Il primo vescovo a Casa Cervi: «Sono qui per una preghiera»
Monsignor Camisasca, accolto dalle istituzioni e dai famigliari dei sette fratelli: «Chiedo a Dio il suo aiuto e il suo perdono per la morte di sette figli»
GATTATICO. «Una preghiera per riannodare i fili». Ieri mattina il vescovo reggiano Massimo Camisasca l’ha recitata, per così dire, a Casa Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico. Non è stato certo un normale momento, ma il primo ingresso in visita ufficiale di un vescovo di Reggio in uno dei luoghi simboli del nostro territorio, oltre che una delle icone della Resistenza.
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La casa di papà Cervi e dei suoi sette figli, sede di tanti momenti legati alla memoria del ’900. Ieri Camisasca ha visitato il complesso, ed è intervenuto davanti alla presidente dell’istituto Cervi Albertina Soliani e ai sindaci della zona.
«Spero mi sia permesso dire che per me il principale significato di questa visita è quello di una preghiera. Di fronte all’esperienza così atroce della morte di sette figli, il primo pensiero del vescovo è quello di chiedere a Dio il suo aiuto e il suo perdono. Il mio desiderio più profondo è dunque un desiderio di memoria», ha detto monsignor Camisasca nella sua orazione.
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Già, la memoria, «questa parola così importante, giustamente ripresa anche dalla legislazione recente in occasione delle giornate della memoria: non significa soltanto ricordo del passato, un ricordo pur doveroso ma non sufficiente. La memoria è un’azione nel presente, una presenza attiva affinché siano custoditi e resi fecondi i valori della conoscenza reciproca, del rispetto, della creazione di una società in cui ciascun uomo e ciascuna donna vedano riconosciuta la propria pari dignità e il proprio diritto alla vita, all’educazione, al lavoro, alla cura».
Casa Cervi è senza dubbio luogo della memoria di «un periodo terribile della nostra storia, memoria di coloro che hanno lottato e perso la vita per la libertà della patria dallo straniero e dalla dittatura. Anche oggi la nostra democrazia va rafforzata, riscoperta nelle sue radici, difesa nella sua capacità di essere tutela del bene di ciascuno e di tutti. Ciò che non è riscoperto va tragicamente perduto».
E il pensiero non può che correre all’oggi: «Invoco dal Signore la grazia che la guerra sia tenuta lontana dalla nostra terra. La debolezza dell’Europa di oggi nasce anche dalle due terribili guerre mondiali che essa ha in parte suscitato e di cui interamente ha subito lo sfregio. Ci sono stati dittatori e difensori della democrazia che si sono contrapposti. Infine la democrazia ha prevalso ma con un costo altissimo e terribile di morti, di distruzioni, di strascichi di cui ancora oggi sentiamo il peso».
Nel concludere, il vescovo ha allargato il discorso, dalla guerra italiana all’Olocausto: «La visita, è, penso me lo concederete, anche un’occasione di ricordare il terribile evento della Shoah e di rinnovare alla comunità ebraica sparsa in tutto il mondo il sentimento più affettuoso di un vescovo che non può capire se stesso se non comprende il mistero inesauribile e ricco di bene della storia di Israele nella storia del mondo».
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