Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il flop? Costa non dice chi ha votato...» 

di Evaristo Sparvieri
«Il flop? Costa non dice chi ha votato...» 

Il vicesindaco Sassi replica al segretario Pd che aveva considerato la scissione una causa della bassa affluenza

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Costa? Non ha neanche detto per chi ha votato. Come fa a far rinascere la passione politica un segretario che non si schiera?». E poi: «Il sindaco Vecchi è un renziano? Io penso che a Reggio c’è un centrosinistra aperto, anche se il sindaco è un esponente renziano. Nella nostra città continua ad esistere un centrosinistra plurale. E nelle amministrazioni locali c’è molta più consapevolezza di quanto sta accadendo rispetto a quanta ne abbia lo stesso Renzi. Dietro la sua rappresentazione patinata c’è una realtà molto più complessa». Gli scissionisti se la ridono. E di fronte al calo di voti delle primarie Pd non mancano di provare soddisfazione sotto i baffi. È lo stesso segretario provinciale Pd, Andrea Costa, ad aver chiamato in causa le colpe della scissione fra i motivi all’origine dell’emorragia. Parole che non sono passate inosservate al vicesindaco, Matteo Sassi, ex Sel confluito in Art. 1–Mdp: «Allora non siamo quelle vecchie cariatidi che Renzi vuol fare credere».
Sassi, il calo alle primarie è davvero colpa degli scissionisti?
«Se è colpa nostra, allora bisogna dire che siamo molto più radicati e popolari di quanto dallo stesso Pd vogliano far credere. Abbiamo intercettato e intercetteremo un malcontento. Parliamo di una partecipazione alle primarie dimezzata. Ma mi sembra che dalle parti del Pd sottovalutino il problema, in un clima di ossequio al leader, secondo il quale lo stesso Costa non dice neanche per chi ha votato. C’è un tema di assenza di passione e coraggio che disaffeziona dalla politica di fronte a piccoli calcoli e a scaramucce».
Ma lei ha “calcolato” che il suo sindaco è del Pd ed è anche renziano?
«Sindaci e amministratori locali hanno molta più consapevolezza di quanto sta accadendo rispetto a quanto ne abbia Renzi. Gli stessi renziani locali, se vogliamo usare questa categoria, sono impegnati a lavorare nei territori per la costruzione di un centrosinistra plurale, dove prima ancora delle necessità elettorali vengono quelle politiche. Se Renzi chiude all’idea di un’area vasta di centro sinistra per la futura guida del Paese si prenderà le responsabilità di una sconfitta cocente non solo del Pd. Le primarie del Pd hanno rappresentato un’ulteriore passo verso la definitiva mutazione centrista e conservatrice dell’identità politica e culturale di quel partito. Si è trattato di un “plebiscito esangue”, senza vere passioni. È preoccupante la sottovalutazione di questo fenomeno, specie in terre come la nostra dalla storia sociale e politica lunga e radicata. Ma sono sicuro che questa consapevolezza fra gli amministratori locali è più evidente rispetto all'irresponsabilità delle classi dirigenti del Paese, che unitamente alla fame di potere delle prime linee Pd, condurranno il Paese in mano a movimenti neo-nazionalisti e populisti di Lega Nord e M5s».
Sembra che non ci siano margini per future alleanze...
«La componente sociale più fragile del Paese chiede ascolto, protezione sociale, politiche pubbliche di inclusione. Il Pd risponde con una grande rimozione proprio come accaduto cinque mesi fa dopo il referendum. Ho sperato che Renzi cogliesse all'ultimo il senso del proprio ruolo, ovvero farsi carico di costruire un’alleanza vasta in seno alla società che abbia il principale obiettivo di sconfiggere le destre. Non perde invece occasione di ridurre tutto ad una campagna elettorale, scoraggiando la partecipazione. In questo contesto, non stupisce che gli over 65 rappresentino la base di chi si voleva Rottamatore».
Ma si può ricucire?
«La sinistra ha un compito e due sfide. Il compito è dimostrare come “Sinistra” sia una parola giovane che parla del futuro. La principale sfida è lavorare con i giovani affinché avvertano come proprio il dovere d'una trasformazione sociale profonda. La seconda sfida è quella di dimostrare come sotto la patina trionfante della rappresentazione renziana, la realtà sia più articolata. Lo dimostra il fatto che in tanti Comuni, a partire da città importanti come la nostra, lo spirito di un centrosinistra quale luogo politico aperto e plurale non solo continui ad esistere ma anche a fare cose utili e giuste per tante persone. Le comunità locali, in un clima di mediocre centralismo, possono ancora essere laboratori dove resistere alla normalizzazione che qualcuno vorrebbe».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google