Il camionista: «L’ho rapita ma non le ho fatto male»
Zerbini confessa il sequestro e aggrava la sua posizione: «Cercavo compagnia». Nega gli atti osceni e d’aver offerto soldi a 14enni per fare sesso: resta in carcere
GUASTALLA. Rimane in carcere alla Pulce il camionista 54enne Tiziano Zerbini come deciso dal giudice Giovanni Ghini al termine – ieri mattina – dell’udienza di convalida dell’arresto, ma non poteva essere diversamente perché la posizione del guastallese si è addirittura aggravata. Ed è stato lui stesso a dare una versione ancora più pesante di quanto accaduto mercoledì pomeriggio all’oratorio Don Bosco.
La confessione
«Ho preso la bambina e l’ho messa in macchina – ha specificato in udienza – ma poi l’ho rilasciata immediatamente, aprendo la portiera dell’auto. Non l’ho molestata. Perché l’ho fatto? Non ho figli, volevo un po’ di compagnia. Non conosco quella bimba». Una dichiarazione sconcertante sotto tanti punti di vista.
È innanzitutto la confessione di un rapimento, quindi, avvenuto. Da qui l’imputazione che ieri è subito cambiata: non più tentato, ma sequestro di persona consumato. Un’ammissione di colpa che oltretutto contrasta con le parole di diversi testimoni: le urla della bimba di 9 anni presa per il braccio – secondo le deposizioni raccolte dai carabinieri – avrebbero fatto intervenire subito ragazzi ed educatori presenti in quel momento nell’oratorio di via Pegolotti.
A questo punto sarà importante – per le indagini – anche il racconto della bambina di terza elementare, che sarà sentita, vista l’età, con l’ausilio di un esperto.
Depressione e alcool
Zerbini ha, invece, negato tutte le altre gravi accuse, cioè che nei giorni scorsi avrebbe offerto, in strada, dei soldi ad alcune 14enni in cambio di atti sessuali, inoltre che mercoledì mattina, davanti alla scuola, si sarebbe abbassato i pantaloni lasciandosi andare ad atti sessuali dietro un albero alla presenza però di un’altra bambina. Su quest’ultime ipotesi di reato sono ancora in corso degli accertamenti.
Il 54enne ha parlato per una quarantina di minuti, rivelando di essere preda di una forte depressione, complice anche la morte, due mesi fa, della madre. Un momento non facile affrontato con il sostegno di psicofarmaci. Ma non ha nascosto neppure l’abuso di alcool e di aver bevuto troppo anche mercoledì pomeriggio, quando poi si è infilato nell’oratorio per rapire la bambina.
In sintesi, una persona che ha bisogno di aiuto terapeutico, perché in queste condizioni è un pericolo per la comunità. Non ha precedenti penali per atti pedofili, solo un guaio giudiziario per guida in stato d’ebbrezza. È difeso dall’avvocato Mariasilvia Grisanti che per il suo assistito – dopo l’interrogatorio – ha chiesto ieri una misura restrittiva meno afflittiva (gli arresti domiciliari), a fronte delle misura cautelare in carcere avanzata dal pm Stefania Pigozzi. Ma davanti ad un “quadro” simile il giudice Ghini ha mantenuto in cella il camionista.
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