Unieco, il decreto del re che inguaia i lavoratori di Reggio Emilia
di Evaristo Sparvieri
Livi (Fillea Cgil): «Senza retribuzione né contribuzione per una legge del 1942». Sul banco degli imputati la legge Fornero: «Cancellati vent’anni di diritti»
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REGGIO EMILIA. «Fra le conseguenze della legge Fornero, che dal 31 dicembre 2016 nega la cassa integrazione per cessazione di attività, c’è anche il fatto che è tornato in auge un decreto regio della legge sui fallimenti, che risale addirittura al 1942, nel quale si dà facoltà al commissario di attuare la sospensione dei lavoratori, sospendendo così in automatico retribuzione e contribuzione». Un paradosso, che aggiunge al danno anche la sensazione della beffa. È quanto illustrato da Mauro Livi, segretario provinciale Fillea-Cgil, ai circa 220 lavoratori Unieco intervenuti venerdì al circolo Pigal per l’assemblea convocata dal sindacato dopo l’incontro che si era svolto poco prima in Regione, nel quale era stato fatto il punto sulle misure da mettere in campo in seguito al crac dell’ex colosso di via Ruini.
Una platea, quella del Pigal, composta da quasi tutti i lavoratori che il prossimo 15 maggio vedranno scadere la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale. E che, dopo quella data, per effetto della legge Fornero con l’avvio della procedura di liquidazione coatta non potranno usufruire di un nuovo ammortizzatore, aprendo di fatto uno scenario inedito per la nostra provincia. «Prima della Fornero – spiega Livi – le aziende fallite avevano la possibilità di chiedere la cassa integrazione per cessazione di attività per la durata di un anno, consentendo in quel periodo il ricollocamento e la tutela dei lavoratori da un punto di vista salariale e contributivo, nell’ambito di una procedura sui licenziamenti normata nei modi e nei tempi a livello sindacale. La Fornero ha eliminato tutto questo. E ora è tornato in vigore un articolo che risale a un decreto regio del 1942: la norma prevede la sospensione in automatico dei lavoratori, senza bisogno di nessuna dichiarazione, cancellando in un colpo solo tutte le contrattazioni che avevamo messo in piedi in vent’anni di tutela dei lavoratori. Attraverso i nostri studi legali, stiamo cercando di approfondire tutti gli aspetti, alla ricerca di cavilli per smontare questa situazione».
Secondo quanto emerso durante il summit in Regione, alla presenza delle istituzioni, della stessa Cgil e del commissario liquidatore, Corrado Baldini, l’ammortizzatore sociale che scadrà il 15 maggio riguarda circa 220 degli iniziali 340 lavoratori Unieco, dal momento che una parte dei dipendenti ha già avviato individualmente un percorso di ricollocamento, mentre un’altra sessantina di persone sta aderendo ad accordi di mobilità volontaria. Una cinquantina, infine, le persone richiamate dal commissario liquidatore per gestire le procedure di passaggio dei cantieri, considerati da Baldini una delle priorità sin dal primo giorno dell’insediamento in via Ruini, insieme al futuro dei lavoratori. Proprio quest’ultimi, tuttavia, ora si trovano di fronte a questo nuovo scenario, «primo caso nella nostra provincia – aggiunge Livi – per il quale serve l’adozione di un nuovo provvedimento nazionale che torni a dare le garanzie necessarie».
Per il segretario Fillea-Cgil, «in questa situazione i lavoratori si trovano senza un minimo di continuità, e saranno sollecitati a chiedere il licenziamento per ottenere almeno la Naspi. È un vero dramma in diretta. Quando parliamo di un passo indietro di vent’anni sul fronte dei diritti del lavoro, ci riferiamo a eventi come questi: fatti che coinvolgono solo per Unieco oltre duecento lavoratori. Serve un nuovo strumento che dia loro respiro e tranquillità». Una nuova grana nella complicata procedura di liquidazione, dove il destino occupazionale sembra legato ad una corsa contro il tempo. Fra le ipotesi emerse in Regione, ci sarebbe il tentativo di provare a mantenere il personale già impegnato nei diversi cantieri, reimpiegandolo dove possibile in quei soggetti che subentreranno sui singoli lavori, soprattutto se orbitanti attorno al mondo della cooperazione.
Un tentativo che procederà di pari passo con la costruzione di un percorso che, di qui al 15 maggio, accompagnerà proprio attraverso la Naspi i lavoratori in uscita verso le prospettive di formazione e ricollocamento previste dal Patto per lo sviluppo territoriale, pronto a decollare entro la fine del mese prossimo. Almeno decreti regi permettendo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una platea, quella del Pigal, composta da quasi tutti i lavoratori che il prossimo 15 maggio vedranno scadere la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale. E che, dopo quella data, per effetto della legge Fornero con l’avvio della procedura di liquidazione coatta non potranno usufruire di un nuovo ammortizzatore, aprendo di fatto uno scenario inedito per la nostra provincia. «Prima della Fornero – spiega Livi – le aziende fallite avevano la possibilità di chiedere la cassa integrazione per cessazione di attività per la durata di un anno, consentendo in quel periodo il ricollocamento e la tutela dei lavoratori da un punto di vista salariale e contributivo, nell’ambito di una procedura sui licenziamenti normata nei modi e nei tempi a livello sindacale. La Fornero ha eliminato tutto questo. E ora è tornato in vigore un articolo che risale a un decreto regio del 1942: la norma prevede la sospensione in automatico dei lavoratori, senza bisogno di nessuna dichiarazione, cancellando in un colpo solo tutte le contrattazioni che avevamo messo in piedi in vent’anni di tutela dei lavoratori. Attraverso i nostri studi legali, stiamo cercando di approfondire tutti gli aspetti, alla ricerca di cavilli per smontare questa situazione».
Secondo quanto emerso durante il summit in Regione, alla presenza delle istituzioni, della stessa Cgil e del commissario liquidatore, Corrado Baldini, l’ammortizzatore sociale che scadrà il 15 maggio riguarda circa 220 degli iniziali 340 lavoratori Unieco, dal momento che una parte dei dipendenti ha già avviato individualmente un percorso di ricollocamento, mentre un’altra sessantina di persone sta aderendo ad accordi di mobilità volontaria. Una cinquantina, infine, le persone richiamate dal commissario liquidatore per gestire le procedure di passaggio dei cantieri, considerati da Baldini una delle priorità sin dal primo giorno dell’insediamento in via Ruini, insieme al futuro dei lavoratori. Proprio quest’ultimi, tuttavia, ora si trovano di fronte a questo nuovo scenario, «primo caso nella nostra provincia – aggiunge Livi – per il quale serve l’adozione di un nuovo provvedimento nazionale che torni a dare le garanzie necessarie».
Per il segretario Fillea-Cgil, «in questa situazione i lavoratori si trovano senza un minimo di continuità, e saranno sollecitati a chiedere il licenziamento per ottenere almeno la Naspi. È un vero dramma in diretta. Quando parliamo di un passo indietro di vent’anni sul fronte dei diritti del lavoro, ci riferiamo a eventi come questi: fatti che coinvolgono solo per Unieco oltre duecento lavoratori. Serve un nuovo strumento che dia loro respiro e tranquillità». Una nuova grana nella complicata procedura di liquidazione, dove il destino occupazionale sembra legato ad una corsa contro il tempo. Fra le ipotesi emerse in Regione, ci sarebbe il tentativo di provare a mantenere il personale già impegnato nei diversi cantieri, reimpiegandolo dove possibile in quei soggetti che subentreranno sui singoli lavori, soprattutto se orbitanti attorno al mondo della cooperazione.
Un tentativo che procederà di pari passo con la costruzione di un percorso che, di qui al 15 maggio, accompagnerà proprio attraverso la Naspi i lavoratori in uscita verso le prospettive di formazione e ricollocamento previste dal Patto per lo sviluppo territoriale, pronto a decollare entro la fine del mese prossimo. Almeno decreti regi permettendo.
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