Reggiolo
A Grenoble nel ricordo di Giglioli
Delegazione guidata dal sindaco Angeli omaggia lo scultore
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REGGIOLO. Domenica 30, a Grenoble in Francia, una delegazione di reggiolesi composta da 35 persone ha reso omaggio alla memoria dello scultore italo-francese Émile Giglioli. Davanti al monumento del deportato, nell’ambito di una serie di iniziative nazionali per ricordare le vittime e gli eroi della deportazione nazifascista, la delegazione guidata dal sindaco Roberto Angeli, dall’assessore Aldo Michelini e dal presidente della Pro loco Armando Bosi, ha incontrato il sindaco di Grenoble, Éric Piolle.
Il monumento al deportato fu realizzato nel 1950 dallo scultore Émile Giglioli, cresciuto con i nonni proprio a Reggiolo. Giglioli, cresciuto con i nonni a Reggiolo, nel 1928 si trasferisce con la famiglia a Nizza, dove apprende il mestiere di fabbro lavorando nell'officina paterna e segue i corsi serali della Scuola di arti recorative. Lavora poi presso un artigiano scultore e nel 1930 entra con una borsa di studio alla scuola di Belle arti di Parigi, frequentando anche lo scultore Jean Bouché.
Durante la seconda guerra mondiale viene arruolato come alpino nella regione di Grenoble, dove ha occasione di incontrare Audri Farcy, conservatore del Museo della città, che lo introduce nel mondo dell’arte. Nel 1939 partecipa al “Salon des Tuileries” di Parigi e nel 1941 presenta la sua prima personale alla Galerie Lafarge di Grenoble, dove vive fino al 1945, eseguendo diversi memoriali di guerra – come “Le Mémorial” di Voreppe (1946) e “Le Monument des Déportés de Grenoble” (1950) – e figure per chiese della zona.
Quindi ritorna a Parigi, si dedica all’arte astratta e si lega a Poliakoff e Brancusi. Nel 1949 diventa membro del comitato del “Salon de la Jeune Scultpure” e inizia a disegnare arazzi. Partecipa a numerose importanti rassegne. Ha realizzato sculture per spazi pubblici in Francia, negli Stati Uniti e in Italia, tra cui il “Monumento alla Croce Rossa Internazionale”, a Castiglione delle Stiviere (Mantova) nel 1971; il “Monumento Nazionale alla Resistenza” a Plateau des Glièresres, in Alta Savoia, nel 1973; il “Monumento ai Martiri della Resistenza”, proprio a Reggiolo, nel 1974. Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche. (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il monumento al deportato fu realizzato nel 1950 dallo scultore Émile Giglioli, cresciuto con i nonni proprio a Reggiolo. Giglioli, cresciuto con i nonni a Reggiolo, nel 1928 si trasferisce con la famiglia a Nizza, dove apprende il mestiere di fabbro lavorando nell'officina paterna e segue i corsi serali della Scuola di arti recorative. Lavora poi presso un artigiano scultore e nel 1930 entra con una borsa di studio alla scuola di Belle arti di Parigi, frequentando anche lo scultore Jean Bouché.
Durante la seconda guerra mondiale viene arruolato come alpino nella regione di Grenoble, dove ha occasione di incontrare Audri Farcy, conservatore del Museo della città, che lo introduce nel mondo dell’arte. Nel 1939 partecipa al “Salon des Tuileries” di Parigi e nel 1941 presenta la sua prima personale alla Galerie Lafarge di Grenoble, dove vive fino al 1945, eseguendo diversi memoriali di guerra – come “Le Mémorial” di Voreppe (1946) e “Le Monument des Déportés de Grenoble” (1950) – e figure per chiese della zona.
Quindi ritorna a Parigi, si dedica all’arte astratta e si lega a Poliakoff e Brancusi. Nel 1949 diventa membro del comitato del “Salon de la Jeune Scultpure” e inizia a disegnare arazzi. Partecipa a numerose importanti rassegne. Ha realizzato sculture per spazi pubblici in Francia, negli Stati Uniti e in Italia, tra cui il “Monumento alla Croce Rossa Internazionale”, a Castiglione delle Stiviere (Mantova) nel 1971; il “Monumento Nazionale alla Resistenza” a Plateau des Glièresres, in Alta Savoia, nel 1973; il “Monumento ai Martiri della Resistenza”, proprio a Reggiolo, nel 1974. Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche. (m.p.)
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