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«I campi nomadi devono essere aboliti» 

 «I campi nomadi devono essere aboliti» 

Vladimiro Torre, presidente dei sinti reggiani: «Troppi incendi e ora anche a Reggio c’è stato il morto» 

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REGGIO EMILIA. Vladimiro Torre è una delle figure storiche all’interno della comunità dei nomadi reggiani. Presidente dell’associazione Them Romanò, che alla lettera significa “mondo zingaro”, è anche considerato il “presidente” dei sinti di Reggio Emilia. È lui stesso, adirato e sconvolto, che ci chiama appena gli giunge voce della terribile morte di Nena. «Esiste una legge regionale che ha abolito di fatto i campi nomadi – tuona dall’altro capo della cornetta – ma nessuno la applica. I campi non devono più esistere, queste tragedie non devono più esistere, questa discriminazione non deve più esistere. Siamo considerati come della feccia quando sono secoli che abitiamo in Italia e siamo italiani come tutti gli altri».
Il rogo nel quale ha perso la vita la 71enne Giovanna Truzzi ha letteralmente sconvolto la comunità sinti reggiana e regionale. E Torre, come di consueto, se ne è fatto portavoce.
«I governanti di questo Paese – prosegue tentennando per il nervosismo – devono capire che siamo qui da generazioni, non siamo venuti due mesi fa. Ormai siamo stanziali. L’Unione Europea ha già multato due volte l’Italia per il modo in cui ci discrimina eppure le cose non cambiano. Gli incendi sono stati tantissimi nei campi nomadi e fino ad ora a Reggio Emilia eravamo sempre riusciti a evitare il morto. Ma era solo questione di tempo e alla fine è successo. I campi nomadi così come sono non devono più esistere, sono troppo grossi e portano alla criminalità, alla descolarizzazione. Quello che chiediamo sono delle micro areee con massimo 15 abitanti. E non vengano a dire che i nomadi non le vogliono, sono tutte balle».
Un altro problema, conclude Torre, è la possibilità di praticare il loro mestiere: «Noi siamo giostrai, vogliamo poter fare ciò che facciamo da generazioni. E invece spesso ci viene impedito in provincia, anche se in città la situazione è decisamente migliore». (l.g.)

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