«Non si può quantificare il male che ci hanno fatto»
di Ambra Prati
Puianello, le parti civili chiedono in tribunale un risarcimento «di giustizia» e attaccano la tesi della legittima difesa avanzata dai legali due albanesi
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QUATTRO CASTELLA. Da una parte il supporto all’accusa e il tentativo di “anticipare” l’avvocato Taormina, che venerdì prossimo si concentrerà sulla tesi della legittima difesa dei due albanesi. Dall’altra dare voce alla sofferenza dei famigliari di Marco Montruccoli e alla loro richiesta di risarcimento danni. Una rivendicazione non ancora quantificata – due delle tre parti civili si sono rimesse alla Corte, facendo riferimento alle «somme ritenute di giustizia» – perché, di fatto, l’efferato delitto di Forche rappresenta un «danno incommensurabile». È quanto dichiarato in aula dalle parti civili durante il processo in Corte d’Assise a carico dei due albanesi, Fatmir Hykay e Daniel Tufa, accusati dell’omicidio volontario del 34enne a Puianello.
Le otto parti civili sono i genitori della vittima, Mario Montruccoli e Mara Guidetti, e la vedova Veronica Pignoli con i due figli di 6 e 12 anni (avvocato Francesca Guazzi): l’altra figlia, che Marco aveva avuto da una precedente relazione, e la sorella Martina(avvocato Giovanni Tarquini); il fratello Matteo, che quella sera per paura dell’incontro con gli albanesi chiamò in aiuto il fratello Marco che era del tutto estraneo (avvocato Marco Fornaciari).
Sono stati proprio i legali di parte civile a concludere venerdì scorso la maratona requisitoria aperta dal pm Maria Rita Pantani, che ha chiesto l’ergastolo per entrambi gli imputati con l’aggravante della crudeltà e la non concessione delle attenuanti generiche.
Tutti i legali intervenuti hanno elogiato l’opera dell’accusa, concentrata nel disintegrare la tesi della legittima difesa da parte degli albanesi, accolta in sede di Riesame per Fatmir Hykay. Una linea difensiva che mal si concilia, hanno ribadito le parti civili, con le 15 coltellate ricevute dalla vittima e con la facile possibilità di fuga dei due.
L’avvocato Guazzi, la prima a prendere la parola, si è soffermata sugli aspetti tecnici delle risultanze medico legali: «Le coltellate inferte a Marco Montruccoli non hanno solamente cagionato la sua morte, ma la loro eccedenza ne ha martoriato e trasfigurato il corpo, manifestazione eloquente di una intenzionalità omicida riprovevole, caratterizzata da spietatezza, efferatezza, crudeltà».
L’avvocato Tarquini per un’ora ha sottolineato le numerose contraddizioni degli imputati, la «negazione della realtà» e «la serie di falsità sfoderate», condite da «un sincero pentimento che mai è intervenuto».
L’intervento conclusivo di quasi due ore dell’avvocato Fornaciari ha ripercorso il memoriale di Matteo, testimone oculare, la cui versione «ha convinto e indirizzato anche l’attività inquisitoria dell’accusa».
Ma a risaltare sono state le istanze private delle persone offese: il dolore di chi ha perso un figlio, un marito, un papà, un fratello. «Siamo di fronte a una sommatoria di sofferenze umane – ha dichiarato Tarquini – la privazione della vita è la peggiore conseguenza possibile e resta in capo ai nostri assistiti e non agli imputati. Dalla responsabilità dei reati commessi deriva un pesante danno morale».
«Un dolore che il tempo non ha saputo attenuare – ha rincarato la Guazzi –. Si ritiene che sia stata raggiunta la prova evidente della sussistenza di incommensurabili danni, anche di natura patrimoniale, subiti dai familiari di Marco Montruccoli. Quest’ultimo in vita provvedeva al dignitoso mantenimento di tutta la sua famiglia, con oggettive e concrete prospettive di lavoro e di costante incremento reddituale, derivanti esclusivamente dalla sua attività onesta di artigiano edile.
«Aspettative, speranze e prospettiva di vita che sono state interrotte – ha concluso la Guazzi». Questa difesa non può non ricordare che vi sono parti civili non intervenute in questo processo ma comunque presenti, ossia i figli di Marco: oggi continuano a chiedere del padre e un domani neanche troppo lontano chiederanno se sia stata ottenuta giustizia. Qualsiasi importo sarebbe troppo contenuto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le otto parti civili sono i genitori della vittima, Mario Montruccoli e Mara Guidetti, e la vedova Veronica Pignoli con i due figli di 6 e 12 anni (avvocato Francesca Guazzi): l’altra figlia, che Marco aveva avuto da una precedente relazione, e la sorella Martina(avvocato Giovanni Tarquini); il fratello Matteo, che quella sera per paura dell’incontro con gli albanesi chiamò in aiuto il fratello Marco che era del tutto estraneo (avvocato Marco Fornaciari).
Sono stati proprio i legali di parte civile a concludere venerdì scorso la maratona requisitoria aperta dal pm Maria Rita Pantani, che ha chiesto l’ergastolo per entrambi gli imputati con l’aggravante della crudeltà e la non concessione delle attenuanti generiche.
Tutti i legali intervenuti hanno elogiato l’opera dell’accusa, concentrata nel disintegrare la tesi della legittima difesa da parte degli albanesi, accolta in sede di Riesame per Fatmir Hykay. Una linea difensiva che mal si concilia, hanno ribadito le parti civili, con le 15 coltellate ricevute dalla vittima e con la facile possibilità di fuga dei due.
L’avvocato Guazzi, la prima a prendere la parola, si è soffermata sugli aspetti tecnici delle risultanze medico legali: «Le coltellate inferte a Marco Montruccoli non hanno solamente cagionato la sua morte, ma la loro eccedenza ne ha martoriato e trasfigurato il corpo, manifestazione eloquente di una intenzionalità omicida riprovevole, caratterizzata da spietatezza, efferatezza, crudeltà».
L’avvocato Tarquini per un’ora ha sottolineato le numerose contraddizioni degli imputati, la «negazione della realtà» e «la serie di falsità sfoderate», condite da «un sincero pentimento che mai è intervenuto».
L’intervento conclusivo di quasi due ore dell’avvocato Fornaciari ha ripercorso il memoriale di Matteo, testimone oculare, la cui versione «ha convinto e indirizzato anche l’attività inquisitoria dell’accusa».
Ma a risaltare sono state le istanze private delle persone offese: il dolore di chi ha perso un figlio, un marito, un papà, un fratello. «Siamo di fronte a una sommatoria di sofferenze umane – ha dichiarato Tarquini – la privazione della vita è la peggiore conseguenza possibile e resta in capo ai nostri assistiti e non agli imputati. Dalla responsabilità dei reati commessi deriva un pesante danno morale».
«Un dolore che il tempo non ha saputo attenuare – ha rincarato la Guazzi –. Si ritiene che sia stata raggiunta la prova evidente della sussistenza di incommensurabili danni, anche di natura patrimoniale, subiti dai familiari di Marco Montruccoli. Quest’ultimo in vita provvedeva al dignitoso mantenimento di tutta la sua famiglia, con oggettive e concrete prospettive di lavoro e di costante incremento reddituale, derivanti esclusivamente dalla sua attività onesta di artigiano edile.
«Aspettative, speranze e prospettiva di vita che sono state interrotte – ha concluso la Guazzi». Questa difesa non può non ricordare che vi sono parti civili non intervenute in questo processo ma comunque presenti, ossia i figli di Marco: oggi continuano a chiedere del padre e un domani neanche troppo lontano chiederanno se sia stata ottenuta giustizia. Qualsiasi importo sarebbe troppo contenuto».
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