Mora: «Contro i voucher raccolte 34mila firme»
di Luciano Salsi
Il segretario della Camera del lavoro sottolinea il contributo dei reggiani Questa sera Gualazzi live in piazza Martiri, anche se i referendum sono saltati
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REGGIO EMILIA. Il concerto di Raphael Gualazzi doveva essere una serata di mobilitazione in vista dei referendum del 28 maggio, chiesti dalla Cgil per l'abolizione dei voucher e il ripristino della responsabilità solidale delle aziende nel sistema degli appalti. Ora la consultazione popolare è cancellata dalla decisione del Governo e del Parlamento di accogliere preventivamente le richieste del sindacato, ma l'esibizione dell'artista urbinate, organizzata in collaborazione con l'Arci, è confermata per questa sera in piazza Martiri del 7 Luglio. Lo spettacolo è riconvertito in una festa per un pubblico prevalentemente giovanile e in un omaggio alla città. A Guido Mora, segretario generale della Camera del Lavoro, chiediamo di tirare le somme dell'iniziativa.
Quale contributo ha dato la nostra provincia al successo della proposta referendaria?
«Abbiamo raccolto 34mila firme. Ciò significa che ha sottoscritto la richiesta dei referendum quasi un decimo dei 380mila elettori reggiani. Nessun altro territorio ha raggiunto questo risultato».
Quale utilizzo veniva fatto dei voucher nella nostra provincia?
«Qui ne sono stati venduti un milione e 800mila, per un totale di 18 milioni di euro. Migliaia di lavoratori sono coinvolti. Ci risulta che soltanto il 10-15 per cento dei buoni sia stato utilizzato per il lavoro occasionale. Il sistema era stato pensato per attività saltuarie quali le lezioni private, le pulizie e il giardinaggio. In realtà, oltre al commercio, alla cura delle persone e all'agricoltura, il 47% dei voucher è stato usato per altre attività, fra cui in primo luogo quelle artigianali e industriali, che comportano un impegno continuativo».
Si dice, però, che i voucher siano serviti per regolarizzare, almeno in parte, il lavoro nero. Non è così?
«Si dovrebbe dimostrare che il lavoro nero è calato. Invece i voucher lo hanno incrementato. Un buono da dieci euro, infatti, veniva speso per pagare fino a otto ore di lavoro».
Quindi ne è stato fatto un abuso?
«No, perchè la legge Monti, non fissava la retribuzione oraria. Quindi chi voleva forzare poteva coprire con un solo voucher anche un'intera giornata lavorativa».
Al sindacato si rimprovera di avere provocato un vuoto. D'ora in poi rimarrà soltanto il lavoro nero per gli incarichi occasionali?
«La Cgil non dice solo dei no. Insieme alle richieste di tre referendum abbiamo raccolto un milione di firme anche per la proposta di legge popolare derivante dalla nostra Carta dei diritti universali del lavoro. Si dovrebbero introdurre norme più stringenti, con buoni riservati a studenti, pensionati e disoccupati, che fissino la retribuzione oraria e siano venduti non nelle tabaccherie, ma in un circuito gestito dallo stato, comprendente l'Inps e certe agenzie interinali, secondo il modello sperimentato in Belgio».
Questo problema oggi sembra superato dal dramma della Terex. Che fare per questi lavoratori minacciati di licenziamento?
«Le forze politiche devono intervenire. Se la sinistra non si occupa dei problemi del lavoro, i lavoratori votano a destra, com'è accaduto in Francia. Lo stato deve essere a fianco dei lavoratori e sostenerli».
Rimane la catastrofe delle cooperative di produzione e lavoro. Il sindacato non dovrebbe fare un po' di autocritica?
«L'autocritica l'avevo pubblicata sulla Gazzetta di Reggio un anno e mezzo fa. Il sindacato non è riuscito a imporre al sistema cooperativo la discussione su come gestire la crisi e riconvertire le attività. La confusione fra il ruolo di socio e quello di lavoratore non ha permesso di affidare pienamente al sindacato i compiti che gli competono. I soci hanno dato mano libera ai manager nel gestire le coop con i criteri delle aziende private».
Quale contributo ha dato la nostra provincia al successo della proposta referendaria?
«Abbiamo raccolto 34mila firme. Ciò significa che ha sottoscritto la richiesta dei referendum quasi un decimo dei 380mila elettori reggiani. Nessun altro territorio ha raggiunto questo risultato».
Quale utilizzo veniva fatto dei voucher nella nostra provincia?
«Qui ne sono stati venduti un milione e 800mila, per un totale di 18 milioni di euro. Migliaia di lavoratori sono coinvolti. Ci risulta che soltanto il 10-15 per cento dei buoni sia stato utilizzato per il lavoro occasionale. Il sistema era stato pensato per attività saltuarie quali le lezioni private, le pulizie e il giardinaggio. In realtà, oltre al commercio, alla cura delle persone e all'agricoltura, il 47% dei voucher è stato usato per altre attività, fra cui in primo luogo quelle artigianali e industriali, che comportano un impegno continuativo».
Si dice, però, che i voucher siano serviti per regolarizzare, almeno in parte, il lavoro nero. Non è così?
«Si dovrebbe dimostrare che il lavoro nero è calato. Invece i voucher lo hanno incrementato. Un buono da dieci euro, infatti, veniva speso per pagare fino a otto ore di lavoro».
Quindi ne è stato fatto un abuso?
«No, perchè la legge Monti, non fissava la retribuzione oraria. Quindi chi voleva forzare poteva coprire con un solo voucher anche un'intera giornata lavorativa».
Al sindacato si rimprovera di avere provocato un vuoto. D'ora in poi rimarrà soltanto il lavoro nero per gli incarichi occasionali?
«La Cgil non dice solo dei no. Insieme alle richieste di tre referendum abbiamo raccolto un milione di firme anche per la proposta di legge popolare derivante dalla nostra Carta dei diritti universali del lavoro. Si dovrebbero introdurre norme più stringenti, con buoni riservati a studenti, pensionati e disoccupati, che fissino la retribuzione oraria e siano venduti non nelle tabaccherie, ma in un circuito gestito dallo stato, comprendente l'Inps e certe agenzie interinali, secondo il modello sperimentato in Belgio».
Questo problema oggi sembra superato dal dramma della Terex. Che fare per questi lavoratori minacciati di licenziamento?
«Le forze politiche devono intervenire. Se la sinistra non si occupa dei problemi del lavoro, i lavoratori votano a destra, com'è accaduto in Francia. Lo stato deve essere a fianco dei lavoratori e sostenerli».
Rimane la catastrofe delle cooperative di produzione e lavoro. Il sindacato non dovrebbe fare un po' di autocritica?
«L'autocritica l'avevo pubblicata sulla Gazzetta di Reggio un anno e mezzo fa. Il sindacato non è riuscito a imporre al sistema cooperativo la discussione su come gestire la crisi e riconvertire le attività. La confusione fra il ruolo di socio e quello di lavoratore non ha permesso di affidare pienamente al sindacato i compiti che gli competono. I soci hanno dato mano libera ai manager nel gestire le coop con i criteri delle aziende private».
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