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«Punti vendita chiusi per Pasqua e Pasquetta» 

«Punti vendita chiusi per Pasqua e Pasquetta» 

Lo chiedono i sindacati di categoria, ribadendo la legittimità dell’astensione Molti negozi e centri commerciali non apriranno, si consiglia di fare la spesa oggi

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REGGIO EMILIA. Chi è abituato ormai a trovare i supermercati, i centri commerciali e molti negozi aperti nei giorni festivi rischia di avere qualche sgradita sorpresa nei prossimi due giorni. Chi non è fra i tanti reggiani che hanno programmato un prolungato fine settimana vacanziero o, almeno, la classica gita di Pasquetta, farà bene a rifornirsi oggi dei generi alimentari.
Domani, infatti, i punti vendita saranno quasi tutti chiusi in città e nella maggior parte della provincia, mentre lunedì le aperture saranno a macchia di leopardo. Non è detto, poi, che siano tutti al loro posto i dipendenti, comprensibilmente restii a sacrificarsi sull’altare di un consumismo esasperato. Le aziende commerciali che vorranno mettersi al servizio di una clientela sensibilmente rarefatta dovranno fare i conti con i sindacati, che hanno proclamato l'astensione dal lavoro in questi due giorni.
Per domani è indetto uno sciopero vero e proprio, dal momento che nelle giornate di domenica i contratti prevedono turni di lavoro. Quindi per sottrarvisi i lavoratori in servizio dovranno aderire alla protesta e rinunciare allo stipendio di un giorno. Lunedì, invece, potranno rimanere a casa conservando la normale retribuzione, priva soltanto della maggiorazione prevista per i giorni festivi. Quella di Pasquetta, infatti, è una delle festività infrasettimanale durante le quali, secondo le recenti sentenze della Corte di Cassazione, il lavoratore non è obbligato a rispettare un ordine di servizio. Secondo i sindacati la cassiera o il commesso che disertano il posto di lavoro non rischiano alcun provvedimento punitivo, economico o disciplinare.
Le organizzazioni di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uil-Tucs, che hanno indetto la protesta, sono categoriche: «La disponibilità al lavoro festivo – spiegano – è una scelta libera e autonoma di lavoratrici e lavoratori. Recenti sentenze confermano questa nostra impostazione, secondo la quale il datore di lavoro non può imporre al dipendente di lavorare in una giornata festiva. La magistratura definisce illegittima l’eventuale sanzione disciplinare a punizione del rifiuto al lavoro festivo, se non vi sia stato preventivamente un assenso del lavoratore».
L’assenso si presuppone per le giornate di domenica in base ai contratti di lavoro, non per le feste infrasettimanali. Intanto i sindacati non rinunciano a chiedere la modifica della liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011 con il decreto Salva Italia «nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie». Le nuove regole, ancora ferme nella decima commissione del Senato, consentono agli enti locali e alle parti sociali di ridiscutere le aperture, ma prevedono una chiusura obbligatoria limitata a sei festività. (l.s.)

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