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Fondazione I Teatri, Vacis saluta Reggio Emilia: “Non ti libererai di me tanto facilmente... Anzi” 

di GABRIELE VACIS
Fondazione I Teatri, Vacis saluta Reggio Emilia: “Non ti libererai di me tanto facilmente... Anzi” 

Il direttore artistico della Fondazione verso la conclusione dell’esperienza presenta il suo ultimo cartellone

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Proponiamo integralmente il discorso che il direttore artistico della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha pronunciato giovedì sera al Valli in occasione della serata dedicata al bilancio d’attività. Gabriele Vacis prossimamente concluderà la sua esperienza reggiana, ma non la sua vicinanza al sistema culturale di Reggio.

Sono a Reggio da quattro anni e mezzo. Quello che ho trovato, quando sono arrivato, era un teatro gestito benissimo, con una tradizione di apertura al mondo e alle idee davvero straordinaria. Si proponevano spettacoli di grande livello.
Quello che ho cercato di fare, quindi, prima di tutto, è stato: mantenere la qualità della proposta. Io non penso che i numeri bastino a raccontare una realtà.
Credo che ci voglia altro, dopo vi dico cos’è questo “altro”. Per il momento dico che i numeri, dalle 135.000 presenze nei tre teatri, alle 570 “alzate di sipario”, al mezzo migliaio di abbonamenti in più, testimoniano che l’obiettivo di mantenere il livello qualitativo l’abbiamo centrato.
Perché altrimenti il pubblico e voi, gli amici dei teatri, non ci avreste seguiti, non sareste aumentati.
Vi do un esempio recente di spettacoli di grande qualità: il concerto di Teodor Currentzis, per la prima e unica volta in Italia. Qualche mese fa i critici hanno indicato i maggiori talenti classici a livello mondiale, tra loro figurano Jan Lisiecki, che noi abbiamo avuto qui al Valli nel 2014, quando non aveva ancora vent’anni e Francesco Filidei di cui abbiamo prodotto il Giordano Bruno, una grande opera.
Il nostro teatro ha coprodotto “Moeder” di Peeping Tom, uno dei migliori gruppi di danza contemporanea e Cristiana Morganti, erede diretta di Pina Baush, con cui abbiamo vinto premi e riconoscimenti di grande prestigio.
E poi voglio ricordare senz’altro la Traviata diretta da Alice Rohrwacher, a cui abbiamo lavorato molto per mettere insieme sette teatri nella produzione.
Oltre all’esito artistico, questa Traviata è stata importante perché indica una via di collaborazione tra i teatri di tradizione, necessaria a valorizzare il nostro straordinario patrimonio operistico. E potrei andare avanti ad enumerare risultati straordinari.
Ma prima vi dicevo che non bastano i numeri a raccontare una realtà. Credo che ci voglia altro.
Adesso vi dico cos’è questo altro. È che ho provato, in questi anni a costruire un ambiente culturale fondato sull’inclusione. Ormai c’è più gente che fa teatro di quanta non vada a vederlo il teatro, in tutte le sue forme.
Quindi lasciatemi dire che uno dei risultati di cui vado più orgoglioso è il coro di voci bianche composto dai bambini di Reggio Emilia che ha cantato nel Brimborium di Mauro Montalbetti.
Una cosa di cui vado orgoglioso è l’orchestra composta da giovani diplomandi o appena diplomati del Peri che suonava nella stessa opera.
Sono orgoglioso del centinaio di ragazzini delle scuole di danza della città che in questi anni hanno lavorato con Virgilio Sieni e che hanno calcato questo prestigiosissimo palcoscenico.
Sono orgoglioso dei ragazzi delle superiori che hanno messo in scena l’Orlando innamorato con Marco Martinelli, dei duecento coristi popolari che hanno cantato Reka, l’opera di Yuval Avital, tra i quali, forse c’era anche qualcuno di voi...
E mi porto il ricordo dei rifugiati protagonisti dello spettacolo del Teatro dell’Orsa e i disabili psichici di Festina Lente e i disabili fisici di Babilonia Teatri con ZeroFavole e Let’s Dance, nel Festival Aperto fianco a fianco con le grandi star del teatro e della danza internazionali e i ragazzi della scuola di Michele Merola che ho visto ieri sera alla Cavallerizza...
L’ho già fatta troppo lunga, ma quello che mi porto di questi anni a Reggio Emilia è un teatro che non esclude ma un teatro che include la città, i cittadini, le persone.
Perché il futuro dell’arte, il futuro della bellezza, oltre alla creazione di forme e l’inclusione.
Il mio impegno di direzione artistica si conclude a dicembre. Ho chiesto al sindaco, se possibile, di anticipare la chiusura perché vorrei dedicarmi ad un progetto che si chiama Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona. L’Istituto sta nascendo come una costola del Teatro Stabile di Torino.
Credevo che la preparazione del progetto si sarebbe protratta nel tempo, invece ha subito un’accelerazione che mi richiede un impegno più urgente: questa è l’unica ragione per cui ho chiesto di lasciare prima del tempo la direzione di Reggio. Devo dire anche che non è che vado via domani...
La mia disponibilità ad affiancare chi mi succederà è totale, come sanno il sindaco, il consiglio d’amministrazione e la direzione generale del teatro, organismi e persone con cui ho lavorato sempre in grande accordo e collaborazione.
Quindi quello che sto facendo è tutto tranne che un discorso d’addio: sono sicuro che tra i Teatri di Reggio Emilia e l’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona, ci saranno grandi occasioni di collaborazione. Proprio perché questa è una realtà viva e straordinariamente accogliente verso il nuovo.
Quindi chiudo guardando al futuro: anticipazioni per la prossima stagione. La stagione d’opera aprirà con Trovatore. L’anno scorso Traviata, l’anno prossimo Trovatore, perché questo abbiamo nel dna: Verdi e le sue opere più grandi.
Poi stiamo lavorando ad un nuovo allestimento del Faust di Charles Gounod, la regia è affidata a Simone Derai, della giovane compagnia Anagoor che ha appena vinto il premio Ubu, il premio della critica e tutto quello che c’era da vincere. Ci hanno presentato qualche giorno fa il progetto e posso assicurarvi che si tratta di un lavoro di sorprendente profondità.
Un’altra delle iniziative importanti di questi anni è stata la presenza di un compositore stabile: Mauro Montalbetti. Montalbetti, dopo “Il sogno di una cosa”, opera sulla strage di Brescia e “Corpi eretici” su Pasolini, presenterà “Hayè, le parole e la notte”, su libretto di Alessandro Leogrande, con la regia di Alina Marazzi: una storia di immigrazione raccontata da un punto di vista nuovo e fortemente tragico: la madre di uno scafista.
Al Festival Aperto, finalmente avremo una danzatrice che desideravo da tempo tornasse a Reggio: Dada Masilo e poi debutterà il nuovo spettacolo con le coreografie di Offesh Shecter e di Cristiana Morganti che evidenzia la collaborazione concreta tra due grandi istituzioni della città: I Teatri e AterBalletto. E infine tornerà a Reggio uno spettacolo che ho fatto anni fa con Lella Costa: Traviata, questa volta con musica e cantanti sul palcoscenico insieme a Lella.
Insomma: chiaro che non vi libererete tanto facilmente di me. Grazie a tutti, di cuore.
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