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Autista accusa Seta Incidente causato da gomme ricoperte 

di Carlo Gregori
Autista accusa Seta Incidente causato da gomme ricoperte 

Casalgrande, il conducente sanzionato ricorre al giudice «Con quei copertoni rigenerati il bus pattinava sul bagnato»

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CASALGRANDE. Gli pneumatici di molti autobus Seta non sono sicuri. Si tratta di copertoni rigenerati, ciò ricoperti. Un tipo di pneumatici che va bene per i fuoristrada e trasporto merci ma non per trasporto passeggeri. E oltretutto né gli autisti, né i passeggeri lo sanno, perché Seta lo tiene nascosto. Questa l’accusa grave di un autista di Seta che ha presentato ricorso davanti al Giudice del lavoro del Tribunale di Modena per opporsi alla sanzione disciplinare decisa dalla direzione della azienda trasporti che ha portato al suo declassamento e al taglio della retribuzione. La rivelazione è contenuta negli atti presentati dai suoi avvocati – Luciano e Andrea Faraon – per spiegare la causa principale del disastroso incidente avvenuto a Sassuolo in dicembre tra il suo bus e un’auto, finito in un “filotto” che ha distrutto sette auto parcheggiate. L’autista stesso ha riportato ferite serie: è stato ricoverato all’ospedale ed è rimasto in convalescenza con una prognosi di 60 giorni. Eppure l’azienda lo ha “processato” e sanzionato con la dequalificazione di mansione e con un taglio di stipendio. Il motivo ufficiale è che, secondo il rapporto della polizia municipale, è passato col rosso all’incrocio tra Fossetta e via San Francesco. La realtà, sostiene ora l’autista, è che il manto stradale bagnato di pioggia ha fatto “pattinare” gli pneumatici rigenerati del suo bus, un vecchio mezzo targato “Bk”. Pneumatici insomma portati a nuova vita dopo l’usura. L’autista, un 57enne residente a Casalgrande, ne è certo ma non riesce a dimostrarlo. Non può perché non gliene danno modo, afferma. Ha presentato un ricorso al prefetto, che gli ha restituito i punti sulla patente. Ha sporto denuncia per lesioni contro Seta, ma il pm Luca Guerzoni ha annunciato la volontà di archiviare il caso perché secondo lui infondato. Ma l’autista va avanti e racconta al Giudice del Lavoro che in quei 60 giorni di convalescenza la direzione di Seta ha proceduto a ricostruire i fatti in sua assenza. La direzione si è basata esclusivamente sul rapporto dei vigili, fatto sul momento. L’autista non è mai stato ascoltato. Eppure per legge è previsto che non solo dovesse esserci una commissione interna – che a Seta non esiste – e chi indaga ha l’obbligo di dar modo al dipendente sotto accusa di difendersi. L’autista, invece, pur avendo chiesto la scheda di manutenzione del mezzo, non l’ha mai ricevuta. Come non ha mai avuto le riprese della telecamera interna al bus al momento dell’incidente. Per lui, lì ci sono le prove che portano alla luce la vera causa del disastro (per fortuna con un solo ferito, lui): gli pneumatici del tutto inadeguati, in altre parole la cattiva manutenzione del mezzo in servizio. Invece gli è arrivata la sanzione con doppia stangata: lavoro più infimo e retribuzione più misera.
Scrive nell’atto al Giudice del lavoro: «Nonostante le richieste presentate all’azienda (Seta, ndr), non è stato possibile avere i dati richiesti relativi alla manutenzione del mezzo incidentato e tantomeno i dati relativi agli pneumatici dell’autobus». Dal controllo degli pneumatici è invece risultato all’autista che erano obsoleti e di marca diversa, «ricoperti dai quali non era possibile riscontrare le omologazioni di legge». Secondo i i suoi avvocati, poi, il fatto che la sanzione sia stata decisa fuori da una commissione interna prevista dalla legge rende nulla la punizione e i suoi effetti: «Il provvedimento impugnato viene emanato con assoluta carenza di potere da parte del direttore generale», sostiene l’autista. Per questo chiede al giudice di ripristinare inquadramento e retribuzione, saldare le differenze ad oggi e condannare Seta a un «risarcimento per danni biologici ed esistenziali», a fornire la documentazione in vista di una consulenza tecnica del tribunale.
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