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Scappa dalla comunità di recupero per amore: «Volevo salutare la mia ragazza»

Scappa dalla comunità di recupero per amore: «Volevo salutare la mia ragazza»

Un giovane agli arresti domiciliari è stato “pescato” dai carabinieri mentre incontrava la sua fidanzata, spiegando di "volerla salutare prima che partisse per Pasqua"

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REGGIO EMILIA. L’hanno visto – giovedì pomeriggio a Sesso – correre fuori dalla comunità Papa Giovanni XXIII e qualche residente in zona si è insospettito, per poi chiamare i carabinieri. E non molto lontano dalla comunità terapeutica e di recupero i militari hanno “pescato” il napoletano Carmine Cirella che però lì non doveva stare, in quanto è agli arresti domiciliari.

Il giovane commerciante campano – titolare di un negozio a Napoli insieme ad uno zio – ha alle spalle una lunga serie di precedenti penali e da poco più di un anno è agli arresti domiciliari nella comunità, dove sta cercando di ritrovarsi per abbracciare una nuova vita nella legalità.

Ora questi nuovi guai giudiziari e ieri mattina – davanti al giudice Cristina Beretti – si è rivelato ansioso («Posso parlare, posso parlare?») di spiegare il perché fosse evaso (è questo il reato che gli viene contestato). E l’ha fatto candidamente, senza tanti giri di parole.

«Mi sono allontanato dalla comunità per amore – è subito andato al sodo l’imputato che è difeso dall’avvocato Raffaella Pellini – perché sono innamorato e voleva salutare la mia ragazza prima di partire per le festività pasquali. Non so cosa mi abbia preso, non ho saputo resistere. Comunque mi ero allontanato di poco. È stato un attimo».

Un racconto che è stato confermato anche dalla ragazza che effettivamente aveva telefonato a Carmine per poterlo incontrare giovedì pomeriggio prima delle vacanze di Pasqua.
E c’è anche il riscontro che poi l’imputato sarebbe dovuto partire – l’indomani, cioè ieri – per il Sud, in quanto la Corte d’appello di Napoli l’aveva autorizzato ad andare a trovare la famiglia nel capoluogo campano.
Ma ora l’essere accusato di evasione dagli arresti domiciliari ha probabilmente bloccato questa autorizzazione.
Comunque sia, il giudice Beretti ha ritenuto – al termine dell’udienza di convalida dell’arresto – di ricollocare l’imputato agli arresti domiciliari nella comunità Papa Giovanni XXIII. Poi su richiesta del difensore che intende valutare gli atti d’indagine, il processo per direttissima è stato rinviato al 24 maggio. (t.s.)
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