Unieco, la rete dei controlli prima del crac
Legacoop, revisori e collegi sindacali: tre livelli di vigilanza fra incertezze e verifiche formali
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REGGIO EMILIA. L’ultima ispezione è stata decisiva, con la revisione 2016 di Legacoop che ha portato a chiedere la liquidazione di Unieco. Ma, sul banco degli imputati nel tracollo dell’ex colosso di via Ruini, finisce l’intera rete della vigilanza del mondo cooperativo, al centro di un cortocircuito legislativo regolato dal DL 220 del 2 agosto 2002, per il quale sono in molti adesso a chiedere una riforma all’insegna dell’indipendenza e di una maggiore trasparenza. Di fatto, i controlli straordinari sono a cura del Ministero per lo sviluppo economico. Quelli ordinari, invece, nelle cooperative affiliate ad associazioni per quanto riguarda le funzioni mutualistiche sono a carico delle associazioni stesse, che si aggiungono ogni due anni ai controlli dei revisori legali e del collegio dei sindaci sul bilancio della singola cooperativa.
Nel 2013, il verbale di revisione di Legacoop su Unieco constatava nel bilancio chiuso al 2012 una perdita di 78 milioni. Era in corso in tribunale l’istanza di ammissione al concordato, trasformato poi in ristrutturazione dei debiti. E non venivano taciute «diverse aree d’incertezza», in relazione al fatto che il patrimonio netto era sceso da 227,8 milioni a 187,8 milioni. In calo anche il prestito dei soci: nel 2011 era 32,5 milioni, a fine 2012 invece 20,7 milioni. È sulla base di questi numeri che i revisori consigliano quella ristrutturazione organizzativa e il taglio di costi e personale. Ma i controlli vengono definiti «formali»: «Non si esprime alcun giudizio sulla conformità dei bilanci esaminati ai principi contabili di generale accettazione».
La relazione dei revisori al bilancio 2014 è invece a cura di una nota azienda di consulenza internazionale. Il fine è «acquisire ogni elemento necessario per accertare se il bilancio d’esercizio sia viziato da errori significativi e se risulti, nel suo complesso, attendibile». Nel documento si legge che il bilancio è conforme, redatto con chiarezza e in modo veritiero. Anche qui una perdita netta: 87 milioni. E anche qui sono sintetizzate una serie di incertezze «che fanno sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di operare nel presupposto della continuità aziendale». Siamo nel luglio 2015, agli albori di quella rivoluzione che portò allo storico passaggio di consegne tra Mauro Casoli e Cinzia Viani nel ruolo di presidente, passando poi attraverso il nuovo concordato finito nella liquidazione. Sempre nel luglio 2015, nella relazione del collegio sindacale all’assemblea dei soci, i temi dell’incertezza sono tutti lì. «Non essendo a noi demandata la revisione del bilancio – si legge – abbiamo vigilato sull’impostazione generale data allo stesso, sulla sua generale conformità alla legge per quel che riguarda la sua formazione e struttura e a tale riguardo non abbiamo osservazioni particolari da riferire». Formalmente è tutto in ordine anche in questo caso, tappa di quel cortocircuito della vigilanza concluso con la liquidazione. (e.spa.)
Nel 2013, il verbale di revisione di Legacoop su Unieco constatava nel bilancio chiuso al 2012 una perdita di 78 milioni. Era in corso in tribunale l’istanza di ammissione al concordato, trasformato poi in ristrutturazione dei debiti. E non venivano taciute «diverse aree d’incertezza», in relazione al fatto che il patrimonio netto era sceso da 227,8 milioni a 187,8 milioni. In calo anche il prestito dei soci: nel 2011 era 32,5 milioni, a fine 2012 invece 20,7 milioni. È sulla base di questi numeri che i revisori consigliano quella ristrutturazione organizzativa e il taglio di costi e personale. Ma i controlli vengono definiti «formali»: «Non si esprime alcun giudizio sulla conformità dei bilanci esaminati ai principi contabili di generale accettazione».
La relazione dei revisori al bilancio 2014 è invece a cura di una nota azienda di consulenza internazionale. Il fine è «acquisire ogni elemento necessario per accertare se il bilancio d’esercizio sia viziato da errori significativi e se risulti, nel suo complesso, attendibile». Nel documento si legge che il bilancio è conforme, redatto con chiarezza e in modo veritiero. Anche qui una perdita netta: 87 milioni. E anche qui sono sintetizzate una serie di incertezze «che fanno sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di operare nel presupposto della continuità aziendale». Siamo nel luglio 2015, agli albori di quella rivoluzione che portò allo storico passaggio di consegne tra Mauro Casoli e Cinzia Viani nel ruolo di presidente, passando poi attraverso il nuovo concordato finito nella liquidazione. Sempre nel luglio 2015, nella relazione del collegio sindacale all’assemblea dei soci, i temi dell’incertezza sono tutti lì. «Non essendo a noi demandata la revisione del bilancio – si legge – abbiamo vigilato sull’impostazione generale data allo stesso, sulla sua generale conformità alla legge per quel che riguarda la sua formazione e struttura e a tale riguardo non abbiamo osservazioni particolari da riferire». Formalmente è tutto in ordine anche in questo caso, tappa di quel cortocircuito della vigilanza concluso con la liquidazione. (e.spa.)
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