«Tutto pronto per il patto salva-lavoro»
di Evaristo Sparvieri
Manghi, presidente della Provincia, lancia la sperimentazione: «Censimento delle professionalità operativo entro maggio»
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REGGIO EMILIA. «La sperimentazione è già in atto nell’area Saeco, sull’Appennino bolognese. Ora sono state individuate altre due aree, la città di Ferrara e la provincia di Reggio Emilia, in particolare la fascia nord, segnata da un minimo comune denominatore: la crisi del settore costruzioni, che tra imprenditoria privata e cooperazione ha portato ad una serie di epiloghi aziendali negativi che stanno mettendo a dura prova i contesti aziendali. Entro il mese di maggio saremo operativi». Così il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, presenta il Patto per lo sviluppo territoriale: uno strumento nelle mani della Regione, che per la prima volta verrà attivato anche qui a Reggio, dove confluiranno le richieste di occupazione dei lavoratori destinati a rimanere senza lavoro per il tracollo dei colossi delle cooperative di costruzioni.
È nel patto che confluiranno le speranze di ricollocamento anche dei 340 lavoratori Unieco, che già il 28 aprile a Bologna insieme al sindacato incontreranno l’assessore regionale alle Attività Produttive, Palma Costi, per aprire il tavolo di crisi. «Ma – aggiunge Manghi – il patto nel suo complesso riguarda anche i lavoratori ex Cormo, i 200 Coopsette, Artoni e di altre realtà aziendali in gravi difficoltà, all’interno di un contesto provinciale dove il dato occupazionale è positivo, ma dove ci sono specificità negative sulle quali occorre confrontarci».
Associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, enti locali. Sono questi i soggetti coinvolti nel patto regionale, del quale proprio alla Provincia spetta il ruolo di coordinamento per la declinazione reggiana: «Abbiamo già avuto adesioni informali da Unindustria, Legacoop e Cna – afferma Manghi – presto incontreremo le altre associazioni e, la prima settimana di maggio, ho in programma l’incontro con le organizzazioni sindacali, dalle quali mi aspetto un esito positivo. Lo scopo è costituire un tavolo permanente che venga costantemente alimentato da un censimento di tutti i lavoratori che necessitano di ricollocazione, connettendo la domanda con l’offerta, soprattutto per coloro che per ragioni anagrafiche sono di difficile ricollocazione».
Alle associazioni di categoria spetterà il compito di individuare la tipologia di figure necessarie nel tessuto produttivo territoriale. La Regione, invece, nell’ambito delle funzioni dell’Agenzia regionale per il lavoro, metterà a disposizione fondi per la formazione, solitamente in carico alle stesse associazione (che ne saranno quindi sgravate), per consentire ai lavoratori in cerca di occupazione di essere il più aderenti possibile ai profili di cui si manifesta bisogno. Per il censimento dei singoli lavoratori, oltre ai sindacati sarà coinvolta anche la Camera di commercio, attraverso l’osservatorio, in modo da individuare e tracciare singoli profili in uscita, allestendo una sorta di database aggiornabile periodicamente.
«Ci rivolgiamo ad un’area territoriale in cui si contano centinaia di lavoratori in difficoltà, che coinvolge Unione Bassa Reggiana, Unione Terra di Mezzo, Unione Comuni Pianura Reggiana e una parte della Val d’Enza come Sant’Ilario, Gattatico e Campegine, Comuni legati all’esperienza Coopsette – aggiunge Manghi – il tavolo non avrà una durata predefinita, ma durerà il tempo necessario, scattando una fotografia costante delle necessità. Credo che un’azione del genere possa essere un segnale concreto di impegno da parte di tutta la comunità per costruire soluzioni e provare a reagire in un periodo così difficile, aggravato dalla pesante tegola Unieco, dove alle difficoltà occupazionali si aggiungono anche quelle della restituzione del prestito, al centro di un incontro già avvenuto con i comitati dei soci delle cooperative».
Quanto agli obiettivi del patto, «anche un solo lavoratore ricollocato è un obiettivo. Io penso che si possano ricollocare decine di persone, ma preferisco non essere “largo” nelle previsioni e non creare illusioni: stiamo creando un sistema in cui la leva della formazione, in capo alla Regione, può davvero fare la differenza nell’ambito della sperimentazione, che può rappresentare un cambio di passo per includere nuovamente nel mercato del lavoro persone in difficoltà occupazionale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È nel patto che confluiranno le speranze di ricollocamento anche dei 340 lavoratori Unieco, che già il 28 aprile a Bologna insieme al sindacato incontreranno l’assessore regionale alle Attività Produttive, Palma Costi, per aprire il tavolo di crisi. «Ma – aggiunge Manghi – il patto nel suo complesso riguarda anche i lavoratori ex Cormo, i 200 Coopsette, Artoni e di altre realtà aziendali in gravi difficoltà, all’interno di un contesto provinciale dove il dato occupazionale è positivo, ma dove ci sono specificità negative sulle quali occorre confrontarci».
Associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, enti locali. Sono questi i soggetti coinvolti nel patto regionale, del quale proprio alla Provincia spetta il ruolo di coordinamento per la declinazione reggiana: «Abbiamo già avuto adesioni informali da Unindustria, Legacoop e Cna – afferma Manghi – presto incontreremo le altre associazioni e, la prima settimana di maggio, ho in programma l’incontro con le organizzazioni sindacali, dalle quali mi aspetto un esito positivo. Lo scopo è costituire un tavolo permanente che venga costantemente alimentato da un censimento di tutti i lavoratori che necessitano di ricollocazione, connettendo la domanda con l’offerta, soprattutto per coloro che per ragioni anagrafiche sono di difficile ricollocazione».
Alle associazioni di categoria spetterà il compito di individuare la tipologia di figure necessarie nel tessuto produttivo territoriale. La Regione, invece, nell’ambito delle funzioni dell’Agenzia regionale per il lavoro, metterà a disposizione fondi per la formazione, solitamente in carico alle stesse associazione (che ne saranno quindi sgravate), per consentire ai lavoratori in cerca di occupazione di essere il più aderenti possibile ai profili di cui si manifesta bisogno. Per il censimento dei singoli lavoratori, oltre ai sindacati sarà coinvolta anche la Camera di commercio, attraverso l’osservatorio, in modo da individuare e tracciare singoli profili in uscita, allestendo una sorta di database aggiornabile periodicamente.
«Ci rivolgiamo ad un’area territoriale in cui si contano centinaia di lavoratori in difficoltà, che coinvolge Unione Bassa Reggiana, Unione Terra di Mezzo, Unione Comuni Pianura Reggiana e una parte della Val d’Enza come Sant’Ilario, Gattatico e Campegine, Comuni legati all’esperienza Coopsette – aggiunge Manghi – il tavolo non avrà una durata predefinita, ma durerà il tempo necessario, scattando una fotografia costante delle necessità. Credo che un’azione del genere possa essere un segnale concreto di impegno da parte di tutta la comunità per costruire soluzioni e provare a reagire in un periodo così difficile, aggravato dalla pesante tegola Unieco, dove alle difficoltà occupazionali si aggiungono anche quelle della restituzione del prestito, al centro di un incontro già avvenuto con i comitati dei soci delle cooperative».
Quanto agli obiettivi del patto, «anche un solo lavoratore ricollocato è un obiettivo. Io penso che si possano ricollocare decine di persone, ma preferisco non essere “largo” nelle previsioni e non creare illusioni: stiamo creando un sistema in cui la leva della formazione, in capo alla Regione, può davvero fare la differenza nell’ambito della sperimentazione, che può rappresentare un cambio di passo per includere nuovamente nel mercato del lavoro persone in difficoltà occupazionale».
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