Reggio Emilia, Valerio Braschi fa il pieno alla libreria All’Arco
Il vincitore di MasterChef “cucina” il pubblico tra battute e ricette esotiche
REGGIO EMILIA. La buona cucina può salvare una famiglia (se la cuoca è brava è più difficile litigare) ma l’abilità ai fornelli può anche indirizzare al mestiere della vita.
Lo dice Valerio Braschi, 19enne di Sant’Arcangelo di Romagna che ha vinto il sesto Master Chef e ha condensato la sua curiosa esperienza in un libro presentato alla Liberia All’Arco ad una folta platea attenta e partecipe alle sue parole condite di sorridenti battute. Lo spaccato che è uscito dall’intervista è quello di un giovane che ha tentato un’avventura ed è arrivato in vetta con spirito sbarazzino.
Valerio Braschi si racconta in libreria All'Arco
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Il volume è titolato “Mistery Boy” e per presentarlo Braschi sta facendo il giro d’Italia. Spiega che Mistery sta per la stranezza degli ingredienti con i quali ha superato le selezioni e ha battuto tutti in finale. Ora la strada è spianata, ma lui per primo dice di aver superato ogni fantasia.
La gara culinaria televisiva lo ha impegnato per tre mesi con ininterrotte sedute ai fornelli e lunghissime registrazioni davanti alle telecamere. In compenso ha conosciuto big come il super chef Cracco al quale ha “spremuto” tanti piccoli segreti; ha trovato nuovi amici come Michele, eccellente nel preparare kebab; ha miscelato le nuove conoscenze con quelle trasmesse dalla nonna che lo ha abituato a vivere in cucina e alla quale – recentemente scomparsa – ha dedicato una ricetta. Poi ha azzardato inedite idee gastronomiche… e ha vinto.
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«Solo in finale ho temuto che l’emozione mi soffocasse – racconta – ma ho lasciato libera la fantasia ed è andata bene. Quando l’ho saputo non ragionavo più». La portata vincente? «A base di plancton». I giudici? «Sono cattivi solo per esigenze televisive». Cosa è MasterChef? «Non è cucina vera ma un mix di ingredienti che fanno presa sul pubblico».
I piatti consigliati nel libro? «A parte una ricetta dedicata al mio paese natale sono tutti composti strani con richiami all’Oriente. La mia cucina – spiega – è un viaggio intorno al mondo che va dal Parmigiano Reggiano al pepe indonesiano. Per non dire dei costi delle materie prime: una bistecca di kobe, manzo giapponese, può costare anche tremila euro. Quella che ho cucinato me la sono mezza mangiata: quando mi ricapita?».
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