Sospetta la presenza dei ladri, li sorprende asserragliati in casa
di Ambra Prati
Correggio, furto nell’abitazione del titolare dell’Ace Cafè I malviventi forzano le inferriate e portano via oro e contanti
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CORREGGIO. «Quando un cliente mi ha avvisato che gli avevano spaccato il vetro della macchina fuori dal mio locale, mi sono insospettito. E sono andato a controllare casa mia». L’intuizione di Lorenzo Zini, 46 anni, si è rivelata giusta, perché ha sorpreso i ladri ancora all’interno della sua abitazione di via del Fabbro, a Mandriolo Superiore.
E’ accaduto sabato, come racconta lo stesso Zini, proprietario dell’Ace Cafè Snc di via Girolamo Donnini, una birreria ristorante che gestisce assieme ai famigliari. Racconta Zini: «Un cliente che conosco da tanti anni, dopo aver cenato assieme alla famiglia, intorno alle 21.45 è andato via. Pochi minuti dopo mi ha mandato un messaggio sul cellulare, avvisando che qualcuno gli aveva rotto il finestrino dell’auto». Zini ha pensato subito che fosse una circostanza strana. «Qui a Mandriolo non è mai successo. L’episodio mi ha instillato un sospetto: non c’era nessuno in giro, infuriava il temporale, tante case vuote. Ho pensato di andare a verificare per sicurezza a casa mia, anche perché dieci giorni fa erano state svaligiate due case prima della nostra».
Zini abita in un casolare di campagna ristrutturato a un chilometro dall’Ace Cafè. «Ho fatto un salto a casa, sono anche uscito senza cellulare, tanto sarei tornato subito». Il cellulare invece sarebbe stato utile, perché arrivato davanti alla sua abitazione, nonostante il dispositivo elettronico il cancello non si apriva. «Era legato con il fil di ferro. Ho temuto che i ladri fossero ancora dentro. Allora sono tornato nel locale, ho caricato mio fratello, che è un uomo robusto, e mio figlio e, insieme, siamo tornati a casa. Nel frattempo abbiamo allertato i carabinieri».
I tre uomini hanno eseguito il sopralluogo assieme ai militari, sopraggiunti nel mentre. L’abitazione è posta su tre piani: al pianterreno abita la madre, al primo piano il figlio e all’ultimo, mansardato, Lorenzo Zini. I malviventi sono entrati da una finestra sul retro, che dà sulla campagna: le inferriate sono state divelte. «C’era una putrella di ferro lunga 5-6 metri nascosta in deposito sul retro: hanno usato quella per aprire le inferriate, l’abbiamo trovata per terra sotto la finestra – prosegue Zini –. Dovevano essere almeno in tre, quella putrella è molto pesante». Una volta all’interno, la banda prima ha messo a soqquadro l’appartamento della madre 70enne, prelevando due orologi e monili in oro. «C’erano tutti i cassetti aperti, un macello – racconta Zini –. Seguendo gli oggetti sparsi su per le scale, sono saliti da mio figlio: lì hanno trovato dei contanti. Al terzo piano, il mio appartamento, non sono entrati: forse perché i due cani erano chiusi in sala, forse perché disturbati». Il bottino ammonta a circa 500 euro.
«Ho una cassetta di sicurezza nel muro, l’hanno vista ma non hanno avuto il tempo di aprirla; e del resto era vuota. Non sono ancora andato a fare denuncia, ci andrò domani (oggi, ndr), approfittando del locale chiuso per fare un inventario preciso».
Zini è impensierito, dopo questa sgradita visita. «La mia preoccupazione è che di sera non ci siamo, lavoriamo tutti nel locale. Perciò installerò al più presto un allarme perimetrale, come ci hanno consigliato i carabinieri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E’ accaduto sabato, come racconta lo stesso Zini, proprietario dell’Ace Cafè Snc di via Girolamo Donnini, una birreria ristorante che gestisce assieme ai famigliari. Racconta Zini: «Un cliente che conosco da tanti anni, dopo aver cenato assieme alla famiglia, intorno alle 21.45 è andato via. Pochi minuti dopo mi ha mandato un messaggio sul cellulare, avvisando che qualcuno gli aveva rotto il finestrino dell’auto». Zini ha pensato subito che fosse una circostanza strana. «Qui a Mandriolo non è mai successo. L’episodio mi ha instillato un sospetto: non c’era nessuno in giro, infuriava il temporale, tante case vuote. Ho pensato di andare a verificare per sicurezza a casa mia, anche perché dieci giorni fa erano state svaligiate due case prima della nostra».
Zini abita in un casolare di campagna ristrutturato a un chilometro dall’Ace Cafè. «Ho fatto un salto a casa, sono anche uscito senza cellulare, tanto sarei tornato subito». Il cellulare invece sarebbe stato utile, perché arrivato davanti alla sua abitazione, nonostante il dispositivo elettronico il cancello non si apriva. «Era legato con il fil di ferro. Ho temuto che i ladri fossero ancora dentro. Allora sono tornato nel locale, ho caricato mio fratello, che è un uomo robusto, e mio figlio e, insieme, siamo tornati a casa. Nel frattempo abbiamo allertato i carabinieri».
I tre uomini hanno eseguito il sopralluogo assieme ai militari, sopraggiunti nel mentre. L’abitazione è posta su tre piani: al pianterreno abita la madre, al primo piano il figlio e all’ultimo, mansardato, Lorenzo Zini. I malviventi sono entrati da una finestra sul retro, che dà sulla campagna: le inferriate sono state divelte. «C’era una putrella di ferro lunga 5-6 metri nascosta in deposito sul retro: hanno usato quella per aprire le inferriate, l’abbiamo trovata per terra sotto la finestra – prosegue Zini –. Dovevano essere almeno in tre, quella putrella è molto pesante». Una volta all’interno, la banda prima ha messo a soqquadro l’appartamento della madre 70enne, prelevando due orologi e monili in oro. «C’erano tutti i cassetti aperti, un macello – racconta Zini –. Seguendo gli oggetti sparsi su per le scale, sono saliti da mio figlio: lì hanno trovato dei contanti. Al terzo piano, il mio appartamento, non sono entrati: forse perché i due cani erano chiusi in sala, forse perché disturbati». Il bottino ammonta a circa 500 euro.
«Ho una cassetta di sicurezza nel muro, l’hanno vista ma non hanno avuto il tempo di aprirla; e del resto era vuota. Non sono ancora andato a fare denuncia, ci andrò domani (oggi, ndr), approfittando del locale chiuso per fare un inventario preciso».
Zini è impensierito, dopo questa sgradita visita. «La mia preoccupazione è che di sera non ci siamo, lavoriamo tutti nel locale. Perciò installerò al più presto un allarme perimetrale, come ci hanno consigliato i carabinieri».
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