albinea
Lezione a cielo aperto a Villa Arnò
Gli studenti del Secchi realizzeranno un arredo esterno nel giardino
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ALBINEA . Alla scoperta della bellissima Villa Arnò grazie al progetto scuola-lavoro. Il 27 aprile gli studenti della terza A dell’istituto tecnico per geometri reggiano Secchi hanno vissuto una giornata particolare: una lezione a cielo aperto nei giardini di Villa Arnò a Caselline di Albinea, uno dei complessi più belli della pedecollina reggiana, un castelletto in stile neogotico al centro di ampi e suggestivi giardini.
Le ragazze e i ragazzi del Secchi hanno preso parte a un laboratorio teorico e pratico inserito nel progetto “Garden design e arredamenti degli spazi esterni”, realizzato nell’ambito dell’alternanza Scuola Lavoro introdotta nel 2015. L’obiettivo è fornire ai geometri di domani competenze concrete sulla loro futura professione, mettendoli di fronte a problemi reali da risolvere. La classe prima ha visitato la villa e ha riprodotto a disegno alcuni degli scorci visti, immaginandoli riprogettati. In tutto il percorso sono stati affiancati da Caroline Salomon, ideatrice dei giardini e anima dell’associazione “Arte in Orto”, che ha sede proprio a Villa Arnò.
La terza A tornerà prossimamente a Caselline per un secondo momento concreto, in cui progetteranno e realizzeranno, sotto la guida di un esperto, un elemento di arredo in legno per esterni. Sarà anche un’occasione per rivedere Caroline Salomon.
«La passione e la competenza acquistata, come lei stessa ci ha rivelato, in massima parte sul campo, hanno fatto sì che la visita al giardino si trasformasse in un viaggio multisensoriale e multidisciplinare che ha spaziato dalla botanica alla storia dei giardini, dalla storia locale alla progettazione, fornendo conoscenze destinate a durare perché apprese a contatto diretto con la realtà», raccontano gli insegnanti del Secchi.
L’esperienza a Caselline è un buon modo per “ritornare a casa” per giovani abituati ad altre realtà. «I ragazzi oggi hanno la possibilità di viaggiare, di conoscere luoghi lontani, sia attraverso i voli low-cost che accorciano le distanze, sia virtualmente con i sistemi digitali ai quali sono abituati», riflette una delle loro docenti. Quello che non conoscono, invece, «sono le realtà a loro vicine, luoghi e spazi che rimangono a testimonianza di una cultura e una tradizione locale che le persone della nostra generazione hanno ancora bene presente. Sta a noi far conoscere a loro ciò di cui non sospettano neppure l’esistenza: frammenti di paesaggio umanizzato in cui la ricchezza botanica si intreccia all’arte e alla storia e dove si possono scoprire cose nuove e interessanti, dal vero e non solo attraverso uno schermo». (adr.ar.)
Le ragazze e i ragazzi del Secchi hanno preso parte a un laboratorio teorico e pratico inserito nel progetto “Garden design e arredamenti degli spazi esterni”, realizzato nell’ambito dell’alternanza Scuola Lavoro introdotta nel 2015. L’obiettivo è fornire ai geometri di domani competenze concrete sulla loro futura professione, mettendoli di fronte a problemi reali da risolvere. La classe prima ha visitato la villa e ha riprodotto a disegno alcuni degli scorci visti, immaginandoli riprogettati. In tutto il percorso sono stati affiancati da Caroline Salomon, ideatrice dei giardini e anima dell’associazione “Arte in Orto”, che ha sede proprio a Villa Arnò.
La terza A tornerà prossimamente a Caselline per un secondo momento concreto, in cui progetteranno e realizzeranno, sotto la guida di un esperto, un elemento di arredo in legno per esterni. Sarà anche un’occasione per rivedere Caroline Salomon.
«La passione e la competenza acquistata, come lei stessa ci ha rivelato, in massima parte sul campo, hanno fatto sì che la visita al giardino si trasformasse in un viaggio multisensoriale e multidisciplinare che ha spaziato dalla botanica alla storia dei giardini, dalla storia locale alla progettazione, fornendo conoscenze destinate a durare perché apprese a contatto diretto con la realtà», raccontano gli insegnanti del Secchi.
L’esperienza a Caselline è un buon modo per “ritornare a casa” per giovani abituati ad altre realtà. «I ragazzi oggi hanno la possibilità di viaggiare, di conoscere luoghi lontani, sia attraverso i voli low-cost che accorciano le distanze, sia virtualmente con i sistemi digitali ai quali sono abituati», riflette una delle loro docenti. Quello che non conoscono, invece, «sono le realtà a loro vicine, luoghi e spazi che rimangono a testimonianza di una cultura e una tradizione locale che le persone della nostra generazione hanno ancora bene presente. Sta a noi far conoscere a loro ciò di cui non sospettano neppure l’esistenza: frammenti di paesaggio umanizzato in cui la ricchezza botanica si intreccia all’arte e alla storia e dove si possono scoprire cose nuove e interessanti, dal vero e non solo attraverso uno schermo». (adr.ar.)
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