«I partigiani hanno lottato per dare a noi la libertà»
di Adriano Arati
Lungo corteo e grande partecipazione alla cerimonia in centro a Reggio Emilia Il sindaco cita Kennedy, il presidente della Provincia: «Abbattiamo le barriere»
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REGGIO EMILIA. Una piazza piena e assolata per parlare di ieri e di oggi. Il centro di Reggio ha accolto le manifestazioni del 25 aprile con un’ampia affluenza di partecipanti e il sindaco Luca Vecchi lo ha ricordato sul palco davanti a piazza Martiri del 7 Luglio: «Era da tanto che non si vedeva una piazza così piena», ha detto aprendo il momento delle orazioni. Alla cerimonia si è arrivati dopo quasi due ore di attività: la commemorazione è iniziata alle 10.30 in Ghiara con la messa. Da corso Garibaldi è partito il corteo, aperto dalla banda musicale cittadina, con passaggi in via Emilia e in via Crispi prima di arrivare alle piazze dei teatri, dove sono stati posati omaggi floreali ai diversi monumenti. Il lungo serpentone vedeva tanti volti insieme. Le autorità, le associazioni partigiane, i sindacati, esponenti politici, qualche bandiera di Israele e, staccati di qualche metro, manifestanti contro le guerre con i loro striscioni e i loro megafoni.
C’era pure l’immancabile ragazza vestita di tricolore che da anni presenzia alle celebrazioni, dal 7 gennaio al 25 aprile al 2 giugno, impassibile al clima e alle temperature differenti, vestita con i suoi abiti bianchi, rossi e verdi.
Sul palco, hanno parlato il sindaco Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il presidente dell’Alpi (l’associazione dei partigiani bianchi) Danilo Morini e alcuni giovani testimoni, reduci da viaggi e rielaborazioni sulla memoria assieme alle scuole e a Istoreco. Fra loro, Maria Cristina Blancato, Beatrice Cottafavi, Chiara Ferretti e Francesca Bonfatti dell’istituto Canossa, accompagnate dal docente Stefano Aicardi. Le ragazze hanno presentato un loro lavoro portato avanti in questi mesi, fra riflessioni proprie e testimonianze di reggiani di varie età. Vecchi e Manghi, nei loro interventi, hanno spaziato dalla Liberazione a un oggi altrettanto turbolento e doloroso. Il sindaco ha ricordato l’eccidio delle Reggiane del 28 luglio ’43, l’armistizio e il cammino che ha portato al movimento partigiano: «Chi erano i partigiani? Con le parole di Bob Kennedy, potremmo dire che erano ragazzi giovani che sognavano “cose che non si sono mai state” e hanno deciso di “realizzarle”. Nessuno di loro, per ragioni anagrafiche, aveva visto la democrazia e la libertà. E nessuno di loro aveva vissuto la democrazia e la libertà come la viviamo noi oggi. Eppure, hanno scelto, con coraggio, di lottare e combattere, con privazioni inimmaginabili, con tormenti atroci, arrivando fino a mettere nel conto la perdita della vita. Sono caduti loro per dare a noi libertà e democrazia». Ed Europa: «In fondo non è una stravaganza storica sostenere che l’Unione Europea trovi il suo fondamento morale nella Resistenza europea, nella sconfitta del nazifascismo, nella capacità di questo grande continente». Dai ragazzi degli anni ’40 è partito il presidente Manghi per arrivare ai tanti attentati di questi ultimi mesi e ai risultati elettorali in tante nazionali: «Non possiamo che guardare con forte preoccupazione al dilagare di logiche basate sull’esclusione e la paura». Di queste nuove sfide, «l’immigrazione rappresenta forse quella più impegnativa. Che non può essere vinta con la logica dell’“io”, pensando all’essere primi e dimenticando gli ultimi. Perché quest’ottica, come purtroppo stiamo vedendo, è in grado solo di innalzare barriere e inasprire diseguaglianze e conflitto e non di creare benessere, sicurezza e progresso».
C’era pure l’immancabile ragazza vestita di tricolore che da anni presenzia alle celebrazioni, dal 7 gennaio al 25 aprile al 2 giugno, impassibile al clima e alle temperature differenti, vestita con i suoi abiti bianchi, rossi e verdi.
Sul palco, hanno parlato il sindaco Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il presidente dell’Alpi (l’associazione dei partigiani bianchi) Danilo Morini e alcuni giovani testimoni, reduci da viaggi e rielaborazioni sulla memoria assieme alle scuole e a Istoreco. Fra loro, Maria Cristina Blancato, Beatrice Cottafavi, Chiara Ferretti e Francesca Bonfatti dell’istituto Canossa, accompagnate dal docente Stefano Aicardi. Le ragazze hanno presentato un loro lavoro portato avanti in questi mesi, fra riflessioni proprie e testimonianze di reggiani di varie età. Vecchi e Manghi, nei loro interventi, hanno spaziato dalla Liberazione a un oggi altrettanto turbolento e doloroso. Il sindaco ha ricordato l’eccidio delle Reggiane del 28 luglio ’43, l’armistizio e il cammino che ha portato al movimento partigiano: «Chi erano i partigiani? Con le parole di Bob Kennedy, potremmo dire che erano ragazzi giovani che sognavano “cose che non si sono mai state” e hanno deciso di “realizzarle”. Nessuno di loro, per ragioni anagrafiche, aveva visto la democrazia e la libertà. E nessuno di loro aveva vissuto la democrazia e la libertà come la viviamo noi oggi. Eppure, hanno scelto, con coraggio, di lottare e combattere, con privazioni inimmaginabili, con tormenti atroci, arrivando fino a mettere nel conto la perdita della vita. Sono caduti loro per dare a noi libertà e democrazia». Ed Europa: «In fondo non è una stravaganza storica sostenere che l’Unione Europea trovi il suo fondamento morale nella Resistenza europea, nella sconfitta del nazifascismo, nella capacità di questo grande continente». Dai ragazzi degli anni ’40 è partito il presidente Manghi per arrivare ai tanti attentati di questi ultimi mesi e ai risultati elettorali in tante nazionali: «Non possiamo che guardare con forte preoccupazione al dilagare di logiche basate sull’esclusione e la paura». Di queste nuove sfide, «l’immigrazione rappresenta forse quella più impegnativa. Che non può essere vinta con la logica dell’“io”, pensando all’essere primi e dimenticando gli ultimi. Perché quest’ottica, come purtroppo stiamo vedendo, è in grado solo di innalzare barriere e inasprire diseguaglianze e conflitto e non di creare benessere, sicurezza e progresso».
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