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Lotta dura alla Terex a Lentigione gli operai fermano la fabbrica 

di Enrico Lorenzo Tidona
Lotta dura alla Terex a Lentigione gli operai fermano la fabbrica 

Sciopero di tre giorni e presidio permanente ai cancelli L’annuncio della chiusura fa scattare una lunga protesta

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BRESCELLO. Hanno comprato l’azienda e ora chiudono lo stabilimento di Lentigione. Nella testa dei 158 dipendenti dell’ex Terex c’è questo assunto. A rompere gli indugi sul futuro della fabbrica che produce carrelli elevatori sono stati due giorni fa gli stessi vertici della multinazionale finlandese Konecranes, che ha comprato il ramo facendo però un passo indietro sulla filiale reggiana. Ieri gli operai hanno risposto rompendo a loro volta gli indugi. L’assemblea dei lavoratori insieme alle rsu, a Fiom, Ulim e Ugl ha deciso il presidio permanente davanti allo stabilimento di Lentigione con proclamazione dello sciopero e sospensione totale di tutte le attività, per la difesa del lavoro e dell’occupazione.
La produzione è quindi bloccata per tre giorni lavorativi, fino a martedì prossimo, in attesa anche di una convocazione a livello regionale. L’assemblea di ieri a Lentigione non è stata priva di momenti di tensione, trattandosi dell’ennesima vicenda che colpisce i lavoratori dell’ormai ex Terex già oggetto diverse ristrutturazioni anche nel recente passato. Una cosa è certa: gli operai saranno in corteo al Primo Maggio a Reggio, per portare la protesta su piazza pubblica. All’incontro svoltosi tra sindacati e azienda il 26 aprile, gli operai avevano già risposto con un picchetto fuori dall’associazione degli industriali di via Toschi a Reggio. Ora, appresa la posizione dell’azienda, sono passati all’azione. «Con una proiezione sui futuri 5 anni, gli interventi proposti dimezzerebbero le attuali perdite ma rimarrebbe comunque un risultato operativo negativo non sostenibile» ha dichiarato l’azienda ai sindacati. L’orientamento è quello di «andare ad una cessazione dell'attività produttiva dello stabilimento» hanno confermato i manager. «Qui parliamo di lavoratori che rischiano di rimanere senza cassa integrazione e di una crisi che grava su un pezzo di provincia che non offre grandi spunti per la ricollocazione» dice Jacopo Scialla, segretario della Uilm di Reggio. «La nostra delegazione – sottolineano i tre sindacati – oltre ad aver contestato alcune delle valutazioni ed aver richiesto chiarimenti su come sono stati calcolati alcuni costi senza aver ottenuto chiare risposte, ha dichiarato che mentre c'è la disponibilità a discutere di un piano di riorganizzazione che possa anche contemplare l'utilizzo di ammortizzatori sociali, rigetta l'ipotesi di chiusura dello stabilimento e di un confronto teso ad individuare politiche attive di riqualificazione e di sostegno alla ricerca di nuova occupazione per i lavoratori e non alla salvaguardia dello stabilimento e dell'occupazione. La delegazione sindacale ribadisce che «è inaccettabile che una multinazionale leader di mercato, quale Konecranes, abbia acquisito a gennaio scorso tutto il gruppo Mhps della Terex e ora dichiari la non possibilità di prosecuzione dell'attività lavorativa mettendo sulla strada 158 lavoratori. Tutto ciò avviene senza che ad oggi nessun dirigente della multinazionale sia entrato nello stabilimento per analizzare direttamente la situazione ed individuare, assieme ai sindacati, interventi per il recupero di efficienza e redditività».
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