«La scultura? Una scusa per attaccarmi»
di Roberto Fontanili
Ospite per il taglio del nastro dell’opera di Pavesi, Sgarbi stronca Parmiggiani: «Le sue critiche non hanno alcun senso»
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REGGIO EMILIA . «L’attacco all’opera di Mario Pavesi, che a me pare bella, è senza senso. È solo un pretesto per criticare il sottoscritto e Augusto Tota. Se attacchi una persona famosa, si parla di te. E questo è ciò che ha fatto. Io invece penso che non capisca. Non ha alcun senso fare una classifica e dire che è meglio o peggio l’opera di Pavesi o quella di Davide Benati. Mi aspettavo una critica più politica». Vittorio Sgarbi, il vulcanico critico d’arte chiamato ieri a dar lustro con il suo intervento all’inaugurazione di “Anelito” – la bronzea scultura collocata nel cortile interno del Core e donata all’ospedale – non si è tirato indietro. E, dopo aver letto sulla Gazzetta di Reggio le parole forti rivolte alla scultura di Pavesi da parte del critico d’arte reggiano Sandro Parmiggiani, ha liquidato le polemiche come strumentali, collegandole alla querelle che oppone il Museo e la Fondazione Ligabue del Comune di Gualtieri (con cui collabora Parmiggiani) al Centro Studi Ligabue, seguito da Augusto Agota Tota.
Tra l’altro, ha fatto notare maliziosamente Sgarbi, «Tota è anche colui che segue Pavesi». Per cui, ha ribadito «lo scultore non c’entra nulla, i destinatari delle critiche siamo io e Tota». Poi ha aggiunto una frecciata: «È curioso che un museo che utilizza fondi pubblici esponga opere di privati», lamentando anche il poco riguardo dell’amministrazione comunale gualtierese nei suoi confronti, «nonostante la passata collaborazione» e i suoi tentativi di pacificazione andati a vuoto. Sgarbi, arrivato con un canonico e proverbiale ritardo, è stato accolto – prima ancora che dalle autorità cittadine – anche da Abramo Orlandini (che aveva lavorato con lui in tv in “Sgarbi Quotidiani”), che gli ha fatto dono di due suoi quadri. Poi il critico, prima di impartire ai numerosi presenti una delle sue dotte e interessanti lezioni di storia dell’arte, ha ascoltato le parole di elogio alla scultura di Pavesi nel discorso del prefetto di Reggio, Raffaele Ruberto. Ed è partito proprio dalle dichiarazioni del prefetto, dicendo di condividerle, per aggiungere con ironia: «Allora visto che il prefetto ha fatto il critico, io mi metterò a fare il prefetto e parlerò di sicurezza a Reggio». Dopo aver parlato del suo rapporto con Reggio, che ha detto di conoscere bene – compresi i monumenti e le opere che fanno parte della collezione della banca Credem, alcune delle quali ha portato in giro in alcune mostre – è tornato a parlare del cavallo in bronzo di Pavesi, ribadendo il suo apprezzamento. «L’ho indicato come meritevole di essere inserito in una grande mostra sulla scultura in programma a Milano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra l’altro, ha fatto notare maliziosamente Sgarbi, «Tota è anche colui che segue Pavesi». Per cui, ha ribadito «lo scultore non c’entra nulla, i destinatari delle critiche siamo io e Tota». Poi ha aggiunto una frecciata: «È curioso che un museo che utilizza fondi pubblici esponga opere di privati», lamentando anche il poco riguardo dell’amministrazione comunale gualtierese nei suoi confronti, «nonostante la passata collaborazione» e i suoi tentativi di pacificazione andati a vuoto. Sgarbi, arrivato con un canonico e proverbiale ritardo, è stato accolto – prima ancora che dalle autorità cittadine – anche da Abramo Orlandini (che aveva lavorato con lui in tv in “Sgarbi Quotidiani”), che gli ha fatto dono di due suoi quadri. Poi il critico, prima di impartire ai numerosi presenti una delle sue dotte e interessanti lezioni di storia dell’arte, ha ascoltato le parole di elogio alla scultura di Pavesi nel discorso del prefetto di Reggio, Raffaele Ruberto. Ed è partito proprio dalle dichiarazioni del prefetto, dicendo di condividerle, per aggiungere con ironia: «Allora visto che il prefetto ha fatto il critico, io mi metterò a fare il prefetto e parlerò di sicurezza a Reggio». Dopo aver parlato del suo rapporto con Reggio, che ha detto di conoscere bene – compresi i monumenti e le opere che fanno parte della collezione della banca Credem, alcune delle quali ha portato in giro in alcune mostre – è tornato a parlare del cavallo in bronzo di Pavesi, ribadendo il suo apprezzamento. «L’ho indicato come meritevole di essere inserito in una grande mostra sulla scultura in programma a Milano».
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