«Colpa dei cooperatori diventati immobiliaristi»
di Enrico Lorenzo Tidona
Bosi e Volta di Legacoop prendono le distanze dalla passata gestione «È stato un errore dare tutto per arginare le crisi di Orion e Cmr Reggiolo»
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REGGIO EMILIA. Stipendi da favola, cooperatori «tramutatisi in immobiliaristi» con «macchinoni» e prebende. È tutto – o quasi – scomparso nel perimetro della cooperazione reggiana secondo Luca Bosi. Che rilancia: «Quanto guadagniamo? Nessun problema a dirlo. Io prendo 3.300 euro netti al mese. Sono tanti? Sì, ma sono comunque un terzo o un quarto di altri cooperatori del passato». Parola di Luca Bosi, presidente di Sicrea, di Boorea, vice presidente di Legacoop Emilia Ovest, forse tra i più titolati per parlare della cooperazione, del suo tracollo nell’edilizia e di soluzioni necessarie. Bosi è un dirigente cooperatore cresciuto nel Pd, ex assessore a Luzzara, risparmiatore beffato dal crac della Cmr di Reggiolo, scelto da qualche anno come volto della svolta nel sistema delle coop. È lui a rivelare a decine di soci e ai risparmiatori stipati dentro una saletta dell’hotel Cristallo di Reggio, quant’è il suo stipendio. Lo fa senza peli sulla lingua, placando una curiosità ma non la voglia di rivalsa di chi è rimasto senza lavoro e senza risparmi: soci dei quattro grandi crac delle coop edili Cmr, Orion, Coopsette e Unieco. Accanto a Bosi il collega Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest: «Nelle 380 coop socie abbiamo aumentato i ricavi e i dipendenti ma abbiamo perso una barca di patrimonio che nella cooperazione è intergenerazionale per definizione. Dobbiamo rimboccarci le maniche per ricostruirlo e per non perdere fiducia».
Dichiarazioni aperte in risposta alle domande incrociate di Mauro Del Bue, direttore dell’Avanti e del Centro Prampolini (organizzatore della conferenza di ieri sul tema), e di Stefano Scansani (direttore della Gazzetta), Gabriele Franzini (direttore di Tg Reggio) e Giovanni Mazzoni (direttore Teletricolore). Bosi para i colpi e ne mette a segno a sua volta, evidenziando errori del sistema del quale occupa oggi il vertice e puntando sulla svolta affidata a lui e a Volta da un paio d’anni. «Dopo Tangentopoli e fino al 2008 queste cooperative si sono trasformate in coop che facevano esclusivamente attività immobiliare – dice Bosi – Per farla servono grande capitale e grandi rischi. La perdita della Reggiolo era già presente nel 2003 ma si copriva con le rivalutazioni delle aree agricole trasformate con un fabbricato sopra. Rivalutavi 300 euro al metro quadro una cosa pagata 10 euro. Secondo voi come fa una cooperativa con 20 anni di bilanci in utile a chiudere infine con 80 milioni di perdita?».
Poi l’affondo a Mauro Casoli, ex presidente di Unieco. «Cmc ha continuato a fare produzione lavoro e il 75% del suo fatturato è all’estero. E il presidente di Cmc dice che vuole lavorare all’estero per restare in Italia. Esattamente il contrario di quanto ha detto Casoli durante una recente intervista».
Poi, per l’appunto, il nodo degli stipendi, dei gettoni e delle indennità. «Tutte le indennità che mi vengono date io non le vedo nemmeno – dice Bosi – Vanno nella mia azienda che mi dà lo stipendio, Sicrea».
Un dato etico per Bosi, non obbligatorio, «ma riservato al buon senso delle persone». «Io conosco decine e decine di casi eclatanti che fanno come il sottoscritto. Sicuramente in passato ci sono stati i dirigenti che guadagnavano 12 mila euro», dice Bosi, che non fa nomi, «ma su di me non ci sono sproporzioni». Ricostruire la fiducia resta impresa difficile vista la sequenza dei crac e i 70 milioni di prestito persi solo a Reggio. Le casse di Legacoop sono state dissanguate con la restituzione del 40% ai prestatori di Cmr e Orion. Per Coopsette e Unieco nemmeno le briciole al momento. «Io sono qui da poco ma fu un errore dare tutti quei soldi lì alle prime due – dice Volta – oggi possiamo dirlo. Ma faremo il possibile per aiutare tutti: prima però chi non ha avuto ancora niente».
Le garanzie mancate sul prestito sociale hanno portato alla deriva un’emergenza conclamata. «Sugli immobiliaristi ha ragione Bosi – dice Anna Maria Paterlini, risparmiatrice di Orion che stanga i due dirigenti presenti – In Orion abbiamo una società satura come Novellara 2000, piena di case che non si vendono. Quindi le aste vanno deserte e man mano calano i valori. Dopo 4 anni dall’omologa del concordato di Orion non abbiamo preso un centesimo. É stato umiliante. Se Legacoop si è data da fare è perché noi abbiamo rotto le scatole. Con telefonate, con cartelli non molto gentili sotto Legacoop, e da lì si è mosso qualcosa. Quindi noi per solidarietà siamo con Coopsette, con Unieco. Siamo stati a Bologna, dal prefetto, dal sindaco e andremo a Roma. Sono state salvate delle banche: noi non abbiamo obbligazioni subordinate, abbiamo prestato i nostri risparmi per incentivare il lavoro. Avete capito? L’amarezza che proviamo è esser stati fregati da una cooperativa. E dai nostri elenchi risultano dirigenti che dopo il crac avevano solo 19 centesimi di prestito».
Dichiarazioni aperte in risposta alle domande incrociate di Mauro Del Bue, direttore dell’Avanti e del Centro Prampolini (organizzatore della conferenza di ieri sul tema), e di Stefano Scansani (direttore della Gazzetta), Gabriele Franzini (direttore di Tg Reggio) e Giovanni Mazzoni (direttore Teletricolore). Bosi para i colpi e ne mette a segno a sua volta, evidenziando errori del sistema del quale occupa oggi il vertice e puntando sulla svolta affidata a lui e a Volta da un paio d’anni. «Dopo Tangentopoli e fino al 2008 queste cooperative si sono trasformate in coop che facevano esclusivamente attività immobiliare – dice Bosi – Per farla servono grande capitale e grandi rischi. La perdita della Reggiolo era già presente nel 2003 ma si copriva con le rivalutazioni delle aree agricole trasformate con un fabbricato sopra. Rivalutavi 300 euro al metro quadro una cosa pagata 10 euro. Secondo voi come fa una cooperativa con 20 anni di bilanci in utile a chiudere infine con 80 milioni di perdita?».
Poi l’affondo a Mauro Casoli, ex presidente di Unieco. «Cmc ha continuato a fare produzione lavoro e il 75% del suo fatturato è all’estero. E il presidente di Cmc dice che vuole lavorare all’estero per restare in Italia. Esattamente il contrario di quanto ha detto Casoli durante una recente intervista».
Poi, per l’appunto, il nodo degli stipendi, dei gettoni e delle indennità. «Tutte le indennità che mi vengono date io non le vedo nemmeno – dice Bosi – Vanno nella mia azienda che mi dà lo stipendio, Sicrea».
Un dato etico per Bosi, non obbligatorio, «ma riservato al buon senso delle persone». «Io conosco decine e decine di casi eclatanti che fanno come il sottoscritto. Sicuramente in passato ci sono stati i dirigenti che guadagnavano 12 mila euro», dice Bosi, che non fa nomi, «ma su di me non ci sono sproporzioni». Ricostruire la fiducia resta impresa difficile vista la sequenza dei crac e i 70 milioni di prestito persi solo a Reggio. Le casse di Legacoop sono state dissanguate con la restituzione del 40% ai prestatori di Cmr e Orion. Per Coopsette e Unieco nemmeno le briciole al momento. «Io sono qui da poco ma fu un errore dare tutti quei soldi lì alle prime due – dice Volta – oggi possiamo dirlo. Ma faremo il possibile per aiutare tutti: prima però chi non ha avuto ancora niente».
Le garanzie mancate sul prestito sociale hanno portato alla deriva un’emergenza conclamata. «Sugli immobiliaristi ha ragione Bosi – dice Anna Maria Paterlini, risparmiatrice di Orion che stanga i due dirigenti presenti – In Orion abbiamo una società satura come Novellara 2000, piena di case che non si vendono. Quindi le aste vanno deserte e man mano calano i valori. Dopo 4 anni dall’omologa del concordato di Orion non abbiamo preso un centesimo. É stato umiliante. Se Legacoop si è data da fare è perché noi abbiamo rotto le scatole. Con telefonate, con cartelli non molto gentili sotto Legacoop, e da lì si è mosso qualcosa. Quindi noi per solidarietà siamo con Coopsette, con Unieco. Siamo stati a Bologna, dal prefetto, dal sindaco e andremo a Roma. Sono state salvate delle banche: noi non abbiamo obbligazioni subordinate, abbiamo prestato i nostri risparmi per incentivare il lavoro. Avete capito? L’amarezza che proviamo è esser stati fregati da una cooperativa. E dai nostri elenchi risultano dirigenti che dopo il crac avevano solo 19 centesimi di prestito».
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