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Vanna Iori: «Fare fotocopie non va bene» 

Vanna Iori: «Fare fotocopie non va bene» 

La docente-deputata esorta i presidi e chiede tempo: «Speriamo nel 2020 il sistema sia a regime»

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REGGIO EMILIA . L’alternanza scuola-lavoro non decolla. Come mai? L’abbiamo chiesto a Vanna Iori, parlamentare e docente reggiana.
Perché questo ritardo?
«Il progetto è appena partito, è ovvio che ancora non tutti sappiano cosa sia».
A chi si riferisce?
«Devono essere innanzitutto le scuole a prendere contatto con le aziende. Molte imprese hanno già risposto favorevolmente: a loro fa comodo aver ragazzi formati. Lo scopo dell'alternanza scuola-lavoro è quello di far conoscere il mondo del lavoro ai ragazzi».
Studenti che hanno espresso le loro perplessità.
«La maggior parte dei ragazzi che si diploma oggi esce da scuola senza aver messo piede in ambito lavorativo. Non vi sono soltanto problemi di competenze tecniche, ma anche relazionali: non sanno spesso come ci si rapporta nel mondo del lavoro. I rapporti in azienda non sono gli stessi che si sviluppano a scuola. Gli studenti devono comprendere bene le relazioni; devono capire che c’è una competitività buona, ma che anch’essa ha i suoi limiti... È un mondo molto complesso».
Un mondo che a volte fa far loro fotocopie e basta, a quanto denunciano.
«Fare fotocopie non è vera alternanza scuola-lavoro. Devono apprendere come funziona il mondo del lavoro nei suoi aspetti tecnici, magari ancora non spiegati a scuola. Mi riferisco in particolare al mondo tecnico perché Reggio e Modena sono il regno delle piccole e medie imprese».
A Modena partirà a settembre un tavolo di lavoro con Provveditorato, istituzioni e sindacati. Si può fare di più?
«Ben venga una campagna informativa presso i dirigenti scolastici e presso le aziende: molte non conoscono la possibilità dell’alternanza scuola-lavoro, non offrono alla scuola spazio per i giovani».
I dirigenti scolastici possono fare qualcosa in più?
«Molti non sanno da che parte cominciare: non hanno idea di come contattare le aziende, non sanno quali di esse si trovino nel territorio. Un ruolo importante lo possono svolgere le associazioni di categoria, che a loro volta possono richiedere alle scuole il numero di ragazzi, indicando la possibilità di lanciare un progetto di alternanza».
I presidi devono quindi tornare sui banchi, come stanno già facendo sulle competenze digitali.
«La legge 107 (la “buona scuola”) li chiama a un ruolo diverso da prima. I dirigenti devono mettere in campo competenze mai richieste loro prima, nemmeno quando hanno fatto il concorso. Per loro è una grossa novità e implica fatica».
Quando entrerà a regime il sistema dell’alternanza?
«Vorrei tanto poter dire l’anno prossimo, ma prima che la macchina abbia ingranato e funzioni bisognerà aspettare almeno due o tre anni. Speriamo che già nel 2020 sia tutto a regime».(g.f.)

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