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Un dipendente di Catania: «L’azienda è sempre stata sorda e muta» 

«Buongiorno, sono un dipendente o ex (non so definirmi) dell’Azienda Artoni Trasporti della filiale di Catania».Comincia così la lettera di Giuseppe Pulvirenti, che sta vivendo sulla propria pelle la...

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«Buongiorno, sono un dipendente o ex (non so definirmi) dell’Azienda Artoni Trasporti della filiale di Catania».
Comincia così la lettera di Giuseppe Pulvirenti, che sta vivendo sulla propria pelle la crisi del gruppo reggiani dei trasporti.
«Sono oramai trascorsi quattro mesi senza percepire né denaro né tanto meno rassicurazione per il nostro futuro. La mia filiale, composta da sette dipendenti, è stata lasciata, come del resto tutte le altre, all’abbandono più totale, lasciando nella disperazione le nostre famiglie. Come mai uno stato democratico è completamente assente a un dramma di elevata portata? Non ricordo più nemmeno le date di convocazione, prima al Ministero dello Sviluppo, poi in quello del Lavoro, per parlare, parlare e ancora parlare, sì, ma di cosa? Forse non si rendono conto che la maggior parte di questi dipendenti lasciati nel limbo, sono monoreddito, e non hanno più le forze per sostenere economicamente il proprio nucleo familiare. Il perdurare di questa sciagurata situazione continuerà a generare solo povertà, miseria e disperazione. Non mi resta che ringraziarvi per il supporto morale, e non solo, che in questi mesi avete dato. Un cordiale saluto».

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