Ragazza stuprata, la sorella smentisce
di Ambra Prati
Al centro la violenza sulla 21enne al Campovolo. Ieri la testimonianza della familiare, fidanzata del presunto aggressore
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REGGIO EMILIA. Rapita, sequestrata, stuprata e infine rapinata per vendetta. Ieri si è svolto l’incidente probatorio sulla sorella della vittima, fidanzata di uno dei due presunti stupratori: la sorella ha preso le difese del giovane, sostenendo che quella sera lui non si trovata a Reggio.
La vicenda, maturata in un ambito di degrado e violenza, risale alla notte tra il 30 e il 31 marzo scorsi, quando una 21enne nomade, proveniente dal Milanese, si trovava in un caravan al Campovolo, insieme ai familiari, per partecipare ad una festa. Secondo il racconto dell’interessata, a mezzanotte davanti al camper si erano presentati due uomini, insieme ad un terzo non identificato, intenzionati a vendicarsi nei confronti del padre di lei per un furto con bottino spartito male: una sorta di faida tra clan di nomadi. Lei era scappata in doccia, ma i due uomini l’avevano trascinata fuori e caricata in un furgone condotto da un complice, l’avevano picchiata e poi violentata a turno. Per finire le avrebbero strappato di dosso la collana d’oro. Quando la 21enne era stata trovata, in via XX Settembre all’1.30, era scalza, seduta a terra con addosso soltanto la canottiera e una gonna, in stato di choc. «Mi hanno stuprato in due, padre e figlio, nel retro del furgone. Poi mi hanno buttata giù dal cassone, seminuda», era stato l’agghiacciante racconto della ragazza, che presentava segni di percosse e, dagli accertamenti sanitari in ospedale, lesioni compatibili con la violenza sessuale.
In seguito alle indagini della Squadra Mobile reggiana, Alessandro Ahmetovic, 37 anni, e il figlio Rocky, 18enne, erano stati arrestati a Badia Polesine (Rovigo), dove vivono in maniera semistanziale. In sede di udienza di convalida, i due uomini, difesi dall’avvocato Andrea Cirillo, avevano negato gli addebiti, ma il giudice ne aveva disposto la permanenza in carcere (ora sono detenuti a Modena) in attesa della trasmissione degli atti alla Procura di Reggio.
Ieri si è svolto l’incidente probatorio, su richiesta dell’avvocato difensore: davanti al Gip Giovanni Ghini si è raccolta la testimonianza della sorella della vittima, detenuta a Pontremoli per un precedente residuo di pena. La donna, fidanzata con Rocky, ha affermato che quella notte, dopo aver litigato con la vittima e con la madre, ha dormito fuori dal camper e nessuno si sarebbe presentato al caravan. Insomma ha tentato di scagionare il fidanzato, che dovrà rispondere insieme al padre di una sfilza di reati: violenza privata, sequestro di persona, violenza sessuale, rapina e lesioni. Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto l’accompagnamento coattivo della madre e del fratello della vittima, che avrebbero assistito ai fatti di inaudita violenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda, maturata in un ambito di degrado e violenza, risale alla notte tra il 30 e il 31 marzo scorsi, quando una 21enne nomade, proveniente dal Milanese, si trovava in un caravan al Campovolo, insieme ai familiari, per partecipare ad una festa. Secondo il racconto dell’interessata, a mezzanotte davanti al camper si erano presentati due uomini, insieme ad un terzo non identificato, intenzionati a vendicarsi nei confronti del padre di lei per un furto con bottino spartito male: una sorta di faida tra clan di nomadi. Lei era scappata in doccia, ma i due uomini l’avevano trascinata fuori e caricata in un furgone condotto da un complice, l’avevano picchiata e poi violentata a turno. Per finire le avrebbero strappato di dosso la collana d’oro. Quando la 21enne era stata trovata, in via XX Settembre all’1.30, era scalza, seduta a terra con addosso soltanto la canottiera e una gonna, in stato di choc. «Mi hanno stuprato in due, padre e figlio, nel retro del furgone. Poi mi hanno buttata giù dal cassone, seminuda», era stato l’agghiacciante racconto della ragazza, che presentava segni di percosse e, dagli accertamenti sanitari in ospedale, lesioni compatibili con la violenza sessuale.
In seguito alle indagini della Squadra Mobile reggiana, Alessandro Ahmetovic, 37 anni, e il figlio Rocky, 18enne, erano stati arrestati a Badia Polesine (Rovigo), dove vivono in maniera semistanziale. In sede di udienza di convalida, i due uomini, difesi dall’avvocato Andrea Cirillo, avevano negato gli addebiti, ma il giudice ne aveva disposto la permanenza in carcere (ora sono detenuti a Modena) in attesa della trasmissione degli atti alla Procura di Reggio.
Ieri si è svolto l’incidente probatorio, su richiesta dell’avvocato difensore: davanti al Gip Giovanni Ghini si è raccolta la testimonianza della sorella della vittima, detenuta a Pontremoli per un precedente residuo di pena. La donna, fidanzata con Rocky, ha affermato che quella notte, dopo aver litigato con la vittima e con la madre, ha dormito fuori dal camper e nessuno si sarebbe presentato al caravan. Insomma ha tentato di scagionare il fidanzato, che dovrà rispondere insieme al padre di una sfilza di reati: violenza privata, sequestro di persona, violenza sessuale, rapina e lesioni. Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto l’accompagnamento coattivo della madre e del fratello della vittima, che avrebbero assistito ai fatti di inaudita violenza.
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