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I 30 anni di Erasmus, un seminario con Cécile Kyenge

I 30 anni di Erasmus, un seminario con Cécile Kyenge

CORREGGIO. Che cosa ha rappresentato il progetto Erasmus, che compie tre deceni di candeline, per la costruzione di un’identità europea? Questo il tema al centro di “30 e lode. I 30 anni del...

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CORREGGIO. Che cosa ha rappresentato il progetto Erasmus, che compie tre deceni di candeline, per la costruzione di un’identità europea? Questo il tema al centro di “30 e lode. I 30 anni del programma europeo Erasmus”, promosso dal Comune di Correggio in collaborazione con la Provincia che si terrà oggi, alle ore 9, nell’Aula Magna Pietro Manodori a Reggio.
La mattinata, moderata da Martino Soragni della Fondazione E35-Europe Direct Emilia, vede, dopo i saluti di Giammaria Manghi, presidente della Provincia, le testimonianze di Ilenia Malavasi, sindaco di Correggio e vicepresidente della Provincia, Maria Sala, dirigente scolastico dell’Istituto Motti e dell’Istituto D’Arzo, Marcella Bursi, professoressa al Liceo Corso di Correggio, e di alcuni studenti che in questi anni hanno partecipato a progetti Erasmus. Previsti gli interventi di Ramon Magi, presidente Eurodesk Italy, e dell’onorevole Cécile Kyenge, prima del “question time” e delle conclusioni previste per le ore 12,30.
L’iniziativa si inserisce tra quelle di “Correggio/Europa”, calendario di appuntamenti che, fino al prossimo 30 maggio, propone riflessioni, incontri e dibattiti sul tema Europa.
«I trent’anni del Progetto Erasmus, che cadono in un periodo di tensioni in seno all’Unione Europea, sono l’occasione per porre una riflessione approfondita su ciò che in questi anni ha caratterizzato quella che abbiamo definito “generazione Erasmus” – afferma il sindaco Malavasi – Partendo proprio dallo scambio che Erasmus ha rappresentato per tanti giovani, è oggi più che mai opportuno riflettere sui diritti e sulle opportunità dell’Ue, senza nascondere le preoccupazioni legate a un futuro che alcuni mettono in discussione sulla base di politiche nazionaliste. Dalle migrazioni al lavoro, occorre che si impari a ragionare su scala europea».
«I circa mille diplomati e laureati che, grazie alla Provincia, in questi dieci anni sono stati coinvolti in progetti all’estero (anche, ma non solo, attraverso Erasmus) rappresentano la risposta migliore alla chiusura – dichiara il presidente della Provincia Giammaria Manghi – Continua a esserci un’Europa dei giovani che non vuole si costruiscano muri che ci separino. Investire e scommettere sui giovani è il miglior modo per renderli protagonisti della ripresa economica e sociale del nostro territorio e per riaffermare la nostra idea di Europa».

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