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L’ASSESSORE MARAMOTTI 

«Iat, gestione esternalizzata per una maggiore efficienza» 

«Iat, gestione esternalizzata per una maggiore efficienza» 

REGGIO EMILIA. «Reggio Emilia ha, non meno di altre città, la possibilità di promuoversi di più dal punto di vista turistico. E deve farlo». Natalia Maramotti, assessore a sicurezza, cultura della...

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REGGIO EMILIA. «Reggio Emilia ha, non meno di altre città, la possibilità di promuoversi di più dal punto di vista turistico. E deve farlo». Natalia Maramotti, assessore a sicurezza, cultura della legalità e città storica con delega a commercio e attività produttive, non ha dubbi che la promozione del turismo passi attraverso cambiamenti necessari e non più prorogabili.
Un esempio tangibile: lo Iat di via Toschi (ufficio informazioni e accoglienza turistica) era chiuso ieri 25 aprile così come lo sarà il 1° maggio e come lo è tutte le domeniche. Non è una contraddizione per una città che vuole essere turistica? «Lo Iat esiste in base a una normativa regionale ma, ad oggi, è gestito all’interno del Comune. Questo significa che chi ci lavora è un dipendente comunale e, in quanto tale, ha dei diritti che vanno tutelati. La vera svolta si avrà con la costituzione della “destinazione turistica Emilia ovest”, che comprende Reggio Emilia, Parma e Piacenza, già approvata in consiglio provinciale. Si tratterà di un ente strumentale dell’ente locale stesso i cui organi saranno l’assemblea, il presidente, il consiglio d’amministrazione, il revisore dei conti e il direttore. Sarà dotata di una cabina di regia ed è previsto il coinvolgimento di privati così come delle associazioni territoriali a partire dal Club di Prodotto. Questo perché la promozione turistica deve contare sulla massima flessibilità». Cosa cambierà quindi per lo Iat? «A quel punto, quando la “destinazione turistica” diventerà realtà, sarà possibile decidere se esternalizzare la gestione dello Iat. E io, personalmente, penso che sia la strada giusta. Questo consentirà quella apertura dei luoghi del turismo possibile solo attraverso condivisione e flessibilità».
Visto che Reggio Emilia si troverà a interagire con Parma e Piacenza, è forse necessaria una maggiore omogeneità anche in scelte che influiscono direttamente sulle politiche turistiche. Come la tassa di soggiorno: a Parma si paga, a Reggio e Piacenza no.
«Ho sempre visto favorevolmente l’introduzione della tassa di soggiorno - spiega Natalia Maramotti - e spero che finalmente, anche grazie alla nuova “destinazione turistica”, entri in vigore anche a Reggio Emilia. Per una governance pubblica del turismo servono risorse economiche e anche la tassa di soggiorno può servire. Si tratterebbe di una cifra modesta quantificabile in media in un euro a persona: non graverebbe sui reggiani e sugli imprenditori del turismo ma, in misura minima, sui turisti stessi. E non penso proprio che rappresenti un deterrente per chi si trovi a scegliere una meta turistica piuttosto che un’altra».(c.c.)

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