Gazzetta di Reggio

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Il vecchio e la bambina così la festa al Cervi 

di Andrea Melosi
Il vecchio e la bambina così la festa al Cervi 

Tanti piccoli alla manifestazione annuale organizzata dalla casa-museo Un pensiero di Grace diventa cartolina e “il Cin” sorride a chi vuole un selfie

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GATTATICO. «Ma allora, arrivano i fratelli Cervi?». Così Grace, tre anni, si è rivolta a mamma e papà. Una domanda così semplice, spontanea, tenera, che è talmente piaciuta da diventare una cartolina in distribuzione allo stand dell’Istituto Cervi che accoglie i visitatori nella giornata della festa laica più bella che abbiamo.
Già, guardandoti intorno ieri mattina a Casa Cervi di bambini ce n’erano davvero tanti. Motivo? Semplice, come la domanda di Grace, perché qui il 25 Aprile non ha mai niente di polveroso e di stanco cerimoniale. Certo, ci sono dal palcoscenico gli interventi ufficiali delle autorità ed è giusto che sia così. Come le parole pronunciate dalla borettese Albertina Soliani, un trascorso da senatrice e oggi presidente dell’Istituto Cervi che ha ricordato come noi tutti siamo figli di quella epica e tragica stagione che fu la lotta partigiana suggellata nella straordinaria giornata del 25 aprile di 72 anni fa.
Ma, soprattutto, nell’arco dell’intera giornata che festeggia la vittoria sul nazifascismo, c’è davvero altro, tanto altro. Vera festa popolare e dove i bambini sono veri protagonisti. A correre, urlare, ridere, addormentati in braccio a mamma e papà, affamati, dipinti come clown e personaggi fantasy da alcuni bravissimi truccabimbi: sono loro la “resistenza urlante e allegra” che colora e agita le stanze della casa-museo, i vasti prati circostanti, l’area spettacoli.
Ma ci sono anche bambini, diciamo “resistenti” e questo fa ben sperare. Una, in particolare, poco dopo l’ingresso, sotto un piccolo gazebo dove si distribuisce materiale informativo. Avrà sì e no dieci anni.
Ma chi è? Al museo ci dicono che sia chiama Marianna ed è figlia di un papà col nome davvero impegnativo: Antenore Cervi, il presidente della Cia reggiana (che non è il servizio segreto americano ma la confederazione italiana agricoltori). Antenore, come uno dei sette fratelli. Marianna è molto presa dal suo ruolo di informatrice: gentile, attenta si muove di continuo con l’energia incontenibile dei suoi anni davanti e dietro il banchetto del gazebo. Praticamente riesce a fermare tutti o quasi quelli che stanno arrivando. Distribuisce volantini, depliant, chiede se vuoi scrivere un pensiero sul museo «utilizzando l’apposita cartolina». Cavolo è proprio brava, efficiente ed è impossibile... evitarla. E, d’altra parte, perché farlo?
«Mi chiama il “suo collaboratore”» dice sorridendo il volontario che con lei gestisce il piccolo gazebo.
Gazebo importante, perché qui si raccolgono anche le adesioni ad un nuovo progetto dell’Istituto Cervi. Ovvero quello che, dopo una modifica allo Statuto, permette a tutti di diventare soci del sodalizio. Possibilità concessa fino ad oggi solo ad enti pubblici e associazioni. Basta anche una piccola cifra, dieci euro, per associarsi. Andate su www.istitutocervi.it e troverete tutte le informazioni dettagliate.
E lì, a fianco del gazebo della super Marianna, sotto il fresco degli alberi e seduto su una sedia, c’è la faccia rugosa di un vecchio militante che guarda la bambina con simpatia e l’affetto di un nonno. Si chiama Adriano Alessandrini, ma per tutti al Cervi è semplicemente “il Cin”. Chi si è fatto altri 25 Aprile in questo luogo speciale, lo conosce bene. Era quello che con la sua maglia rossa (a volte quella della Aeroflot sovietica) stava in piedi all’ingresso accanto allo scatolone per le offerte. Un bel sorriso a tutti quelli che entravano e così una manciata di spiccioli e anche banconote finivano dentro. Ma quest’anno il Cin è un po’ stanco, l’età si fa sentire e a guardia dello scatolone c’è un volontario più in gamba.
Però il 25 Aprile è il 25 Aprile e lui non poteva non esserci anche quest’anno. Magari a sedere, al fresco, ma presente. E non manca nemmeno per lui il momento diciamo di celebrità: così c’è chi si ferma, lo riconosce, gli stringe la mano, tira fuori il cellulare e clic, vai col selfie da postare su Facebook.
Passa qualche ora e la festa popolare per la Liberazione comincia a entrare nel vivo: sempre più affollate le stanze della cascina che custodiscono i ricordi, i documenti, gli arnesi di lavoro dei Cervi contadini. Su, al primo piano, si entra con rispetto quasi religioso nelle camere della famiglia ancora arredate come settant’anni fa. Si fa la fila per la sala della Quadrisfera dove 100 monitor trasmettono la storia dei Cervi. Fuori l’aria si riempe dell’odore invitante delle salsicce e delle costine a cuocere sulla griglia e dal palco arrivano le prime note di una band.
Ma ieri al Cervi secondo noi i veri protagonisti sono stati i bambini. Gioiosi e spensierati, come dovrebbero essere tutti i bambini del mondo. Anche quelli dei barconi o di Aleppo.
Come Grace, che non sa molto sui sette fratelli ma è stata comunque qui, in questo speciale luogo della memoria che si sa rinnovare e attira famiglie e nuove generazioni. E chissà, forse un giorno ci tornerà da donna e di certo saprà dare una risposta alla sua domanda semplice, spontanea e tenera di tanti anni prima.

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