Gazzetta di Reggio

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«Alternanza scuola lavoro, che tristezza»  

di Gabriele Farina
«Alternanza scuola lavoro, che tristezza»  

Reggio Emilia, la Rete degli Studenti raccoglie i pareri dei ragazzi: «Dateci più conoscenze, diritti ed esperienze adatte ai nostri percorsi»

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REGGIO EMILIA. Quanto sono consapevoli gli studenti dei nostri licei? Conoscono i percorsi di alternanza scuola-lavoro? Hanno tutti gli strumenti per districarsi nel primo canale d’accesso al mondo del lavoro?
La Rete degli Studenti Medi dell’Emilia Romagna ha posto queste e altre domande a ragazze e ragazzi che frequentano istituti secondari di secondo grado della regione.

Da Parma a Bologna, passando per Reggio e Modena, le risposte sono diverse, ma la richiesta è univoca: servono più informazioni e tutele. Il secondo termine non è casuale: oltre uno studente intervistato su due (54%) denuncia di aver fatto pochi incontri per conoscere i propri diritti all’interno delle aziende.

Quali sono i risultati? Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati “demansionati” ancor prima di cominciare. Ne rappresenta una conferma il punto seguente: quanti di loro hanno preso parte a un percorso di alternanza che non corrisponde agli studi fatti? Il 53,3% del campione ha risposto così alla domanda specifica.

Ma i professori, in tutto ciò, che ruolo ricoprono? Accompagnano gli studenti nel percorso? Li assistono? Quasi un intervistato su due (48,7% del totale) confessa di non aver conosciuto il docente referente. Insomma, se qualcosa fosse andato storto in azienda (come molti hanno segnalato), hanno dovuto iniziare una ricerca all’interno della scuola per scoprire quanto avrebbero dovuto sapere già dall’inizio.

E se qualcosa fosse andato storto durante il periodo in azienda? Mettiamo il caso di un incidente, anche il più banale: cosa avrebbero potuto fare gli studenti? Quasi uno su quattro avrebbe fatto fatica ad avere una rivalsa: il 22,5% di loro non sapeva di aver un’assicurazione.

C’è di peggio, in effetti: il 51,7% degli intervistati ha aggiunto di non aver ricevuto alcun materiale in merito alla sicurezza. Secondo quanto rimarcato dagli studenti, sarebbero venute a mancare in molti casi le informazioni utili per evitare possibili incidenti sul lavoro. Se ciò potrebbe non costituire un problema per chi ha vissuto la propria alternanza in un’agenzia, un caso diverso vale per chi ha di fatto lavorato in aziende metalmeccaniche, tanto per fare un esempio.

Gli studenti si sentono sicuri anche all’interno delle proprie scuole? Un focus speciale è stato fatto a Reggio, sempre nell’ambito della ricerca “Feel All Rights” (“Percepisci tutti i diritti” in inglese).
Sotto la lente della Rete gli studenti degli istituti Ariosto-Spallanzani, Moro, Pascal, Filippo Re, Zanelli e Motti. Cosa è emerso? Innanzitutto, oltre uno studente su tre (35%) dichiara di aver assistito a crolli di pezzi di intonaco o muro all’interno della propria scuola. Per uno su quattro (il 25%) i laboratori non sono sufficienti.

Ci sono anche casi-limite, che chiamano in causa (per esempio) gli impianti di riscaldamento. Il 20% degli studenti, infatti, sottolinea di aver sentito freddo all’interno delle proprie classi. Niente in confronto al 53% delle ragazze e dei ragazzi che sottolinea come i bagni non siano secondo loro in buone condizioni.

Un altro punto della ricerca ha riguardato la mobilità, su cui gli studenti chiedono la rimodulazione dei piani tariffari secondo fasce di reddito.
 

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