Pd, finalmente il giorno delle primarie
di Evaristo Sparvieri
Urne aperte in 85 seggi per l’elezione del nuovo segretario nazionale e dei rappresentanti reggiani dell’assemblea
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REGGIO EMILIA. Che poi, diciamolo, per mille giorni anche nel Pd reggiano sono stati un po’ tutti renziani. O, per le meno, quasi antirenziani (ma in silenzio), con la speranza di evitare rogne e ritorsioni da parte del capo. Poi il disastro del referendum, le dimissioni, la scissione, il congresso e le primarie lampo, quelle di oggi, con i giochi in parte e forse riaperti. Ma con il voto dei circoli che è già una sentenza: nella nostra provincia, Matteo Renzi ha preso il 58,70%, Andrea Orlando il 40,43% e Michele Emiliano lo 0,87%, in una tornata in sordina che ha portato alle urne 2.766 tesserati, pari appena al 53% su un totale di 5.388 iscritti, in calo ormai siderale da almeno un quinquennio. Bei tempi.
E quindi cos’è che succede? Non solo quest’oggi, quando negli 85 seggi allestiti in provincia grazie a 300 volontari si sceglierà il nuovo segretario nazionale e probabile candidato premier. Quanto, soprattutto, a partire da domani, con il voto alle spalle, quando anche quei quasi antirenziani (ma in silenzio) potrebbero di nuovo esser costretti a rifare i conti con lui, Matteo il segretario (unico e unitario?).
Punto e a capo come nel 2013, quando i gazebo reggiani incoronarono l’allora sindaco di Firenze con il 71,3% dei voti, pari a 39.381 delle 55.214 preferenze totali. Plebiscito. Un’affluenza per molti oggi considerata irraggiungibile. A tal punto che dalle parti di via Gandhi raggiungere la metà di quei voti sarebbe considerato quasi un successo. O un quasi successo. L’aria che tira, d’altronde, non è delle migliori. Soprattutto se si è in minoranza.
Ma a molti il congresso sembra aver donato un filo di voce. E addirittura di dissenso. Almeno fra i reggiani schierati in campo con Orlando: dalla parlamentare, Antonella Incerti, alla consigliera regionale, Roberta Mori. E poi l’ex lettiano sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, la vicepresidente della Provincia e sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi, passando per l’assessore comunale a Reggio, Valeria Montanari, e per il quasi scissionista (poi pentito) vicesindaco di Scandiano, Matteo Nasciuti. Fra i sostenitori reggiani del Guardasigilli, anche l’ex sindaco vicario di Reggio, Ugo Ferrari, sparito dai radar fino all’altro ieri, quando invece è tornato nell’agone. È lo stesso agone dove torna anche Eletta Bertani, parlamentare ai tempi del Pci. Bei tempi anche qui. La lingua costoro non se la son schiacciata. Ma con moderazione, come si conviene per non fare – e farsi – male. E il Renzi criticato cosa farà di loro se tornerà al trono? Questione di percentuali, graticole e bilancini. E del voto di oggi. A giocare al silenzio è invece il segretario provinciale, Andrea Costa, riuscito nell’impresa: nessun endorsement, nessuna indicazione pubblica di voto, nessuna preferenza manifestata in circa un mese di campagna congressuale. “Più bel tacer non fu mai scritto”, direbbe il poeta.
I suoi, d’altronde, sono già schierati. Con chi? Proprio con Orlando, dove sembra confluita gran parte della nidiata politica che fa capo al deputato, Maino Marchi, riscopertosi a sua volta a gran voce padre putativo dei quasi antirenziani – ora senza silenzio – insieme al collega ex civatiano, Paolo Gandolfi. “Andate avanti voi, che a Costa viene da ridere”, per restare in tema di citazioni.
E i renziani? Capolista è il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, che nel 2012 invitava Renzi «un mese a far servizio negli stand delle feste»: «Sentire e respirare il clima aiuta». Cambiamenti legittimi e aiuti reciproci. Come per il sindaco di Scandiano, Alessio Mammi: ex bersaniano moderato, ora renziano ma sempre moderato. Di renziani duri e puri, della cosiddetta prima ora, a ben guardare nella lista a sostegno dell’ex premier non è che ce ne siano poi parecchi. Ci sono la leopoldina, Ottavia Soncini, consigliera regionale, e la parlamentare Vanna Iori. E c’è il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, ex Margherita come Matteo e Delrio. Nella pattuglia renziana si imbarca anche Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco, ex civatiana. Quanto alla mozione Emiliano, Reggio ne schiera quattro: Enzo Cerlini, Loretta Gilioli, Osvaldo Schiatti e Giovanni Tria. Fate vobis.
E quindi cos’è che succede? Non solo quest’oggi, quando negli 85 seggi allestiti in provincia grazie a 300 volontari si sceglierà il nuovo segretario nazionale e probabile candidato premier. Quanto, soprattutto, a partire da domani, con il voto alle spalle, quando anche quei quasi antirenziani (ma in silenzio) potrebbero di nuovo esser costretti a rifare i conti con lui, Matteo il segretario (unico e unitario?).
Punto e a capo come nel 2013, quando i gazebo reggiani incoronarono l’allora sindaco di Firenze con il 71,3% dei voti, pari a 39.381 delle 55.214 preferenze totali. Plebiscito. Un’affluenza per molti oggi considerata irraggiungibile. A tal punto che dalle parti di via Gandhi raggiungere la metà di quei voti sarebbe considerato quasi un successo. O un quasi successo. L’aria che tira, d’altronde, non è delle migliori. Soprattutto se si è in minoranza.
Ma a molti il congresso sembra aver donato un filo di voce. E addirittura di dissenso. Almeno fra i reggiani schierati in campo con Orlando: dalla parlamentare, Antonella Incerti, alla consigliera regionale, Roberta Mori. E poi l’ex lettiano sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, la vicepresidente della Provincia e sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi, passando per l’assessore comunale a Reggio, Valeria Montanari, e per il quasi scissionista (poi pentito) vicesindaco di Scandiano, Matteo Nasciuti. Fra i sostenitori reggiani del Guardasigilli, anche l’ex sindaco vicario di Reggio, Ugo Ferrari, sparito dai radar fino all’altro ieri, quando invece è tornato nell’agone. È lo stesso agone dove torna anche Eletta Bertani, parlamentare ai tempi del Pci. Bei tempi anche qui. La lingua costoro non se la son schiacciata. Ma con moderazione, come si conviene per non fare – e farsi – male. E il Renzi criticato cosa farà di loro se tornerà al trono? Questione di percentuali, graticole e bilancini. E del voto di oggi. A giocare al silenzio è invece il segretario provinciale, Andrea Costa, riuscito nell’impresa: nessun endorsement, nessuna indicazione pubblica di voto, nessuna preferenza manifestata in circa un mese di campagna congressuale. “Più bel tacer non fu mai scritto”, direbbe il poeta.
I suoi, d’altronde, sono già schierati. Con chi? Proprio con Orlando, dove sembra confluita gran parte della nidiata politica che fa capo al deputato, Maino Marchi, riscopertosi a sua volta a gran voce padre putativo dei quasi antirenziani – ora senza silenzio – insieme al collega ex civatiano, Paolo Gandolfi. “Andate avanti voi, che a Costa viene da ridere”, per restare in tema di citazioni.
E i renziani? Capolista è il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, che nel 2012 invitava Renzi «un mese a far servizio negli stand delle feste»: «Sentire e respirare il clima aiuta». Cambiamenti legittimi e aiuti reciproci. Come per il sindaco di Scandiano, Alessio Mammi: ex bersaniano moderato, ora renziano ma sempre moderato. Di renziani duri e puri, della cosiddetta prima ora, a ben guardare nella lista a sostegno dell’ex premier non è che ce ne siano poi parecchi. Ci sono la leopoldina, Ottavia Soncini, consigliera regionale, e la parlamentare Vanna Iori. E c’è il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, ex Margherita come Matteo e Delrio. Nella pattuglia renziana si imbarca anche Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco, ex civatiana. Quanto alla mozione Emiliano, Reggio ne schiera quattro: Enzo Cerlini, Loretta Gilioli, Osvaldo Schiatti e Giovanni Tria. Fate vobis.
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