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«Disperato, ho bruciato la casa» Il 62enne non è più agli arresti
CADELBOSCO SOPRA. La disperazione del 62enne Salvatore Zoretti è uscita prepotentemente ier – in tribunale a Reggio – davanti al gip Angela Baraldi e non poteva essere diversamente, perché l’imprendit...
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CADELBOSCO SOPRA. La disperazione del 62enne Salvatore Zoretti è uscita prepotentemente ier – in tribunale a Reggio – davanti al gip Angela Baraldi e non poteva essere diversamente, perché l’imprenditore edile in pensione non ha nascosto fin dal primo momento d’essere stato lui ad incendiare – usando 25 litri di benzina – l’abitazione di via Manzoni 6 perché non sopportava che fosse stata messa all’asta e già venduta la casa che aveva ristrutturato per poi lasciarla ai figli.
Molto provato e in lacrime – per due volte l’udienza di convalida dell’arresto è stata interrotta per permettergli di riprendersi – Zoretti ha comunque spiegato al giudice le sue traversie, come ha fatto anche mercoledì con la Gazzetta, cioè non molto dopo il rogo doloso: «Ho dato fuoco alla casa e non me ne pento, come azione dimostrativa, perché si deve sapere che sono disperato. Le banche mi hanno rovinato, mi hanno cacciato da casa mia!». Quell’abitazione l’aveva comprata e poi rifatta negli anni Novanta quando gli affari con la sua ditta edile andavano a gonfie vele. Ma col tempo erano arrivati i problemi economici, maturando debiti (con Equitalia ed alcune banche) per circa 300mila euro. Da lì l’addio alla casa in cui l’imprenditore ha cresciuto i suoi figli. Condizioni di estrema difficoltà di cui ha tenuto conto, al termine dell’udienza, il gip Baraldi che ha applicato una misura cautelare meno afflittiva per il 62enne (non è più agli arresti domiciliari, ora ha l’obbligo di firma quotidiano in caserma). «Il giudice ha compreso la situazione – commenta l’avvocato difensore Francesco Pruccoli – considerando non solo quanto prevede il codice, ma anche i risvolti umani di questa delicata vicenda».(t.s.)
Molto provato e in lacrime – per due volte l’udienza di convalida dell’arresto è stata interrotta per permettergli di riprendersi – Zoretti ha comunque spiegato al giudice le sue traversie, come ha fatto anche mercoledì con la Gazzetta, cioè non molto dopo il rogo doloso: «Ho dato fuoco alla casa e non me ne pento, come azione dimostrativa, perché si deve sapere che sono disperato. Le banche mi hanno rovinato, mi hanno cacciato da casa mia!». Quell’abitazione l’aveva comprata e poi rifatta negli anni Novanta quando gli affari con la sua ditta edile andavano a gonfie vele. Ma col tempo erano arrivati i problemi economici, maturando debiti (con Equitalia ed alcune banche) per circa 300mila euro. Da lì l’addio alla casa in cui l’imprenditore ha cresciuto i suoi figli. Condizioni di estrema difficoltà di cui ha tenuto conto, al termine dell’udienza, il gip Baraldi che ha applicato una misura cautelare meno afflittiva per il 62enne (non è più agli arresti domiciliari, ora ha l’obbligo di firma quotidiano in caserma). «Il giudice ha compreso la situazione – commenta l’avvocato difensore Francesco Pruccoli – considerando non solo quanto prevede il codice, ma anche i risvolti umani di questa delicata vicenda».(t.s.)
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