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Impotenza Legacoop «Pochi strumenti Risorse pari a zero» 

Impotenza Legacoop «Pochi strumenti Risorse pari a zero» 

Monti, presidente regionale dell’associazione, ammette «Abbiamo limiti nella vigilanza e nessuna risorsa dedicata»

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BOLOGNA . «La nostra una dichiarazione di impotenza? Sto cercando di fare il mio mestiere. L’impotenza è nel senso che Legacoop non dispone di una finanziaria che può mettere a disposizione risorse. Io posso andare ai miei associati e chiedere di aprire un ragionamento». La risposta è interlocutoria, mettendo i soci di fronte alla volontà di essere al loro fianco, ma senza nascondere limiti per i quali la stessa Legacoop sembra non aver strumenti per trovare soluzioni immediate. È quanto messo in luce dal presidente regionale Legacoop, Giovanni Monti, ieri a Bologna, dove ha cercato di iniettare segnali di fiducia nei confronti del sistema cooperativo, garantendo impegno e assistenza ma senza fare promesse specifiche.
Garanzie, trasparenza e vigilanza. Presidente, i soci sono venuti qui con le idee chiare. Cosa risponde?
«Con questi soci abbiamo già un’interlocuzione e con molti di loro abbiamo già avuto modo di esprimere solidarietà concreta, ovvero 24 milioni già erogati. Abbiamo dato anche assistenza, da tutti i punti di vista, come con gli ammortizzatori sociali. E soprattutto abbiamo cercato di creare posti di lavoro per chi rimaneva a piedi. C’è un problema di prestito ma c’è anche un problema di reddito. Abbiamo investito 170 milioni per dare risposte alle crisi. Nel reggiano abbiamo appunto messo 24 milioni per i prestiti e almeno altrettanti per operazioni di rinascita, come per Sicrea e GresLab di Scandiano. Sul prestito, come su tutte altre normative in discussione a livello nazionale per tutelare ancora di più il prestito, noi ci siamo e diamo disponibilità a trovare ogni forma necessarie».
Tipo?
«Alcune cooperative molto solide sono già impegnate con un codice di comportamento che impedisce loro di utilizzare i prestiti in termini di immobilizzazioni. Penso ad Alleanza 3.0, estremamente sicura. Noi continueremo ad incontrare i soci in difficoltà, consapevoli che la situazione non è la stessa di due anni fa. Ragioneremo con gli organi per vedere come essere vicini alla nostra gente».
I soci chiedono la restituzione del 40% dei risparmi.
«A Reggiolo siamo già arrivati al 50%. Naturalmente non sono sufficienti, perché la gente pensa di recuperare il 100%. Ma non c’è nessuna organizzazione che si mette in giro tra i propri associati, visto che Legacoop non ha nessuna dotazione finanziaria, per recuperare cifre similari. Pensare a un 40% non lo so, per ora ho disponibilità zero da parte delle coop ad un ulteriore intervento. Questo non vuol dire che l’ipotesi non sia presa in considerazione, ricordando che c’è da recuperare con la solidarietà, ma ci sono da tutelare anche i soldi incagliati nelle liquidazioni. Abbiamo esperienze che storicamente ci dicono che percentuali di prestito in questo senso si possono recuperare».
Fra le richieste anche più vigilanza. Cos’è mancato?
«La vigilanza per Legacoop consiste semplicemente nella verifica del funzionamento mutualistico, di quante assemblee si fanno, se sono partecipate, se nei cda si riuniscono. Non abbiamo il compito di verifica dei bilanci, che spetta alle società di revisione, ai collegi sindacali, ai soci, ai cda. La vigilanza è importante ma ha questi limiti. Non possiamo subentrare neanche quando lo strumento di vigilanza verifica che non c’è più patrimonio netto e chiede la liquidazione coatta. Se il cda di quella coop decide di non attivare la procedura, il nostro vigilante non ha poteri di imporre il percorso».
Sul fronte trasparenza, almeno il controllo che gli autori di dissesto non siano riciclati in altre coop...
«È un tema che negli anni si è modificato. C’è chi si è trovato soluzioni per conto proprio. Abbiamo trovato posti di lavoro per mille persone in altre coop, non si può parlare solo di manager. Noi i presidenti di queste coop non li abbiamo ricollocati. Lo abbiamo imparato dopo. Abbiamo chiesto ai cda di alcune coop di interrogarsi sulle funzionalità dei loro presidenti. Siamo stati mandati a fare un giro per le terre a vedere se c’erano ulivi...».
Ma quindi cosa fate? Siete davvero così impotenti?
«Io posso andare dai miei associati e chiedere di aprire un ragionamento: sono stati chiamati negli ultimi 5 anni a cacciare 75 milioni. Quando ci presentiamo a far un ragionamento, c’è chi dice che ne hanno bisogno per loro...».
Quindi niente fondo nazionale? O è questa la soluzione?
«Sul fondo ragioniamoci. L’importante è che i soci sappiano che devono essere partecipi e informati nella loro coop e nessuno può garantire il rientro del prestito se non il patrimonio della propria coop. Parliamo di volumi di prestiti di 12 miliardi, non di due soldi. Qualcosa da questo punto di vista si può fare, ma la discussione avverrà livello nazionale». (e.spa.)

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