Gazzetta di Reggio

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La famiglia Regeni: «Da Cambridge non una parola su Giulio»  

di Luciano Salsi
La famiglia Regeni: «Da Cambridge non una parola su Giulio»  

Il padre Claudio e la mamma Paola, ospiti a Reggio Emilia alla Scuola di democrazia, lanciano accuse pesanti: «Nessuna risposta. Hanno cancellato  nostro figlio» 

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REGGIO EMILIA. Non ci sono soltanto i ripetuti depistaggi, le intimidazioni e le minacce provenienti dall'Egitto. Anche il «silenzio assordante» e l'«indifferenza morale» dell'università di Cambridge si frappongono alla ricerca della verità per Giulio Regeni.

Sono parole della madre del giovane ricercatore assassinato al Cairo l'anno scorso tra gennaio e febbraio, la quale s'è tolta un pesante sassolino dalla scarpa, parlando nell'aula magna dell'università ai cento studenti venuti da diverse nazioni europee per partecipare alla Scuola di democrazia organizzata dal gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo presieduto da Gianni Pittella.Incontro seguito a quello che si è svolto in Sala Tricolore.

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Il figlio stava conseguendo un dottorato di ricerca nell'università inglese, per conto della quale si era recato in Egitto allo scopo di studiare le condizioni dei lavoratori prendendo contatti con i sindacati indipendenti e con quelli filogovernativi. «Noi genitori - ha detto Paola Regeni - eravamo molto contenti di quell'incarico, ma dopo la morte di Giulio ci siamo dovuti ricredere. Cambridge non comunica con noi. Dopo molte richieste ci ha mandato soltanto incartamenti burocratici. Ha perfino chiuso l'account di nostro figlio. Giulio è stato rimosso. Di lui non c'è più niente. Al Cairo, nonostante il pericolo, qualcuno parla. A Cambridge nessuno. Non hanno neppure mandato un mazzo di fiori per il suo funerale».

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Ce ne sarebbe abbastanza per insinuare i più inquietanti sospetti. C'è chi pensa, infatti, che il giovane fosse diventato suo malgrado uno strumento dei servizi segreti, ma Paola Regeni premette: «Non crediamo che fosse inconsapevolmente una spia. Tuttavia la procura non ha ancora ricevuto da Cambridge una risposta alla rogatoria internazionale riguardante la docente di origine egiziana che era la sua tutor. Sappiamo che Giulio la rivide il 6 gennaio e che risale al giorno dopo il video del suo incontro con Mohamed Abdallah, leader del sindacato egiziano degli ambulanti. Non sappiamo che comunicazione mio figlio abbia avuto con la tutor. Saperlo sarebbe utile per orientare le indagini nella giusta direzione».

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Il marito Claudio Regeni ha insistito sul medesimo tasto, facendo appello a un uditorio attentissimo e commosso, composto da coetanei di Giulio: «Nostro figlio, come voi, faceva della ricerca. Per trovare la verità occorre trasparenza, che in questo caso manca».

Il richiamo non è rimasto inascoltato. La Scuola di democrazia, su proposta di uno dei partecipanti, ha inserito le richieste della famiglia Regeni nei suoi atti conclusivi, da inviare al Parlamento europeo. I genitori del giovane assassinato le avevano già illustrate alla Commissione diritti umani di Bruxelles.

«Chiediamo - ha spiegato Paola Regeni - che anche altri paesi europei richiamino in patria i loro ambasciatori in Egitto, come ha fatto l'Italia, che quel paese sia dichiarato non sicuro, che si sospendano gli accordi interforze, i trattati economici e l'invio di armi verso l'Egitto e che si offra protezione, anche tramite agevolazioni per ottenere i visti, agli egiziani che possono fornire notizie concrete sull'omicidio».

L'incontro era coordinato da James Fontanella Khan, corrispondente del Financial Times da Wall Street. Vi ha preso la parola anche l'avvocato genovese Alessandra Ballerini per denunciare la difficoltà di reperire qualche brandello di verità: «Sono state prodotte - ha sottolineato - false testimonianze e riprese video inesistenti. Il depistaggio più clamoroso ha portato all'uccisione di cinque innocenti. Un nostro investigatore in Egitto ha sofferto più di cento giorni di carcere. Chi indaga rischia la vita. Ogni giorno al Cairo scompaiono tre persone. Se il processo non è stato archiviato è merito di Giulio, della sua trasparente onestà. Giulio era un portatore di pace».
 

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