CACCIARI IN SALA TRICOLORE
«Solo la forza delle idee potrà salvare l’Europa»
di Luciano Salsi
REGGIO EMILIA. «Le contraddizioni e le asimmetrie dell'Europa non possono reggere a lungo. Se si continua così l'edificio è destinato a crollare. Ormai siamo sulla soglia del disfacimento, se non...
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REGGIO EMILIA. «Le contraddizioni e le asimmetrie dell'Europa non possono reggere a lungo. Se si continua così l'edificio è destinato a crollare. Ormai siamo sulla soglia del disfacimento, se non riusciamo ad affermare una diversa idea di Europa». Non è consolatorio il messaggio che Massimo Cacciari ha lanciato ieri nella sala del Tricolore con la conferenza dal titolo “Figure d'Europa, prospettive europee e mondo globale”, organizzata dal Comune con Credito cooperativo reggiano, Champion e Libreria all'Arco, dove il filosofo ha anticipato un incontro con i lettori del suo libro “L'Occidente senza utopie”, pubblicato l'anno scorso. Da queste pagine traspare un profondo pessimismo.
Secondo Cacciari oggi sono sbiadite le profezie e le utopie che orientarono in passato lo sviluppo dell'Europa verso la conquista dello stato di diritto e della democrazia. Ne deriva la crisi di cui soffrono il continente e il progetto della sua unificazione. «Il mio - puntualizza il filosofo - è semplice realismo. Le profezie e le utopie sono servite per l'edificazione degli stati nazionali. Quelle forme non possono più essere attuali. Ciò non significa, però, che tutto sia perduto. Ci può essere un'idea di Europa da perseguire con razionalità passando dal piano economico a quello istituzionale». La prima stortura da correggere, a suo parere, è nella pluralità dei centri decisionali: «È impossibile - sottolinea - prendere decisioni efficaci quando si è obbligati ad assumerle all'unanimità. Oggi le istituzioni europee, così come sono, non possono funzionare. La stessa politica economica non può reggere, finchè alla moneta unica non s'accompagni un bilancio comune». Molti vedono il peccato originale proprio nell'avere puntato sull'unificazione economica prima che su quella politica: «La moneta unica - ammette Cacciari - è stata una scommessa sbagliata. Oggi lo riconoscono tutti, ma a suo tempo fu una mossa audace».
Anche sul piano economico l'Europa non è più la potenza d'una volta. «Il suo declino - spiega il filosofo - è incominciato con la prima guerra mondiale. Oggi alla debolezza del continente possiamo reagire con la forza delle idee. L'Europa è un grande esempio di integrazione e dialogo fra culture diverse». Eppure quelle culture erano state cementate dalla comune radice greco-romana e cristiana. Non potrebbe essere quella la base della futura unificazione? «Quella della respublica christiana - obietta Cacciari - è un'idea romantica ma inattuale. Non si può pensare di restaurare quel mondo». Le antinomie del progetto europeo erano state evidenziate dal filosofo anche negli altri due saggi a cui ha fatto cenno nel corso della conferenza, Geofilosofia dell'Europa, del 1994, e L'Arcipelago del 1997. Il continente, a suo parere, è caratterizzato da un'irriducibile pluralità, dove i singoli elementi convivono in quanto separati.
Secondo Cacciari oggi sono sbiadite le profezie e le utopie che orientarono in passato lo sviluppo dell'Europa verso la conquista dello stato di diritto e della democrazia. Ne deriva la crisi di cui soffrono il continente e il progetto della sua unificazione. «Il mio - puntualizza il filosofo - è semplice realismo. Le profezie e le utopie sono servite per l'edificazione degli stati nazionali. Quelle forme non possono più essere attuali. Ciò non significa, però, che tutto sia perduto. Ci può essere un'idea di Europa da perseguire con razionalità passando dal piano economico a quello istituzionale». La prima stortura da correggere, a suo parere, è nella pluralità dei centri decisionali: «È impossibile - sottolinea - prendere decisioni efficaci quando si è obbligati ad assumerle all'unanimità. Oggi le istituzioni europee, così come sono, non possono funzionare. La stessa politica economica non può reggere, finchè alla moneta unica non s'accompagni un bilancio comune». Molti vedono il peccato originale proprio nell'avere puntato sull'unificazione economica prima che su quella politica: «La moneta unica - ammette Cacciari - è stata una scommessa sbagliata. Oggi lo riconoscono tutti, ma a suo tempo fu una mossa audace».
Anche sul piano economico l'Europa non è più la potenza d'una volta. «Il suo declino - spiega il filosofo - è incominciato con la prima guerra mondiale. Oggi alla debolezza del continente possiamo reagire con la forza delle idee. L'Europa è un grande esempio di integrazione e dialogo fra culture diverse». Eppure quelle culture erano state cementate dalla comune radice greco-romana e cristiana. Non potrebbe essere quella la base della futura unificazione? «Quella della respublica christiana - obietta Cacciari - è un'idea romantica ma inattuale. Non si può pensare di restaurare quel mondo». Le antinomie del progetto europeo erano state evidenziate dal filosofo anche negli altri due saggi a cui ha fatto cenno nel corso della conferenza, Geofilosofia dell'Europa, del 1994, e L'Arcipelago del 1997. Il continente, a suo parere, è caratterizzato da un'irriducibile pluralità, dove i singoli elementi convivono in quanto separati.
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