Gazzetta di Reggio

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Ma nessuno si occupa delle imprese

Fabio Bezzi
Ma nessuno si occupa delle imprese

La crisi della cooperazione e i suoi riflessi sull'attività delle aziende

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Orion, Cmr, Coopsette, Unieco. Troppo spesso la storia si ripete, e seppur con modalità e responsabilità diverse, l’uomo sembra incapace di apprendere dai propri errori. Il crac Unieco è solo l’ultimo tassello di un pezzo di mondo andato in frantumi: conto in rosso per oltre 600 milioni di euro, che aggiunti ai debiti lasciati da Orion, Cmr e Coopsette fanno un totale di ben 1,5 miliardi di euro andati in fumo. A pagarne le conseguenze più amare sono sempre gli stessi: i dipendenti delle cooperative fallite, i soci prestatori che hanno perso i risparmi di una vita, migliaia di artigiani e piccole aziende fornitrici del territorio privati di una fetta importante del proprio lavoro, nei casi peggiori costretti a chiudere per crediti non pagati.

Già, le imprese. Nessuno si sta occupando di loro. Poco o nulla è stato detto sulle pmi fornitrici, il cosiddetto indotto, pesantemente colpito da fatture inevase, lavori lasciati a metà, clienti che non esistono più. Migliaia di imprese artigiane muoiono in silenzio ogni giorno.

In regione dall’inizio della crisi ad oggi, si contano 13mila unità in meno (oltre il 20%); rispetto al 2014, si è avuto un calo che ha superato il 10%, nonostante i lavori del terremoto. A Reggio Emilia la produzione è crollata del 31,6% dal 2008. Oltre 900 le cessazioni “non d’ufficio” solo nel 2015, passando da 12.530 a 12.375 imprese (-1,2%). Sono i numeri che certificano la crisi che, dal 2008, ha travolto il settore dell’edilizia.

Eppure, nel crac Unieco, forse perché tante imprese erano già fallite o perché dopo Orion e Cmr non c’era più fiducia nel sistema cooperativo, sono rimaste coinvolte principalmente imprese di servizio.
Analizzando i dati delle imprese di CNA Reggio Emilia, dal 2013 ad oggi, nel collasso finanziario di Unieco, sono rimaste colpite attività di servizio (lavanderie, carrozzieri, autofficine, stampatori, agenzie grafiche) e professionisti (ingegneri, geometri, consulenti del lavoro, fotografi, studi di progettazione), che hanno continuato ad investire ed avere fiducia nella ripresa, per un buco, da una prima stima, di circa un milione di euro.
Questo la dice lunga sul valore storico e sociale delle cooperative sul nostro territorio e su quanto sia ampia la ricaduta sull’intero sistema imprenditoriale reggiano.

È tempo di unire la voce delle imprese al coro delle vittime di questo tracollo economico e sociale.
All’intervento del vescovo Camisasca, alle mobilitazioni promosse da Federconsumatori, che condividiamo e sosteniamo con forza, vogliamo aggiungere l’appello di CNA per aiutare artigiani, professionisti e piccole imprese.

La tutela non deve riguardare solo i creditori delle banche. Come è stato creato il fondo Atlante per le banche fallite, occorre trovare la soluzione per risarcire i creditori e i soci di soggetti diversi dalle banche. Per questi motivi, condividiamo l’allarme del vescovo Camisasca: non si può in una faccenda così delicata, che riguarda direttamente o indirettamente tutte le parti di un’intera collettività, girarsi dall’altra parte e dire di non avere responsabilità o che non c’è più nulla da fare.

Insieme, a partire dalla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, che è tenuta per legge a svolgere funzioni di rappresentanza, assistenza, tutela e promozione verso le cooperative associate e a esercitare la vigilanza sulle cooperative a cui è delegata, e in sinergia con le istituzioni, le associazioni di categoria, le parti sociali, dobbiamo aprire una profonda riflessione su parte del nostro modello di sviluppo entrato in una crisi epocale.
Partiamo dalla convocazione di un tavolo di confronto tra questi soggetti e creiamo un pacchetto di interventi urgenti e straordinari per cercare di recuperare le imprese e i lavoratori usciti dal mercato, senza perdere altro tempo.

CNA si dichiara fin da subito aperta al dialogo e favorevole a discutere di un piano pluriennale di riqualificazione della città. A questo proposito, chiederemo degli incontri con il sindaco di Reggio Emilia, il vescovo Camisasca e le altre associazioni. Confidiamo che questo progetto trovi una declinazione sul territorio in grado di ridare ossigeno all’indotto.

direttore generale CNA Reggio Emilia

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