I soci di Unieco hanno eletto il comitato creditori
Ieri l’assemblea al centro Pigal per formare un vertice e poter essere rappresentati nelle riunioni istituzionali
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REGGIO EMILIA. Una lunga assemblea ha portato all’avvio dell’iter per la costituzione del comitato dei soci di Unieco. Un primo passo fondamentale per poter dotare di una cabina di regia la folta rappresentanza di soci lavoratori della cooperativa schiacciata da oltre 660 milioni di debiti.
L’elezione è avvenuta ieri al centro Pigal, a poche ore di distanza dalla prima vera riunione di vertice che è stata fissata per domani a Bologna dalla Regione Emilia-Romagna. L’assessore alle Attività produttive Palma Costi darà così il via al confronto sulla grave crisi della coop edile, ora in liquidazione coatta amministrativa dopo che un anno fa circa ci era già finita Coopsette, l’altro colosso reggiano.
Sempre al Pigal, domani pomeriggio, si svolgerà anche un’assemblea dei lavoratori organizzata dalla Fillea-Cgil, subito dopo la prima convocazione del tavolo di crisi in Regione, alla presenza dei sindacati e dell’assessore regionale.
Un appuntamento che rappresenta un tappa di avvicinamento verso la realizzazione del Patto per lo sviluppo territoriale, con il quale si tenterà la strada del ricollocomento per i lavoratori di aziende e coop in crisi.
La delega in materia è passata alla Regione che è però impegnata su una miriade di fronti, a partire proprio dalle crisi delle cooperative. Solo a Reggio Emilia i passivi di Orion, Cmr, Unieco e Coopsette superano agevolmente 1,5 miliardi di euro. Unieco aveva 450 posti di lavoro ora cancellati – senza nemmeno la possibilità di avere la cassa integrazione per crisi – e 12 milioni di prestito sociale svanito. Ma è solo l’ultima ed è ben più vasto l’impatto generato dal crollo delle coop rosse dell’edilizia, che ha prodotto scosse verso Parma con la coop Di Vittorio. Un’onda d’urto che a Reggio ha distrutto prestito sociale per 70 milioni.
Poi ci sono i casi fuori provincia, come la Coop Costruzioni di Bologna, liquidata nel 2016, 400 dipendenti, debiti per 250 milioni, 1.850 creditori. A Modena c’è la Cdc, 280 dipendenti, passivo da 600 milioni, incorporata in Sicrea, società di capitali creata da Legacoop. Poco più in là è saltata la coop Muratori San Possidonio. Altro caso emblematico, la Cesi di Imola, area sotto l’egida del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, finita in liquidazione nel 2014: un attivo circolante di 886 milioni e debiti a breve 950 milioni di euro. (e.l.t.)
L’elezione è avvenuta ieri al centro Pigal, a poche ore di distanza dalla prima vera riunione di vertice che è stata fissata per domani a Bologna dalla Regione Emilia-Romagna. L’assessore alle Attività produttive Palma Costi darà così il via al confronto sulla grave crisi della coop edile, ora in liquidazione coatta amministrativa dopo che un anno fa circa ci era già finita Coopsette, l’altro colosso reggiano.
Sempre al Pigal, domani pomeriggio, si svolgerà anche un’assemblea dei lavoratori organizzata dalla Fillea-Cgil, subito dopo la prima convocazione del tavolo di crisi in Regione, alla presenza dei sindacati e dell’assessore regionale.
Un appuntamento che rappresenta un tappa di avvicinamento verso la realizzazione del Patto per lo sviluppo territoriale, con il quale si tenterà la strada del ricollocomento per i lavoratori di aziende e coop in crisi.
La delega in materia è passata alla Regione che è però impegnata su una miriade di fronti, a partire proprio dalle crisi delle cooperative. Solo a Reggio Emilia i passivi di Orion, Cmr, Unieco e Coopsette superano agevolmente 1,5 miliardi di euro. Unieco aveva 450 posti di lavoro ora cancellati – senza nemmeno la possibilità di avere la cassa integrazione per crisi – e 12 milioni di prestito sociale svanito. Ma è solo l’ultima ed è ben più vasto l’impatto generato dal crollo delle coop rosse dell’edilizia, che ha prodotto scosse verso Parma con la coop Di Vittorio. Un’onda d’urto che a Reggio ha distrutto prestito sociale per 70 milioni.
Poi ci sono i casi fuori provincia, come la Coop Costruzioni di Bologna, liquidata nel 2016, 400 dipendenti, debiti per 250 milioni, 1.850 creditori. A Modena c’è la Cdc, 280 dipendenti, passivo da 600 milioni, incorporata in Sicrea, società di capitali creata da Legacoop. Poco più in là è saltata la coop Muratori San Possidonio. Altro caso emblematico, la Cesi di Imola, area sotto l’egida del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, finita in liquidazione nel 2014: un attivo circolante di 886 milioni e debiti a breve 950 milioni di euro. (e.l.t.)
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