«Il punto nascite va chiuso, ecco perché»
L’Ausl convoca una conferenza stampa di medici che vogliono la soppressione delle piccole strutture. Scoppia la polemica
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CASTELNOVO MONTI . Le polemiche sul punto nascite dell’ospedale Sant’Anna tornano a divampare. A scatenare nuove reazioni è stato l’annuncio di una conferenza stampa che si svolgerà questa mattina all’Ausl di via Amendola a Reggio e nel corso della quale interverranno neonatologi, pediatri e ginecologi favorevoli alla chiusura dei punti nascita a bassi volumi di attività.
Una posizione del resto nota da tempo, visto che proprio il famoso limite dei 500 parti all’anno per la sopravvivenza dei punti nascite era stato fissato dalla Conferenza Stato Regioni dietro richiesta di queste associazioni professionali. Ma la conferenza stampa fissata ora, quando finalmente la Regione aveva espresso la volontà di chiedere una deroga per i punti nascita dell’Appennino, e per di più annunciata direttamente dall’Ausl, è stata vista da molti a Castelnovo Monti come un modo per esercitare pressioni sulla giunta regionale.
Va segnalato che conferenze di questo tipo si sono svolte nei mesi scorsi anche nelle altre Regioni in cui i Governatori hanno preso posizione in difesa dei punti nascita periferici, come in Lombardia e in Trentino Alto Adige.
Mercoledì l’assessore regionale Sergio Venturi ha risposto in aula ad un’interrogazione sulla situazione del punto nascite di Borgotaro (la cui situazione è molto simile a quella di Castelnovo) confermando l’intenzione di chiedere comunque le deroghe al Ministero della Sanità: una presa di posizione confortante per i comitati che si battono contro la chiusura.
Intervenendo sul sito castelnovese Redacon, il sindaco Enrico Bini ha polemizzato con gli organizzatori della conferenza stampa: «Noi pensiamo che il problema sia organizzativo – ha scritto il primo cittadino –. Nel nostro ospedale abbiamo la presenza nell’arco delle 24 ore del ginecologo e dell’ostetrica e della rianimazione. Sono scoperte le 12 ore notturne del neonatologo-pediatra. Per essere accreditati basta coprire con la reperibilità queste ore.
Quindi non sarebbe meglio far girare i medici turnando le equipe (proposta che il territorio ha sottoposto alla Regione e intende presentare anche al Ministero, ndr) invece che le pazienti? Visto che la politica ha deciso di chiedere la deroga i tecnici provino a trovare le soluzioni per tenere aperto in sicurezza. Per i costi abbiamo dato la disponibilità come enti locali a concorrere».
Così invece ha commentato il pediatra Carlo Boni: «Conferenza convocata ad hoc, per sostenere idee vecchie che non tengono conto delle nuove organizzazioni sanitarie. Il mondo cambia, ma la politica al solito non se ne accorge».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una posizione del resto nota da tempo, visto che proprio il famoso limite dei 500 parti all’anno per la sopravvivenza dei punti nascite era stato fissato dalla Conferenza Stato Regioni dietro richiesta di queste associazioni professionali. Ma la conferenza stampa fissata ora, quando finalmente la Regione aveva espresso la volontà di chiedere una deroga per i punti nascita dell’Appennino, e per di più annunciata direttamente dall’Ausl, è stata vista da molti a Castelnovo Monti come un modo per esercitare pressioni sulla giunta regionale.
Va segnalato che conferenze di questo tipo si sono svolte nei mesi scorsi anche nelle altre Regioni in cui i Governatori hanno preso posizione in difesa dei punti nascita periferici, come in Lombardia e in Trentino Alto Adige.
Mercoledì l’assessore regionale Sergio Venturi ha risposto in aula ad un’interrogazione sulla situazione del punto nascite di Borgotaro (la cui situazione è molto simile a quella di Castelnovo) confermando l’intenzione di chiedere comunque le deroghe al Ministero della Sanità: una presa di posizione confortante per i comitati che si battono contro la chiusura.
Intervenendo sul sito castelnovese Redacon, il sindaco Enrico Bini ha polemizzato con gli organizzatori della conferenza stampa: «Noi pensiamo che il problema sia organizzativo – ha scritto il primo cittadino –. Nel nostro ospedale abbiamo la presenza nell’arco delle 24 ore del ginecologo e dell’ostetrica e della rianimazione. Sono scoperte le 12 ore notturne del neonatologo-pediatra. Per essere accreditati basta coprire con la reperibilità queste ore.
Quindi non sarebbe meglio far girare i medici turnando le equipe (proposta che il territorio ha sottoposto alla Regione e intende presentare anche al Ministero, ndr) invece che le pazienti? Visto che la politica ha deciso di chiedere la deroga i tecnici provino a trovare le soluzioni per tenere aperto in sicurezza. Per i costi abbiamo dato la disponibilità come enti locali a concorrere».
Così invece ha commentato il pediatra Carlo Boni: «Conferenza convocata ad hoc, per sostenere idee vecchie che non tengono conto delle nuove organizzazioni sanitarie. Il mondo cambia, ma la politica al solito non se ne accorge».
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