsumatori che ieri ha tracciato la strada.
«Questa crisi non è stata una doccia fredda - racconta Cosetta Tagliavini mentre esce dalla sala, socia Unieco rimasta per un’ora e mezza con le orecchie tese insieme agli ex colleghi di lavoro - Però è stata uno scotto morale oltre che finanziario». Poi il motto d’orgoglio, come chiesto anche da Trisolini dal pulpito: «Dobbiamo farci sentire, c’è bisogno di tutti e della massima eco per poter tenere alta l’attenzione sul crac di Unieco, su questa vostra tragedia e su quelle che vi hanno preceduto di Orion, Cmr e Coopsette». «Si, bisogna far sentire la nostra voce - ripete sicura Tagliavini - Il futuro è incerto e speranze non ne ho molte: devo raschiare il fondo per trovarle».
Mentre dal pulpito sfilano Trisolini, i sindacati e un avvocato, l’attenzione è massima tra il pubblico. I giovani si contano sulle dita di una mano: la platea è zeppa di pensionati, i cosidetti soci sovventori. Questo appuntamento è soprattutto dedicato a loro e, in realtà, non è il primo. Tre giorni fa si sono trovati al Circolo Pigal dopo un tam tam di messaggi. Oltre cento soci Unieco, che si sono pagati la sala con una colletta, dando il via alla formazione del comitato dei soci, organo necessario per parlare d’ora in poi a una voce sola. «Soldi? Me ne devono parecchi. Mi vergogno quasi ad aver dato fiducia a quest’azienda. Lasciano gli operai senza soldi. Adesso come faccio io? Me lo dicano loro?» alza il tono - fino a quel momento sommesso - un anziano di 72 anni: «Ho lavorato per 40 anni in Unieco - racconta - ho perso tutto». «Stiamo cercando di compattarci per creare una forza unica e portare avanti le istanze in tutti i tavoli di discussione e avere quella forza ideale per discutere con il liquidatore, con il ministro del Lavoro, il sindacato». A parlare è Stefano Cavalchi, dipendente di Unieco, una delle anime della protesta dei soci, quasi silente ma determinata: «Parleremo con tutti quelli che possono risolverci il problema legato all’occupazione, elemento molto forte per tutti quelli che stanno ancora lavorando, e del prestito sociale per tutti i soci sovventori che hanno lasciato lì i soldi. Con la nuova normativa non abbiamo più diritto alla cassa integrazione. Speriamo di riuscire ad aprire dei tavoli per avere delle deroghe. Per ora possiamo solo sperare. In Unieco abbiamo messo tutto. Facciamo appello a tutte quelle persone che possono fare qualcosa e aiutare Reggio Emilia. Non ci siamo infatti solo noi, c’è anche Coopsette che in questi giorni sta avviando i licenziamenti dopo l’anno di cassa integrazione. È in atto una crisi di tutto il comparto edile reggiano. Purtroppo questo è diventato ormai un caso nazionale».
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