Gazzetta di Reggio

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Fotografia Europea tra memoria e futuro 

di Martina Riccò
Fotografia Europea tra memoria e futuro 

Il via il 5 maggio con gli Stati generali e Dario Franceschini

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REGGIO EMILIA. Quell’Europea che dodici anni fa era più che altro un’ambizione, adesso è il presente.
E non solo perché sempre più artisti di fama internazionale partecipano al festival di fotografia di Reggio Emilia, ma perché è nella nostra città che, quest’anno, si terranno gli Stati generali della fotografia italiana. «Un riconoscimento importantissimo – assicura Walter Guadagnini, membro del comitato scientifico del festival insieme a Diane Dufour e Elio Grazioli – a cui ambiscono tantissime città anche più grandi di Reggio».
Sarà proprio la seconda giornata del convegno nazionale sulla fotografia, presieduto dal ministro Dario Franceschini, a dare il via – il 5 maggio – alla dodicesima edizione di Fotografia Europea.
«La scelta di aprire gli Stati generali a Roma e concluderli a Reggio – sottolinea Guadagnini – conferma che Fotografia Europea è ormai diventato il festival fotografico italiano per eccellenza». E questo non era scontato. «La manifestazione è nata dodici anni fa da una bellissima idea – conferma il sindaco Luca Vecchi – ma negli anni si è innovata, è migliorata, si è ingrandita fino a coinvolgere le vicine province di Parma, Modena e Bologna. Soprattutto è diventata un appuntamento amatissimo dai reggiani, che ogni anno partecipano più attivamente, anche esponendo i propri scatti nel circuito Off».
Il confronto tra passato e presente è anche il filo conduttore dell’edizione 2017 del festival, che si intitola “Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro”. Fino al 9 luglio, in più luoghi della città, ci si potrà addentrare negli archivi degli artisti, imbattendosi in ricordi privati e personali ma anche nei concetti di “metadata” e “post-verità”.
L’itinerario tra le mostre di Fotografia Europea inizia da Palazzo Magnani con “Paul Strand e Cesare Zavattini. Un Paese. La storia e l’eredità”. In esposizione le fotografie di Paul Strand provenienti da prestigiosi musei internazionali (come Centre Pompidou di Parigi, Mapfre di Madrid, The Aperture Foundation di New York) e apparse nel 1955 su “Un Paese”, il libro – uno dei primi volumi fotografici italiani – che racconta le vite e le storie degli umili di Luzzara, paese scelto come specchio dello spirito di un popolo e del ritmo universale della vita legata alla terra. In mostra anche scatti di Gianni Berengo Gardin (che insieme a Zavattini realizza “Un Paese vent’anni dopo” nel 1976), Luigi Ghirri, Stephen Shore, Olivo Barbieri, Claudio Parmiggiani.
I chiostri di San Pietro accoglieranno l’archivio di Gianni Berengo Gardin: il materiale raccolto dall’artista permetterà di scoprire da dove arrivano le idee poi diventate immagini e opere. Sempre ai chiostri saranno esposte fotografie d’archivio e progetti di “Fabrica by Benetton Group”, e il progetto curatoriale “Les Nouveaux Encyclopédistes” di Joan Fontcuberta (che rielabora fotografie di altri facendole diventare racconto formidabile di tic e manie della nostra società).
Non solo. Saranno presenti anche un focus storico-fotografico sul Sudafrica e il progetto Speciale Diciottoventicinque, che affronta il rapporto tra verità e menzogna, realtà e fantasia.
Ai chiostri di San Domenico, Tommaso Bonaventura, Aleix Plademunt e Moira Ricci sono stati invitati, sull’esempio storico del “Paese” di Cesare Zavattini e Paul Strand, a scegliere un paese come metafora, paradigma, mappa ideale del mondo intero, dello stare insieme, di come è o di come dovrebbe essere. A Palazzo da Mosto, la collettiva “Archivi del futuro” s’interroga sul rapporto tra due termini apparentemente antitetici come futuro e archivio. Sette artisti mostrano cosa conservare e di conseguenza cosa tramandare, in che modo farlo, per quali ragioni, scattando una fotografia del pensiero presente del futuro.
In via Secchi 11 e nelle stanze della Galleria Parmeggiani saranno esposti i progetti vincitori della Public Call 2017. «Ogni anno – spiega Walter Guadagnini – Fotografia Europea invita artisti e curatori di tutta Europa a misurarsi con il tema della manifestazione. Quest’anno hanno risposto in 600, ne abbiamo selezionati sette. Una curiosa immersione dentro l’idea della fotografia che circola oggi tra i giovani europei».
A Palazzo dei Musei si terrà la mostra “Loop - Giovane Fotografia Italiana #05”, curata da Daniele De Luigi. Attraverso una call nazionale sono stati selezionati sette artisti under 35: Paolo Ciregia, Giorgio De Vecchi, Francesco Levy, Maria Paolini, Claudia Petraroli, Marco Maria Zanin e Alba Zari.
Allo Spazio Gerra sarà ospitata l’esposizione “Community era - Echoes from the summer of love”. Nel cinquantesimo anniversario della Summer of Love, si rifletterà su cosa rimanga della comunità e dell’esperienza hippie nel nostro presente. La collettiva raccoglierà le immagini di celebri fotografi (Robert Altman, Elaine Mayes, Bruno Vagnini e Baron Wolman) che nella seconda metà degli anni Sessanta hanno vissuto da protagonisti la rivoluzione culturale che dalla California si è diffusa in tutto il mondo occidentale.
Al Museo della storia della psichiatria sarà esposto il progetto di Christian Fogarolli. «Si tratta – spiega Guadagnini – di un lavoro nato all’interno dell’archivio del museo e che, grazie allo sguardo dell’autore, toglie la polvere del passato agli oggetti e dà loro nuova vita». Ultima, non per importanza, l’esposizione “Foto graphia. Tra immagine e memoria” allestita alla biblioteca Panizzi. Un viaggio tra esemplari storici, carte salate, albumine, dagherrotipi, album, menabò, libri d’artista ed edizioni a stampa.
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