Franceschini a Reggio Emilia per Fotografia Europea: «Linee per lo sviluppo, dalla digitalizzazione all’arte contemporanea»
L'intervista del direttore, Stefano Scansani, al ministro per i Beni Culturali, oggi in città per presentare la bozza del Progetto nazionale
REGGIO EMILIA. Oggi è a Reggio per inaugurare il festival e presentare il piano di sviluppo strategico per la fotografia. Il ministro della cultura nell’intervista alla Gazzetta spiega perché: «Quello della fotografia è un settore che è stato trascurato dalla politica. Eppure è un linguaggio di una forza straordinaria, al quale le nuove generazioni ricorrono sempre di più».
Ministro Franceschini in che cosa consiste l’appuntamento sugli stati generali della fotografia che presenta a Reggio Emilia?
«La fotografia è un settore che è stato trascurato dalla politica. Il ministero ha tante strutture e istituti che si occupano attivamente di fotografia ma è mancato finora un disegno, un progetto complessivo, che dalla conservazione approdi alla digitalizzazione e all’arte contemporanea. Eppure è un linguaggio di una forza straordinaria, al quale le nuove generazioni ricorrono sempre di più. L’appuntamento di Reggio Emilia servirà per presentare una bozza di linee guida che porteranno, per la prima volta, alla stesura di un piano nazionale di sviluppo strategico».
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Capovolgo la prima domanda: può proporci una fotografia della strategia dei beni culturali oggi in Italia?
«La strategia è quella di scommettere sempre di più in un settore decisivo per il futuro dell’Italia. Una consapevolezza che abbiamo dimostrato con i fatti: dopo una lunga stagione di tagli, il bilancio del Mibact è tornato a crescere e le risorse destinate alla tutela sono aumentate. Ma abbiamo anche aperto al mecenatismo dei privati, con l’introduzione dell’Art Bonus, un credito di imposta al 65 per cento per le donazioni in favore della cultura, una delle agevolazioni fiscali fra le maggiori d’Europa. Per non parlare dei musei, che sono stati il cuore di una autentica rivoluzione gestionale e tariffaria, da semplici uffici delle Soprintendenze sono diventati istituti dotati di autonomia amministrativa e scientifica e nel caso dei più importanti, con direttori selezionati attraverso un bando internazionale».
Dunque lei vede già un cambiamento?
«Si vede già un cambiamento: i visitatori nei musei statali sono aumentati di 6 milioni, arrivando al record assoluto di 44,5 milioni di ingressi nel 2016, con una crescita complessiva degli incassi pari a 45 milioni di euro. Potrei continuare».
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Certo, continui. Quali sono i risultati principali della promozione della cultura nostra all’estero e dove stanno le debolezze, le difficoltà?
«La percezione del nostro Paese all’estero è altissima, siamo noi che dobbiamo averne maggiore consapevolezza. In molte ricerche emerge la grande distanza tra ciò che nel mondo si pensa dell’Italia e ciò che gli italiani pensano di se stessi. Nell’immaginario globale siamo percepiti come il luogo della bellezza, della cultura e della qualità della vita. Quell’insieme unico di patrimonio materiale e immateriale costituito dall’arte, dal cibo, dal design, dalla moda».
Bene l’elenco. Che cosa manca per raggiungere gli obiettivi?
«Se sapremo fare sistema con una strategia unitaria, davanti a noi abbiamo potenzialità enormi. Negli anni Cinquanta l’Italia era la prima meta del turismo internazionale, oggi siamo quinti. Ma all’epoca i viaggiatori internazionali erano soltanto 25 milioni, adesso sono quasi un miliardo e mezzo ed entro alcuni anni saranno il doppio».
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A che punto è il progetto Ducato Estense che connette Ferrara, Modena e Reggio Emilia?
«Il Progetto sta andando avanti. Sono stati stanziati 70 milioni di euro, i cantieri sono in gran parte cominciati. Si sta lavorando alla comunicazione e al brand anche in collaborazione con le Università e con l’Apt. È l'inizio di una grande scommessa: dalla nostra storia, una opportunità per il futuro. Un disegno unitario nella valorizzazione delle più significative e affascinanti testimonianze della plurisecolare vicenda degli Este. Ma deve rappresentare il filo conduttore per far scoprire e riscoprire anche le qualità, i talenti, le tradizioni e le eccellenze dei nostri territori, dall’enogastronomia all'artigianato. Una occasione per promuovere Reggio Emilia, Ferrara e Modena, realtà così differenti eppure profondamente accomunate da legami storici e affinità culturali, da un patrimonio architettonico e artistico di straordinario fascino che rappresenta un pezzo importante della nostra identità».
Stefano Scansani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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