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Reggio Emilia, Parmiggiani si scaglia contro la scultura di Pavesi al Core

di Gabriele Farina
Reggio Emilia, Parmiggiani si scaglia contro la scultura di Pavesi al Core

Nel giorno della piena operatività del nuovo padiglione, il critico d’arte recita la parte della voce fuori dal coro

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REGGIO EMILIA. «Una collocazione che sconcerta». Nemmeno il tempo di essere inaugurata e la statua alle spalle del Core ha una stroncatura “d’autore”. È il critico Sandro Parmiggiani a levare gli scudi contro “Anelito”, la scultura bronzea di Mario Pavesi. «A caval donato si guarda in bocca», esclama il curatore di tante mostre a Palazzo Magnani.

Dall’azienda sanitaria giunge un “no comment” alle critiche, si precisa solo di aver ricevuto l’opera in dono e ci si prepara all’evento di oggi alle 12.30. A quell’ora, infatti, un altro critico d’arte (Vittorio Sgarbi) parteciperà all’inaugurazione dell’opera.

Un taglio del nastro che completa il trasloco di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva presso il Core. Il nuovo reparto gestito da Romano Sassatelli sarà operativo da lunedì. I suoi 1.550 metri quadri di spazi potranno essere il quartiere generale di «un reparto di eccellenza, con alle spalle una storia luminosa», come ammette Parmiggiani.

Sul versante artistico pesano giudizi non da poco sui venti quintali dell’opera.

«Quando poco meno di un anno fa furono presentate le tante opere donate al Core da vari artisti reggiani – prosegue il critico – non ci fu alcuna enfasi su alcuna di quelle opere, ma furono tutte presentate, ancorché con differenze anche significative di importanza e rilievo, come un insieme che andava ad abbellire la nuova, pregevole struttura, e che soprattutto mirava ad essere di un qualche ausilio e conforto per chi vi si sarebbe trovato come degente, operatore sanitario o visitatore».

Una preferenza la esprime, però, Parmiggiani. «Fin da allora, all’ingresso del Reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, era stato collocato un grande dipinto – prosegue il curatore – vale a dire un trittico donato da Davide Benati, su richiesta dello stesso primario del reparto; il medesimo artista si era, nel corso del 2016, reso disponibile a collaborare con il personale medico e infermieristico del reparto di Ematologia per realizzare alcune opere che ora adornano quei luoghi di particolare solitudine costituiti dalle camere sterili. Dunque, se un’opera avesse dovuto assumere un qualche rilievo nell’inaugurazione, quella avrebbe dovuto essere il dipinto di Davide Benati».

Il critico sostiene anche che «ogni donazione a un pubblico museo non potrebbe mai assumere il carattere di una latente imposizione né essere il grimaldello utilizzato da un artista che, attraverso l’ingresso nel museo stesso e il conseguente riconoscimento di una validità storica, voglia acquisire uno standing che ancora non gli sia stato diffusamente attribuito». Per Parmiggiani le suggestioni di partenza sono «troppo varie: si va da Auguste Rodin al “Cavallo morente” di Francesco Messina davanti alla sede Rai di viale Mazzini».

Non manca una critica al sindaco. «Poco più di due anni fa, in un incontro con il candidato sindaco Luca Vecchi, gli proposi anche il progetto di dotare le piazze e certi scorci della città di sculture monumentali – prosegue Parmiggiani – coinvolgendo anche forze e sensibilità di privati cittadini, in modo che nel corso di due legislature il volto di Reggio potesse in parte cambiare».

Il risultato, per il critico d’arte reggiano, non si vede. «All’iniziale entusiasmo di Vecchi – analizza il curatore – è seguito un prolungato silenzio; a distanza di oltre due anni, constato che la pubblica amministrazione reggiana non sembra interessata a prendere in considerazione un progetto di questo genere. Il cavallo di Mario Pavesi non rappresenta un’inversione di tendenza né un’operazione di cui menare particolare vanto».
Parmiggiani espone altresì casi che hanno visto il coinvolgimento di Palazzo Magnani.

«Ci fu la concreta possibilità che opere significative restassero a Reggio – sostiene il critico – a condizioni estremamente favorevoli, giacché questo era l’esplicito desiderio dei due artisti . Tuttavia, non se ne fece nulla». Parmiggiani si riferisce ad Arnaldo Pomodoro e Manolo Valdes.

Il curatore sottolinea che i giudizi su un’opera sono soggettivi, legati alla formazione e alla “educazione sentimentale” di chi li esprime». In ogni caso, secondo Parmiggiani, «Reggio ha avuto un glorioso passato, ma sembra che ora fatichi a darsi un presente e a costruirsi un futuro».

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