«Nena era dolce e generosa con tutti Ci mancherà tanto»
Ramon Lanza, nipote della vittima, la ricorda dopo il rogo «Non sposteremo la sedia dove si addormentava»
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. La mattina dopo il terribile rogo in cui ha perso la vita la 71enne Giovanna Truzzi, nel campo nomadi di Roncocesi si respira un’aria cupa. Il via vai di nomadi fra le decine di roulotte avviene a testa bassa, pochi hanno voglia di parlare, ancora meno di sorridere. Gli stessi bambini, tanti, sembrano aver perso la loro tipica spensieratezza. Nena, con loro, era sempre generosa e solare e forse sarà proprio ai più piccoli che mancherà maggiormente.
Sui resti carbonizzati e irriconoscibili della sua roulotte sono già stati lasciati dei fiori rosa, il suo colore preferito, mentre il marito Guido si è rinchiuso nel suo caravan senza voler vedere nessuno. Il nipote dell’anziana invece, Ramon Lanza, passeggia ancora davanti alla casa distrutta della zia. Sperando ancora di vederla uscire a salutarlo come faceva tutti i giorni. «Sono ancora sconvolto – racconta – ho già perso mia padre, il fratello di Giovanna, e adesso anche lei. Ieri ero assieme a tutti gli altri a cercare di spegnere l’incendio ma era chiaro a tutti che Nena, in mezzo a tutte quelle fiamme, non sarebbe potuta sopravvivere. C’è una sedia dove lei si metteva tutti i pomeriggi a prendere il sole e a dormire. La lasceremo lì, come se fosse ancora non noi».
La 71enne, nel campo di Roncocesi, ci viveva da sempre. Faceva parte di quelle famiglie di sinti che abitano in Italia da generazioni ed era considerata la «mascotte rompiscatole e un po’ matta» del campo.
«Quando era in giro pensavamo che rompesse le scatole – spiega Dario, un altro degli storici nomadi reggiani – ma adesso che non c’è più ci manca moltissimo. Ha avuto una infanzia e un’adolescenza molto difficile, ha vissuto delle bruttissime esperienze che l’hanno cambiata per sempre. Era una ragazza bellissima ma poi la dipendenza dall’alcol l’ha rovinata. Pensavamo tutti che fosse immortale, tante volte era andata in ospedale e tutti credevamo che non ce l’avrebbe fatta, e invece tornava più forte di prima. Era anche una fumatrice incallita, chiedeva sempre sigarette a tutti, ma aveva un cuore grande».
Nena era una di quelle persone che non si tirava mai indietro se qualcuno le chiedeva una mano. E, nonostante possedesse poco, quel poco che aveva era sempre disposto a donarlo. «Andava spesso in centro a chiedere l’elemosina – continua Dario mentre si accende, triste, una sigaretta – e quello che aveva lo regalava. Con i bambini, poi, era di una dolcezza infinita. Ogni lunedì andava da una signora che le donava qualche soldo e al mattino ci diceva sempre “ragazzi, oggi vi porto qualcosa!”. Ci mancherà moltissimo». (l.g.)
Sui resti carbonizzati e irriconoscibili della sua roulotte sono già stati lasciati dei fiori rosa, il suo colore preferito, mentre il marito Guido si è rinchiuso nel suo caravan senza voler vedere nessuno. Il nipote dell’anziana invece, Ramon Lanza, passeggia ancora davanti alla casa distrutta della zia. Sperando ancora di vederla uscire a salutarlo come faceva tutti i giorni. «Sono ancora sconvolto – racconta – ho già perso mia padre, il fratello di Giovanna, e adesso anche lei. Ieri ero assieme a tutti gli altri a cercare di spegnere l’incendio ma era chiaro a tutti che Nena, in mezzo a tutte quelle fiamme, non sarebbe potuta sopravvivere. C’è una sedia dove lei si metteva tutti i pomeriggi a prendere il sole e a dormire. La lasceremo lì, come se fosse ancora non noi».
La 71enne, nel campo di Roncocesi, ci viveva da sempre. Faceva parte di quelle famiglie di sinti che abitano in Italia da generazioni ed era considerata la «mascotte rompiscatole e un po’ matta» del campo.
«Quando era in giro pensavamo che rompesse le scatole – spiega Dario, un altro degli storici nomadi reggiani – ma adesso che non c’è più ci manca moltissimo. Ha avuto una infanzia e un’adolescenza molto difficile, ha vissuto delle bruttissime esperienze che l’hanno cambiata per sempre. Era una ragazza bellissima ma poi la dipendenza dall’alcol l’ha rovinata. Pensavamo tutti che fosse immortale, tante volte era andata in ospedale e tutti credevamo che non ce l’avrebbe fatta, e invece tornava più forte di prima. Era anche una fumatrice incallita, chiedeva sempre sigarette a tutti, ma aveva un cuore grande».
Nena era una di quelle persone che non si tirava mai indietro se qualcuno le chiedeva una mano. E, nonostante possedesse poco, quel poco che aveva era sempre disposto a donarlo. «Andava spesso in centro a chiedere l’elemosina – continua Dario mentre si accende, triste, una sigaretta – e quello che aveva lo regalava. Con i bambini, poi, era di una dolcezza infinita. Ogni lunedì andava da una signora che le donava qualche soldo e al mattino ci diceva sempre “ragazzi, oggi vi porto qualcosa!”. Ci mancherà moltissimo». (l.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
