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Emergenza casa a Reggio Emilia, allarme rosso sull’aumento degli sfratti  

di Luciano Salsi
Emergenza casa a Reggio Emilia, allarme rosso sull’aumento degli sfratti  

A lanciarlo è Sicet, il sindacato inquilini della Cisl: «Molti, per vergogna, non trovano il coraggio di chiedere aiuto» 

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REGGIO EMILIA. La timida ripresina economica registrata a partire dall'anno scorso non attenua l'emergenza abitativa. Anzi, continua ad essere elevato il numero degli sfratti e dei pignoramenti immobiliari. Il tribunale di Reggio nel 2016 ha convalidato e notificato 2.270 provvedimenti di sfratto relativi ad abitazioni e attività commerciali rispetto ai 2.516 del 2015. Si tratta delle notifiche che sanciscono, dopo mesi di infruttuosi tentativi di conciliazione, il diritto del proprietario di rientrare in possesso del suo immobile, il più delle volte per la morosità, perlopiù incolpevole, dell'inquilino, meno spesso per finita locazione.

Questi provvedimenti sono calati. Tuttavia è aumentato, da 463 a 500, il numero degli sfratti effettivamente eseguiti, talora con l'intervento della forza pubblica per vincere la resistenza dell'affittuario. La dinamica è la stessa in città, dove si è passati dai 1.208 sfratti convalidati nel 2015 ai 939 del 2016, ma quelli eseguiti sono saliti da 209 a 242.

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Il Sicet (sindacato inquilini casa e territorio) aderente alla Cisl Emilia centrale, ribadisce con questi dati l'allarme che aveva già lanciato negli ultimi tempi. Reggio, infatti, si situa al quinto posto in Italia per le richieste di esecuzione di sfratto, una ogni 135 famiglie. La crescita è stata esponenziale negli ultimi anni, dai 344 provvedimenti emessi nel 2006 agli 819 del 2009. Dopo un lieve calo registrato nel 2010, l'esplodere della crisi ha fatto salire a ben 1.478 le richieste nei primi sei mesi del 2013.

La recessione colpisce quasi in eguale misura gli inquilini e tante famiglie, che, non riuscendo più a pagare il mutuo, si vedono vendere all'asta la casa in cui abitano. «I dati che abbiamo rilevato - spiega la segretaria del Sicet Emilia centrale, Eugenia Cella - dimostrano che la situazione non è migliorata e la cronaca di oggi lo dimostra tristemente. S'è allargata la forbice fra il reddito delle famiglie e i costi per la casa rappresentati da tre voci: l'affitto o la rata del mutuo, le bollette energetiche e le spese condominiali. Quando questi costi superano il 50% del reddito non sono più tollerabili».

Una volta le difficoltà abitative riguardavano soltanto le fasce marginali della società reggiana. Poi la cerchia s'è allargata in maniera preoccupante: «Ci sono categorie - sottolinea Chiara Lupi, responsabile Sicet per la nostra provincia - che prima non vedevamo, come l'imprenditore caduto in disgrazia, i giovani e persone che fino a poco tempo fa stavano bene. Purtroppo molti, per vergogna, non trovano la forza di chiedere aiuto». Secondo il sindacato per porvi rimedio non basta l'impegno degli enti locali e delle associazioni.

«Occorre - spiega il Sicet - una politica nazionale che affronti di petto la questione abitativa, sul modello del piano casa varato da Amintore Fanfani nel lontano 1949. E' necessario un patto fra gli enti per un'edilizia a misura di famiglia. Bisogna garantire la disponibilità di alloggi a prezzo accessibile e proseguire la riforma del sistema di edilizia residenziale pubblica, modificando i criteri di assegnazione per rendere il sistema più equo. Chiediamo agli amministratori locali e ai parlamentari reggiani di farsene portavoce».

Gli alloggi pubblici nella nostra città sono circa 500, quasi tutti occupati. Le famiglie in coda per l'assegnazione sono molto più numerose. Nel 2005 la graduatoria comprendeva 890 richiedenti, saliti a 1.030 nel 2013. La crescita degli immigrati ha determinato un sensibile aumento del numero dei componenti del nucleo familiare. In tutta la provincia Acer è passata dai 3.028 appartamenti del 2013 ai cinquemila del 2016.
 

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