«Cacciatori e agricoltori uniti contro i cinghiali»
Castelnovo, Federcaccia alle associazioni agricole sulla gestione della fauna «Servono soluzioni tecnico-scientifiche e un rapporto sempre costruttivo»
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CASTELNOVO MONTI. È polemica sulla presa di posizione delle associazioni degli agricoltori che lamentano problemi di gestione faunistica in montagna, con un’eccessiva presenza di ungulati e conseguenti problemi alle coltivazioni. Nei giorni scorsi il tema è stato al centro del dibattito anche per le dimissioni del Presidente dell’Ambito territoriale di caccia (Atc 4), Ferruccio Silvetti, a cui succederà il giovane vettese Roberto Pagani che ha comunque difeso l’attività condotta in questi anni. Ora sul tema interviene anche in Presidente di Federcaccia Reggio Emilia, Villiam Landini: «Credo che in questi anni di gestione degli Atc, nella nostra provincia non sia possibile mettere in discussione il rapporto costruttivo tra queste e le aziende agricole».
«Quello degli ungulati è un problema a livello regionale che andrebbe risolto con un approccio tecnico scientifico e con la possibilità per gli Ambiti territoriali di caccia di attivare prelievi con percentuali in conformità alle densità delle specie presenti sul territorio, garantendo l’ambiente e l'agricoltura. Settore, quest’ultimo, fondamentale per l'economia e la difesa del reddito delle nostre imprese – sostiene Landini –. Qualche discordanza può nascere ed è forse nata con alcune aziende tra le più esposte alle incursioni della fauna, ma resta che i cacciatori reggiani sono sempre disponibili e consapevoli che l’attività venatoria è svolta su proprietà altrui e quindi con il massimo rispetto e disponibilità operativa, 365 giorni all’anno, per interventi di prevenzione danni, con messa in opera di chilometri e chilometri di recinti per salvaguardare le coltivazioni».
Prosegue Landini: «Questo è un metodo applicato solamente nella nostra provincia, in quanto nelle altre realtà gli Atc consegnano il materiale di prevenzione danni agli agricoltori. Gli Atc di Reggio Emilia non possono essere tacciati dl non realizzare i piani di prelievo. L’Atc montagna ottiene le percentuali più alte di prelievo sul cervo e preleva un numero importante di cinghiali. Gli Atc hanno il compito di rispettare le percentuali di prelievo che vengono assegnate, e qui viene fatto».
Sui danni arrecati agli agricoltori e i metodi con cui i fondi vengono loro assegnati, Landini conclude: «Quando vengono segnalati danni alle coltivazioni, l’Atc delega un peritoche verifica il danno e redige un verbale di campo con l’agricoltore. Quindi stila la perizia indicando le specifiche della coltivazione, le estensioni danneggiate e infine il contributo economico calcolato sulla base dei prezzi di mercato. In caso di mancato accordo si dovrà fare una controperizia. In merito alla sottoscrizione di fondi destinati agli interventi di miglioramento su strade interpoderali o vicinali, credo che il consiglio dell’Atc, nel quale sono rappresentate tutte le associazioni agricole, abbia seguito la prassi adeguata. Infine sulla questione della rotazione delle squadre segnalo la netta contrarietà del parere Ispra e delle Istituzioni con delega in materia di caccia, più volte sollecitate per attivare, anche in via sperimentale, la rotazione per la caccia al cinghiale. Richiesta mai accolta poiché il regolamento regionale sulla caccia al cinghiale non lo prevede, giustificato dal fatto che il legame della squadra alla zona accresce la responsabilità del cacciatore per una costante operatività e la salvaguardia dell'agricoltura».( l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Quello degli ungulati è un problema a livello regionale che andrebbe risolto con un approccio tecnico scientifico e con la possibilità per gli Ambiti territoriali di caccia di attivare prelievi con percentuali in conformità alle densità delle specie presenti sul territorio, garantendo l’ambiente e l'agricoltura. Settore, quest’ultimo, fondamentale per l'economia e la difesa del reddito delle nostre imprese – sostiene Landini –. Qualche discordanza può nascere ed è forse nata con alcune aziende tra le più esposte alle incursioni della fauna, ma resta che i cacciatori reggiani sono sempre disponibili e consapevoli che l’attività venatoria è svolta su proprietà altrui e quindi con il massimo rispetto e disponibilità operativa, 365 giorni all’anno, per interventi di prevenzione danni, con messa in opera di chilometri e chilometri di recinti per salvaguardare le coltivazioni».
Prosegue Landini: «Questo è un metodo applicato solamente nella nostra provincia, in quanto nelle altre realtà gli Atc consegnano il materiale di prevenzione danni agli agricoltori. Gli Atc di Reggio Emilia non possono essere tacciati dl non realizzare i piani di prelievo. L’Atc montagna ottiene le percentuali più alte di prelievo sul cervo e preleva un numero importante di cinghiali. Gli Atc hanno il compito di rispettare le percentuali di prelievo che vengono assegnate, e qui viene fatto».
Sui danni arrecati agli agricoltori e i metodi con cui i fondi vengono loro assegnati, Landini conclude: «Quando vengono segnalati danni alle coltivazioni, l’Atc delega un peritoche verifica il danno e redige un verbale di campo con l’agricoltore. Quindi stila la perizia indicando le specifiche della coltivazione, le estensioni danneggiate e infine il contributo economico calcolato sulla base dei prezzi di mercato. In caso di mancato accordo si dovrà fare una controperizia. In merito alla sottoscrizione di fondi destinati agli interventi di miglioramento su strade interpoderali o vicinali, credo che il consiglio dell’Atc, nel quale sono rappresentate tutte le associazioni agricole, abbia seguito la prassi adeguata. Infine sulla questione della rotazione delle squadre segnalo la netta contrarietà del parere Ispra e delle Istituzioni con delega in materia di caccia, più volte sollecitate per attivare, anche in via sperimentale, la rotazione per la caccia al cinghiale. Richiesta mai accolta poiché il regolamento regionale sulla caccia al cinghiale non lo prevede, giustificato dal fatto che il legame della squadra alla zona accresce la responsabilità del cacciatore per una costante operatività e la salvaguardia dell'agricoltura».( l.t.)
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