Gazzetta di Reggio

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Coop, Fondazione, Iren nel reticolo Area Nord

Evaristo Sparvieri
Coop, Fondazione, Iren nel reticolo Area Nord

Tutti i protagonisti dei progetti milionari nella zona più strategica della città Un nuovo modello basato sulla rigenerazione dove la politica tira le fila

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REGGIO EMILIA. Il futuro di Reggio si gioca in gran parte lì, in quell’Area Nord dove piovono milioni di euro. E dove tutti i fili sembrano destinati a intrecciarsi, in una matassa che tiene insieme in una dimensione inedita la politica, la cooperazione, l’imprenditoria privata e le partecipate, in un investimento complessivo di oltre 50 milioni.

Tutti nell’Area Nord sono chiamati a far la propria parte, all’interno di quell’ampio progetto strategico di rigenerazione urbana che ha cambiato rotta alla città, dopo anni di incontrollata espansione edilizia. Per scelta politica, adesso non si costruisce più. E lo sanno bene soprattutto le coop edili come Unieco, che hanno terminato la propria corsa al mattone con un crac finanziario. Il tessuto ora si rigenera.

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Soprattutto in Area Nord, dove lo storico rapporto esclusivo tra politica e cooperazione sembra appartenere a un mondo lontanissimo, di fronte a nuove dinamiche che sembrano rappresentare una sorta di “mutazione genetica” del modello originario, in cui le porte girevoli di una volta sembrano lasciare spazio ad un sistema di relazioni dove anche il mondo della cooperazione continua tuttavia a intrecciare i propri fili e ramificarsi. È il caso, ad esempio, dell’Arena Eventi Campovolo: un project financing targato Coopservice, una delle realtà più forti del mondo cooperativo reggiano e nazionale, con ripetute previsioni di crescita su un fatturato che si aggira sui cinquecento milioni di euro. E, prima del crac Unieco, in predicato di acquisire insieme ad Iren il ramo Ambiente dell’ex colosso di via Ruini.

Del progetto Arena Eventi al Campovolo, di cui Coopservice è principale promotore, è stato appena pubblicato il bando di gara europea: un costo complessivo stimato in 5,9 milioni, di cui di 1,7 milioni di finanziamento pubblico assegnato dalla Regione nell’ambito dell’asse 5 del Por-Fesr 2014-2020, il Programma operativo regionale-Fondo europeo di sviluppo regionale.

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Della partita Arena, dove il Comune ha svolto un ruolo decisamente attivo, oltre ad altri partner privati non ancora resi noti potrebbe far parte anche la Fondazione Manodori, che per entrare nella società di progetto ha deliberato uno stanziamento pari a 200mila euro, aggiungendo così un nuovo tassello al capitolo partecipazioni in cui si contano già Iren Spa, Par.Co Spa, Studio Alfa e Reggio Emilia Innovazione. A guidare il colosso Coopservice, nel ruolo di presidente del cda e amministratore delegato c’è Roberto Olivi, vicepresidente di Iren Rinnovabili e consigliere in Studio Alfa, le altre due realtà a forte trazione reggiana protagoniste della riconversione ad una politica del riuso e della riqualificazione. Studio Alfa è composta da Iren Rinnovabili all’86% e dalla Fondazione Manodori al 14%. Ex di Studio Alfa è l’attuale assessore alla Rigenerazione Urbana, Alex Pratissoli, autore della storica e innovativa variante in riduzione, attraverso la quale sono stati ridestinati in terreni agricoli centinaia di ettari di aree urbanizzabili.

È Pratissoli che tiene le fila di tutti i progetti di riuso e riqualificazione, per i più importanti dei quali responsabile comunale del procedimento spesso è l’architetto Massimo Magnani, legato da rapporti di parentela con il ministro ed ex sindaco, Graziano Delrio. In passato, nella compagine societaria di Studio Alfa non mancavano quote in capo alla cooperazione. Come Par.Co Spa e, fino al 30%, Ccpl. Nomi e sigle che mutatis mutandis si ripetono anche nella stessa Iren Rinnovabili, composta da Iren Ambiente al 70% e da Ccpl al 30%, guidata dall’avvocato reggiano e docente universitario, Ettore Rocchi, considerato a sua volta molto vicino a Delrio.

In Iren Rinnovabili, in conseguenza della partecipazione di Ccpl, sono passati volti della cooperazione come Ivan Soncini e Lino Versace. Fra le partecipazioni, invece, Iren Rinnovabili detiene una quota del 30% della Stu Reggiane, la Società per la Trasformazione Urbana che si occupa del progetto di riqualificazione dell’area ex Reggiane, destinato a diventare Parco dell’Innovazione e della Conoscenza. Il restante 70% della Stu è in quota al Comune. Nel cda, compare Giulio Santagata, ex deputato ed ex ministro del secondo governo Prodi.

È proprio la Stu Reggiane la grande protagonista dell’ampio intervento di riqualificazione di Santa Croce, braccio operativo nel reperimento delle risorse e nell’attuazione degli interventi, che si sviluppano su tre assi principali e 14 interventi specifici su edifici e infrastrutture: riqualificazione di piazzale Europa, riorganizzazione e riapertura del braccio storico di viale Ramazzini, riqualificazione dei capannoni 17 e 18 delle ex Officine. Un piano che contempla interventi agli ex Magazzini logistici di via Gioia, all’ex Mangimificio Caffarri, all’ex Maffia e dell’ex Deposito ferroviario di via Talami.

Un investimento complessivo di oltre 46 milioni di euro, di cui circa 18 milioni frutto di un contributo richiesto al Bando della Presidenza del Consiglio e altri 29 milioni derivati da un cofinanziamento pubblico-privato. Una partita determinante anche e soprattutto per la politica, su più livelli, in cui fatica a trovare il proprio ruolo Reggio Emilia Innovazione, partecipata composta da una trentina di soci pubblici e privati – fra i quali Comune, Provincia, Camera di Commercio, Università, Unindustria, Legacoop, Confcooperative, Iren, Manodori – nata in funzione del Tecnopolo per supportare le aziende nei percorsi di innovazione e nello sviluppo di prodotti e progetti.

Ma reduce da bilanci in profondo rosso. Fino all’anno scorso, direttore generale Rei è stato Arturo Tornabuoni, già dirigente Iren Rinnovabili, sostituito a dicembre dal commercialista e docente Unimore, Andrea Parmeggiani, in un giro di valzer che ha portato anche al cambio di Aimone Storchi, sostituito invece nel ruolo di presidente del cda da Guido Prati, socio dello studio legale Baldi&Partners.
 

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